La Politica senza i Politici
il
potere politico corrompe,
possiamo abolire questo? di Aki Orr Introduzione
Oggi,
ovunque nel mondo, la maggior parte
della gente ha perso la fiducia nei politici. Corruzione,
cospirazioni e scandali
politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per
cui
moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori. Molti credono che la
Politica generi
automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere
c’è corruzione”.
Nessuna meraviglia quindi se la maggioranza delle persone
non ha fiducia
non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale. Molti si
rifiutano di votare, non credono più che il voto possa
portare dei cambiamenti
significativi. Non
votare per i propri rappresentanti è
un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo. Spesso
le persone disgustate dalla
doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare
la loro
fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno
poi
traditi anche da questi. Nessuna
meraviglia se taluni pensano che il parlamento va rimpiazzato da un
dittatore. Altri
rifiutano l’ipotesi di
un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si
rassegnano e abbandonano la
Politica ai politici. Ciò
peggiora le
cose, perché in questo modo si lascia che la
società venga gestire da
politicanti preoccupati più del loro potere personale che
degli interessi della
collettività. Questo
opuscolo spiega come gestire la
società senza ricorrere ai rappresentanti, con i cittadini
che votano direttamente
le politiche da attuare invece che votare per eleggere dei politici.
Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti
politici diventano superflui perché il loro lavoro
è quello di decidere per gli
altri. Nessun
sistema politico è in grado di
curare tutti i problemi politici.
Credere che possa esistere una simile cura porta a
pericolose
delusioni. Una simile cura non esiste.
L’abolizione
dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non
tutti. Quando
ogni cittadino può proporre, discutere
e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più
l’autorità di decidere per gli
altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per
loro, il potere
politico è come una droga.
Coloro che
arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale:
Stato, Chiesa, comune, scuola,
famiglia – ne diventeranno dipendenti. Dovrebbero essere
trattati come quei
drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro
droga. Molti
politici bramano per il
potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la
società
faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo. La
DD abolisce il potere politico
proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri. Nessuno
rappresenta gli altri. Ogni
cittadino o cittadina detiene soltanto
un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se
stesso, se
stessa. Se
una politica sbagliata produce dei
risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hanno
votata ne sono responsabili.
Per evitare il ripetersi dei risultati negativi i
cittadini dovranno
scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e
riconsiderare le loro
motivazioni. Questo
li farà cercare in
se stessi – non all’esterno di se stessi –
le cause dei problemi politici, per identificarle e
superarle. La
Democrazia Diretta può perciò essere
descritta così: “Ogni
cittadino possiede in ogni momento l’autorità per
proporre, discutere e
decidere votandola, ogni politica.” Nota
all’edizione italiana: 1.
l’attività generale di
produrre le politiche collettive 2.
la politica collettiva prodotta.
Il
termine è dunque ambiguo e può
generare confusione. L’inglese
evita
ogni ambiguità usando il termine ‘politics’
per indicare l’attività di produrre le politiche
collettive, e i termini ‘policy’
(‘policies’) per indicare
rispettivamente il prodotto (i prodotti)
dell’attività politica stessa.
Volendo
ridurre al minimo questa
ambiguità, nel testo italiano useremo il termine ‘politica’
nell’accezione 1. con l’iniziale maiuscola e sempre
al
singolare, e
nell’accezione 2. con l’iniziale
minuscola e preferibilmente al plurale. Contenuto 1. La Politica 2. Le Decisioni non sono Conclusioni 3. Le Priorità 4. I Politici 5. La Società 6. Lo Stato 8. La Libertà 9. Il Principio di Uguaglianza (Parità) Politica 18. Risposta alle critiche più comuni Breve biografia politica dell’Autore
1.
La
Politica
L’attività della Polis è detta ‘Politica’. ‘Politica’ (politics) è l’attività di decidere le politiche collettive (policies). Le persone che
decidono le politiche sono dette ‘politici’. Le
persone incaricate di far rispettare
le leggi della Polis sono chiamate ‘polizia’. In
Democrazia tutti i cittadini decidono
tutte le politiche, nessuno decide al posto di altri.
I
cittadini desiderano farlo?
Alcuni, no.
Ma altri, SÌ. 1.
Cosa
vogliamo che faccia la società?
(decisione delle
politiche da portare avanti); 2.
In
che modo la società deve portare
avanti queste attività?
(decisioni su come portare a compimento le varie politiche)
2.
Le Decisioni
non
sono Conclusioni
Molta
gente confonde le decisioni con le
conclusioni. Ma le
decisioni non sono
conclusioni. Esistono quattro differenze
concettuali tra una decisione e una
conclusione. 1.
Decidere
significa scegliere
una opzione tra un certo numero di opzioni.
Se esiste solo un'unica opzione non possiamo scegliere e
non abbiamo
nulla da decidere. Scegliere
significa
preferire. Ogni
preferenza è determinata
da una priorità. Ogni decisione è quindi
determinata da una priorità.
Le
conclusioni sono un’altra cosa.
Non possiamo scegliere una conclusione in
linea con le nostre priorità.
Esiste
soltanto una giusta conclusione alla quale dobbiamo arrivare usando i
dati alla
nostra portata, il pensiero logico e il sapere tecnico, non le
priorità. I
dati, il raziocinio e la conoscenza
determinano una sola conclusione giusta, alla quale dobbiamo attenerci
anche se
ne preferiremmo una diversa. 2. Una
conclusione può essere giusta o sbagliata, (2+2=5), mai
buona o cattiva. Una
decisone può essere buona o cattiva,
mai giusta o sbagliata. Non
esistono decisioni sbagliate, ma solo
decisioni cattive, e non esistono conclusioni cattive, ma solo
conclusioni
sbagliate. 3. Coloro
che prendono delle decisioni sono responsabili del risultato che ne
deriva,
perché avrebbero potuto prendere una decisone differente
– avendo priorità
differenti – e quindi ottenere un risultato differente. Coloro invece che arrivano
a una conclusione
non sono responsabili dei suoi risultati.
Non possono arrivare a una conclusione diversa ma
ugualmente
giusta. Sono
responsabili soltanto di
arrivare alla conclusione giusta, non dei suoi risultati. 4.
I
dati determinano le
conclusioni, ma non determinano le decisioni.
Dati identici obbligano persone differenti ad arrivare ad
un’identica
conclusione, ma tali persone possono prendere decisioni differenti
sulla base
di differenti priorità. Per
chiarire ulteriormente la differenza
tra decisone e conclusione proviamo a paragonare la domanda di Amleto “Essere o non essere?”
con il
ragionamento di un medico: “Amputare
o
non amputare?”
Amleto ha due opzioni
e deve decidere quale scegliere. Sapere
e logica non lo possono aiutare, perché non stabiliscono
cosa sia ‘bene’
per lui. Dal suo
lato, il medico deve risolvere il suo
dilemma con l’aiuto del suo sapere medico e del raziocinio
logico, che lo
porteranno alla giusta conclusione medica.
Se questa conclusione dovesse avere conseguenze ‘cattive’, non si
può farne responsabile il medico.
Il medico è responsabile soltanto della
correttezza della sua conclusione diagnostica.
I
dati clinici determinano la conclusione
del medico, ma non la risposta del paziente a quella conclusione. Il
paziente –
non il dottore – decide
come
rispondere alla diagnosi del medico. La
stessa conclusione medica potrà
portare pazienti differenti a prendere decisioni differenti
dovute a differenti priorità.
Alcuni decidono che è meglio morire piuttosto
che vivere una vita da disabili, altri decidono di vivere da disabili
piuttosto
che morire. Quale
di queste decisioni è
quella buona?
Può
la stessa diagnosi portare a due
decisioni opposte, tutte due buone? Possono
due decisioni opposte essere
ugualmente ‘buone’?
Per
quanto possa sembrare sorprendente,
la risposta è: Sì. Il
motivo è semplice: pazienti differenti
hanno priorità differenti, alcuni preferiscono essere
disabili invece di
morire, mentre altri preferiscono la morte alla disabilità. Entrambe le decisioni sono
buone agli occhi
di chi le prende, perché sono determinate da
priorità differenti, non da fatti,
da scienza o da pensiero logico. Persone
differenti hanno priorità differenti, e non esiste una
priorità assoluta che
possa darci una scala di priorità. I
politici ‘decidono’
o ‘concludono’
una politica? In
Politica, la gente vota. Votare
significa scegliere. Chiunque
decida le politiche – Re,
dittatore, presidente, primo ministro, capo oppure normale cittadino - sceglie una opzione tra un numero di
opzioni. Non
è possibile decidere una
conclusione. Il
rispondere alla domanda
“Cosa bisogna fare?”
è sempre una
decisione, mai una conclusione. Le
decisioni sono determinate da
priorità, non da dati, da sapere o da pensiero logico. Gli stessi fatti, lo
stesso sapere e lo
stesso pensiero logico possono portare a decisioni differenti dovute a
priorità
differenti. In
Politica si prendono decisioni, non si
arriva a delle conclusioni. Decidiamo
su
dei temi politici, non arriviamo a delle conclusioni su di questi.
Coloro
che prendono delle decisioni sono
responsabili per le conseguenze che ne seguono, perché
potrebbero aver preso
delle decisioni differenti – basate su priorità
differenti - ed ottenere dei
risultati differenti.
3.
Le
Priorità
Una
priorità è un principio che determina
una preferenza. Senza
priorità non
possiamo scegliere. ‘Decidere’
significa
scegliere una singola opzione tra un certo numero di opzioni diverse. Scegliere significa
preferire. Noi
preferiamo qualcosa secondo le nostre
priorità. Una
priorità determina cosa
noi consideriamo ‘bene’
e per chi è ‘bene’. Prima
della prima Guerra Mondiale, molti
europei credevano che ‘bene’
significasse ‘qualsiasi cosa fa bene
al
Re e al paese’. Negli Stati Uniti alcuni credevano
che ‘quello che fa bene alla General
Motors fa
bene agli Stati Uniti’.
Ma ciò che è
bene per la General Motors, è ‘bene’
anche per la Ford Motor Company? Le
priorità umane sono create da persone,
non dalla Natura, o da Dio, o dalla Storia, o dalla cosiddetta
‘Realtà.’
Le priorità non ci vengono imposte da fuori,
da sopra, o sotto di noi. Se
così fosse,
non ci sarebbero problemi politici.
Tante persone credono che la sopravvivenza sia
l’ultimo concetto
prioritario impostatoci dalla natura.
Amleto lo rifiuta. Se
la sua
priorità fosse la sopravvivenza, il ‘non
essere’ non sarebbe un’opzione e non
potrebbe operare alcuna scelta, perché
deve necessariamente concludere che può solo ‘essere’.
Ma, per Amleto, il
‘non essere’
costituisce un’opzione,
quindi deve decidere, non concludere.
Per Amleto – e per molti altri – la
sopravvivenza non costituisce
l’ultima priorità.
Non esiste un’ultima
priorità. Un’inchiesta
della BBC del 2004 evidenziò
che il 71% dei cittadini U.S. era pronto a ‘morire
per Dio’. La
sottomissione al governo nazista era
da preferire alla lotta contro il Nazismo?
In molti hanno risposto che No.
La
vita in società ci dà la possibilità
di scegliere le nostre priorità individuali. Le
cinque possibili risposte sono: 1.
Bene
per me /la mia famiglia: (priorità
ego-centrica) 2.
Bene
per il mio Re/ Paese/ Nazione/ Tribù:
(priorità etno-centrica) 3.
Bene
per l’umanità:
(priorità
antropo-centrica) 4.
Bene
per Dio: (priorità teo-centrica) 5.
Bene
per tutta la natura: (priorità
bio-centrica)
Non
possiamo avere due priorità
nello stesso momento, perché non possiamo preferire due cose. Possiamo volerle entrambe,
ma se dobbiamo
sceglierne una dobbiamo fare una preferenza secondo una nostra
priorità.
Amleto
decide secondo le proprie
priorità, mentre il medico conclude la sua diagnosi
applicando il pensiero
logico e associandolo ai dati clinici: egli non usa le sue
priorità
personali. Se
Amleto è religioso, la sua
priorità lo farà decidere di ‘essere’,
perché tutte le religioni proibiscono il suicidio; ma se la
sua priorità dice ‘il
bene per me’, ed egli preferisce la
morte al disonore, allora deciderà di ‘non
essere’. Un
medico non può decidere
una conclusione medica. Le
conclusioni
non sono prodotti da scelte ma sono imposte dai dati e dalla logica. I
politici votano. Non
può votare una conclusione, perciò
fare
Politica significa decidere. “Non
chiedere cosa il tuo paese può fare per TE.
Chiedi cosa TU puoi fare per il tuo paese.” Egli chiedeva agli
americani di passare
dall’egocentrismo all’etnocentrismo.
Solo pochi lo hanno fatto.
4.
I
Politici
Nell’antica
Grecia i cittadini che si
occupavano della Polis erano chiamati ‘Polites’. I
‘Polites’ proponevano le politiche.
Oggi, i ‘politici’
decidono le politiche nel nome di
tutti i cittadini mentre sono davvero pochi i cittadini che propongono
delle
politiche. Votare
significa scegliere. Scegliere
significa preferire. Votando
per eleggere i politici noi scegliamo
delle persone che scelgono per noi ciò che deve fare la
nostra società. Scegliamo
altri
per esprimere la nostra preferenza e ci aspettiamo da loro che essi
scelgano
secondo le nostre priorità.
Ci
aspettiamo che essi agiscano soltanto come una mera estensione di noi
stessi. In
realtà sono loro che
impongono le loro priorità su di noi.
Ma
allora, perché scegliere altri
per scegliere in nostro nome? Perché
non possiamo scegliere noi stessi chò
che la nostra società deve fare?
Eleggiamo dei rappresentanti perché indagare le
preferenze di milioni di
cittadini è un processo molto lento e difficile, mentre le
politicche molto
spesso devono essere decise in brevissimo tempo.
Il
modo più facile per decidere le
politiche per un’intera società era autorizzare
una sola persona a decidere per
tutti. Per questo
motivo per lungo tempo
e in quasi tutte le società una sola persona (Capo, Re,
Imperatore) ha deciso
per tutti. Di fatto
la priorità di
questa persona era far diventare l’autorità di
decidere per tutti una proprietà
della sua famiglia. Nel
tempo è successo
che il popolo ha rifiutato questa autorità ed ha eletto dei
rappresentanti che
dovevano decidere le politiche per loro. Se un politico rappresenta
100.000
Cittadini, 500 politici rappresentano 50 milioni di cittadini. Queste 500 persone possono
stare in una sala
di grandezza media – sedute in un Parlamento o
‘congregate’ in un Congresso –
per dibattere e votare con il sistema dell’alzata di mano. I Rappresentanti prendono
quotidianamente
numerose decisioni per coloro che li hanno eletti.
Questo sistema è ancora in uso ai giorni
nostri, perché quella di sapere ciò che la gente
vuole, spiegare le varie
opzioni e i loro possibili risultati, organizzare praticamente il voto
e
contare milioni di voti era – fino a poco tempo fa
– una procedura lunga e
complicata. Oggi
però tutto ciò può essere fatto
tramite la TV, i cellulari, o le carte magnetiche.
Sono
in molti a credere che i politici
attueranno le preferenze di chi li ha eletti. Di norma però
questo non
avviene. I
politici decidono le politiche secondo
le loro priorità, come fa qualsiasi altra persona. Arnold
ha delle priorità, come qualsiasi altra
persona. Nell’anno
1980 Ronald Reagan,
un altro attore di Hollywood, diventò Presidente degli Stati
Uniti. Possedeva
egli una competenza speciale per
diventare Presidente? Assolutamente
no,
a nessun presidente è richiesta competenza specifica per
essere presidente:
fare il presidente è un ruolo, non una professione. Quella non
potrà mai diventare una
professione. Ognuno
può fare il presidente.
Se poi uno sarà un buon
presidente (per chi?)
o un cattivo presidente (per chi?), quel giudizio dipenderà
dalle
priorità di chi
commenterà le sue
decisioni. Un presidente agisce come la giuria in
un
tribunale. I membri
di una giuria non
sono esperti legali. Essi
ascoltano gli
avvocati, i testimoni, il giudice, e poi decidono se
l’imputato è o non è
colpevole. Quando i
testimoni si
contraddicono, i membri della giuria devono decidere a chi credere. Essi lo fanno seguendo le
loro preferenze,
non seguendo la loro conoscenza legale.
Lo
Stato impone le loro decisioni alla
società.
5.
La Società
Margaret
Thatcher, primo
ministro britannico negli anni ‘80,
disse una volta: “Non esiste una
cosa
chiamata società, esistono soltanto individui e
famiglie.” Questo
per giustificare la sua politica di
privatizzazione, la quale prevedeva che le miniere di carbone, i treni,
le
centrali elettriche etc. dovevano funzionare soltanto per dare dei
profitti, e
non al servizio della ‘società’,
che –
secondo lei – era una finzione e
non una realtà. Solo
i soldati di un esercito lo fanno. È
l’osservanza delle leggi che fa
diventare le persone ‘società’. Le varie
società creano delle leggi
differenti, ma è soltanto nel momento in cui un gruppo di
persone accetta le
stesse leggi che si forma una società.
Non tutti osservano tutte le leggi, ma la maggioranza
delle persone
osserva quasi sempre la maggioranza delle leggi.
Alcuni lo fanno per paura di essere puniti,
ma la maggioranza delle persone in quasi tutte le società
osservano quasi tutte
le leggi perché sanno che senza leggi si vivrebbe in una
conflittualità
continua e vivere insieme sarebbe impossibile.
Una moltitudine di persone, ciascuna delle quali segue le
proprie leggi
private, come nelle città di frontiera del
‘Selvaggio West’ nel 19° secolo, non
formano una società. Formano soltanto un mucchio di persone
senza
coesione. Questi
gruppi non hanno
stabilità né vitalità. Vivono in
continua conflittualità, mancano del senso di
comunità e solitamente si frammentano presto.
Gli Indiani americani usano dire che il
‘Selvaggio West’ diventò
selvaggio solo dopo l’arrivo dei bianchi.
Diventò selvaggio perché ogni
immigrante bianco obbediva solo le sue
proprie leggi. Quando
le persone
ubbidiscono solo le loro regole private si combattono in continuazione
e una
vera società non può esistere.
6.
Lo Stato
Organi
dello Stato sono: 1.
il
Parlamento – un gruppo che discute e
decide le leggi e le politiche per l’intera
società; 2.
il
Governo – un comitato che decide come
portare a compimento ogni scelta politica; 3.
i
Tribunali e la Polizia– persone
preparate e organizzate per l’applicazione delle Leggi; 4.
un
Esercito – persone organizzate ed
armate per assalire le altre società o per difendere la loro
società dagli
assalti di altre. Tutti
insieme, questi organi formano ‘lo
Stato’. In
passato si credeva che le leggi
fossero emanate direttamente da Dio.
Le
leggi erano scolpite nella pietra così da essere permanenti
e visibili (in
ebraico per dire ‘fare una legge’
si
dice ‘scolpire nella pietra’.) La storia biblica di Dio
che ha dato i Dieci
Comandamenti a Mosè sul Monte Sinai è un esempio
di come l’uomo crede che le
leggi su cui vive la società vengano da Dio.
Secondo la Bibbia, Mosè ha scolpito i
comandamenti su due tavole di
pietra, ma li ha ricevuti
da Dio. Anche
Maometto era convinto che Dio gli
avesse dettato il Corano. Fino
a quattro secoli fa la risposta era:
‘Il Re’. Molti
cittadini si opposero alle leggi ed
alle le politiche fatte dai Re e decisero di fare le leggi stessi da se
stessi. Nessun Re
lo gradì. Iniziò
un violento conflitto tra Re e
cittadini. Il Re si
appellava alla Legge
e all’Ordine denunciando
i cittadini
come ‘fuorilegge’
e ‘senza legge’. Per ‘Legge ed
Ordine’ il re intendeva la Sua
Legge e il Suo Ordine. I cittadini
volevano una Legge e un Ordine fatti da loro stessi.
Il conflitto tra re e cittadini non era un
conflitto tra la legge ed i senza-legge, o tra l’ordine ed il
disordine. Era un
conflitto tra la legge del Re e la
legge dei cittadini, e tra un ordine del Re e un ordine dei cittadini. Quella volta hanno vinto i
cittadini, ma la
questione “Chi fa le leggi e chi
decide
sull’Ordine da seguire?” resta ancora
aperta. Al
giorno d’oggi la Legge e l’Ordine sono
decisi da pochi rappresentanti, eppure molti cittadini non sono
d’accordo su
molte di queste leggi e su molto di quest’ordine. Oggi possiamo avere un
sistema politico in
cui tutti i cittadini –
non i loro
rappresentanti – decidono quali devono essere le Leggi e
l’ordine. Questo
sistema è la Democrazia Diretta
(DD). Si tratta di
una società governata
da tutti i suoi cittadini. “Il sistema
rappresentativo non è democratico – essi
dicono – quando
coloro che sono rappresentati determinano la legge e l’ordine
da se stessi.”
Ciò
pone una domanda: Cos’è
la Democrazia?
7.
la Democrazia
La
Democrazia è stata inventata circa
2500 anni fa da Clistene nell’antica Atene.
In greco, ‘Demos’
significa ‘le persone di una
comunità’;
‘Kratos’
significa ‘Potere’
o anche ‘Autorità
decisionale’.
‘Demos-kratia’
(Democrazia) significa quindi ‘una
comunità mandata avanti da tutti i suoi membri’. Oggi noi daremmo a questo
sistema il nome di
‘Democrazia Diretta’
perché sono gli
stessi cittadini – non i loro rappresentanti – che
vi decidono tutte le
politiche. Nella
democrazia di Atene
tutti gli uomini adulti e liberi (ma non le donne e gli schiavi)
decidevano
tutte le leggi e le politiche della loro società. Non era però un
sistema referendario in cui i
cittadini sono chiamati a votare le domande e le proposte fatte da
altri. Ogni
cittadino poteva proporre qualsiasi
legge o politica, emendarla o discuterla, e votarla.
Oggi
ammiriamo ancora le piramidi in
Egitto, ma queste non sono qualcosa che noi possiamo usare attualmente. Tutti
i cittadini discutevano e votavano
direttamente tutte le leggi e le politiche di Atene.
Questo
è l’autentico, originario
significato della Demos-kratia di
Atene.
8.
La Libertà
La
maggior parte della gente preferisce
vivere in gruppi come la famiglia, la tribù, la
società, in condizioni di
parziale, anziché totale, libertà.
Comunque, esistono diversi gradi di libertà
parziale. Vivere
sotto governanti eletti concede più
libertà al popolo che vivere sotto governanti non eletti,
perché il popolo
degli elettori può almeno decidere chi deciderà
al suo posto. Ma
chi vive sotto governanti eletti gode
minore libertà di chi vive senza governanti.
Una
Politica senza politici – la
Democrazia Diretta – permette il massimo livello di
libertà in qualsiasi
società. Ogni
società che pratichi la Democrazia
Diretta deve consentire a tutte le minoranze la possibilità
di promuovere le
proprie vedute, per quanto possano essere sgradevoli.
Questo stimolerà il dibattito pubblico sulle
politiche, aumenterà il senso di responsabilità
della gente per la loro società
ed alzerà il livello di qualità della vita di
quella società in generale e di
ogni individuo che ne fa parte. La Democrazia Diretta, incrementando la partecipazione attiva di ciascun cittadino alle decisioni politiche, porterà la gente a superare l’indifferenza, la pigrizia e il sentimento di impotenza della gente nei confronti dei problemi collettivi, scongiurando l’indifferenza della gente per la loro società e così lla noia e la depressione che oggi affliggono così tante persone.
9. Il
Principio di Uguaglianza (Parità) Politica
La
Dichiarazione d’Indipendenza Americana
dichiara: “È nostra
convinzione che tutti
gli uomini nascono uguali.” E
le donne? Sono
‘nate
uguali’ agli uomini? Esistono
forse
due creature nate uguali? Poiché
non esistono due creature nate
uguali, la Dichiarazione d’Indipendenza americana contraddice
la realtà
biologica. Quale
‘uguaglianza’ intendevano gli
autori del testo? Intendevano
uguaglianza biologica? Parità legale?
Parità
economica? Parità politica? Questi
sono tutti contesti diversi. Sembra
che
avessero intendeso la parità legale: vale a dire, che tutte
le leggi si
applicano ugualmente a tutte le persone, a prescindere da origine,
razza, sesso,
fede religiosa, povertà o ricchezza personale, in modo che
nessuno sia sopra la
legge. Nel 1974 la
destituzione del
presidente Nixon a causa del suo coinvolgimento nello scandalo
Watergate ha
dimostrato questa parità: ha provato che neanche il
presidente degli U.S. è al
di sopra della legge. Tanto
vale per l’applicazione uguale
per tutti della legge, ma è altrettanto valido
per quanto riguarda un’uguale autorità nel fare
le leggi? Sono
tutti i cittadini
autorizzati per proporre, discutere e votare ogni legge? Ogni
cittadino deve avere il diritto di
decidere quali leggi la società dovrebbe accettare. Dopo tutto, lo scopo delle
leggi è migliorare
la vita di tutti i cittadini.
Quelli
la cui vita dovrebbe migliorare non dovrebbero forse decidere da se
stessi come
farlo? Apparentemente
invece no,
considerato che in nessuna delle società di oggi i cittadini
sono tutti autorizzati a proporre,
discutere
e votare le leggi e le politiche della loro società. Il Principio
di Parità Politica afferma che anche se non
esistono due esseri umani
biologicamente uguali, tutti devono
avere uguale diritto di votare ogni legge e politica della loro
società. Solo
coloro che possiedono questa uguaglianza
decidono della loro vita in modo autonomo, e sono liberi. Quando
tutti i cittadini possiedono pari
autorità nel fare leggi, possono decidere anche le altre
parità. Il
Principio di Parità Politica deve
essere applicato a tutti i gruppi:
coppia, famiglia,
tribù, nazione, milizia, posto di lavoro, scuola, e infine
alla società
stessa. Questo
principio asserisce
l’uguale diritto di ogni membro di un gruppo di
proporre, discutere e
votare ogni decisone del gruppo stesso.
Alcuni accetteranno questo principio come naturalmente
evidente; altri
preferiranno morire piuttosto che accettarlo.
Costoro si opporranno all’applicazione di questo
principio alla società
– ma ancora di più alla sua applicazione nella
famiglia, nella scuola e
nell’ambito di lavoro. Il
Principio di
Parità Politica abolisce il potere e le posizioni dominanti
in ogni luogo della
società, famiglia, scuola, posto di lavoro, sindacato e
partito politico. È
un principio che mette allo stesso livello
paritario i leader e la massa, i dominatori e i dominati. Nessun leader di partito
politico, sia di
sinistra che di destra, vorrà accettare che tutti i membri
del suo partito
abbiano uguale diritto di proporre, discutere e votare su qualsiasi
linea
politica del loro partito. Molti
sedicenti democratici credono che
il Principio di Parità Politica esasperi
il significato di Democrazia e lo etichettano come
‘populismo’. In
tal modo distorcono il significato
originale di ‘Democrazia’ e lo accantonano come
‘antiquato’ o ‘irrealistico’. È una scommessa
vinta in partenza, quella che
si leveranno campagne isteriche contro il PEP ovunque ne
sorgerà la
domanda. Le
dimensioni e l’intensità di
queste campagne supereranno le ostilità contro il
socialismo, l’anarchia e il
femminismo. I
socialisti si opporrannoal
PEP non meno dei capitalisti, argomentando che il vero punto cruciale
è il
Principio della Parità Economica, non quello della
paità politica. I
socialisti ignorano semplicemente il fatto
che in tutti gli stati basati sulla parità economica
(l’USSR e l’ex blocco degli
Stati dell’Est) solo pochissimi funzionari decidevano tutto
per tutti, e che il
99,99% della cittadinanza non aveva alcun diritto di decidere su
niente:
nemmeno su chi dovesse decidere per loro.
Nessuna meraviglia che questi sistemi siano collassati
senza spargimenti
di sangue: pochissimi dei loro cittadini vi davano supporto. Quei sistemi erano stati
concepiti per
superare l’oppressione e lo sfruttamento causati dalla
disuguaglianza
economica: ma poiché si basavano sulla disuguaglianza
politica hanno prodotto
uno sfruttamento ed un’oppressione ancora maggiori,
perché hanno negato la
libertà politica ai loro cittadini.
La
maggior parte delle persone che sono cresciute nei paesi ex-socialisti
preferiscono la disparità economica del capitalismo alla
disparità politica del
socialismo. Nessuna
meraviglia. Il
collasso dell’USSR è la prova storica
che l’uguaglianza economica è meno importante di
quella politica – e che
certamente non può produrla.
Solo
l’uguaglianza politica può creare ogni altra
parità ed è perciò la più
importante di qualsiasi altra parità.
Gli
oppositori della parità politica
affermano che alla maggior parte dei cittadini mancano le conoscenze
necessarie
a comprendere le leggi che dovrebbero votare, i benefici che dovrebbero
portare
o gli svantaggi. Ma
la stessa critica si
applica alla maggior parte dei politici che oggi votano le leggi. Per la maggior parte, essi
non sono esperti
legali, eppure votano leggi e politiche nuove.
Essi ascoltano gli esperti che spiegano loro le
conseguenze delle
politiche proposte, e poi fanno come tutti i giurati di un tribunale:
scelgono
l’opzione che meglio si adatta alle loro personali
priorità. Qualsiasi
cittadino potrebbe fare lo
stesso. I cittadini
possono ascoltare
alla radio o alla TV le commissioni di esperti che spiegano una nuova legge o politica, e
poi possono
votarla. Se una
legge o una politica
produrrà dei risultati negativi imprevisti, i cittadini
potranno sempre
revocarla. I membri
di tutte le commissioni
di esperti devono essere scelti
tramite sorteggio, e devono essere
sostituiti regolarmente.
10.
I
partiti politici
Un
grosso partito ha bisogno di persone
che lavorano negli uffici, che pubblicizzano il punto di vista che tale
partito
vuol promuovere, che organizzano incontri, che raccolgono fondi, che
creano
nuovi sottogruppi e che comunicano regolarmente con tutti i suoi membri. Per fare tutto questo il
partito deve
assumere degli impiegati a tempo pieno, conosciuti con appellativi
diversi:
funzionari, segretari, burocrati, nomenclatura.
Il nome non ha importanza, quello che conta è
che queste persone si
guadagnano da vivere facendo funzionare i partiti politici e
controllano il
loro funzionamento. Essi
decidono cosa
fare e sanno come farlo, e influiscono sulle nomine dei vari posti
vacanti nel
partito. Molti di
loro si preoccupano
più del loro posto di lavoro nel partito che delle politiche
del partito. Ogni
partito segue le proprie politiche,
ma di queste possono esisterne versioni differenti.
Nella maggioranza dei partiti esistono
diversi sottogruppi che caldeggiano diverse versioni delle politiche di
quel
partito. Un partito
politico nel momento
in cui ottiene la maggioranza nelle elezioni nazionali –
nelle quali molti
degli elettori possono non essersi presi la briga di votare –
inizia a guidare
lo Stato. Il capo
del partito diventa
Presidente o Primo Ministro, e i dirigenti del partito occupano i posti
dei
singoli dipartimenti governativi.
Il governo
viene quindi formato da quel partito, ed i suoi dirigenti usano gli
incarichi
governativi per implementare le politiche del loro partito. Questo è il
modo in cui gli Stati cosiddetti
‘democratici’ funzionano al giorno d’oggi.
Di fatto ciò contraddice il principio base
della democrazia, quello che
autorizza tutti i cittadini a
partecipare alla decisione di tutte le leggi e di tutte le politiche. Ciò contraddice
inoltre il principio
democratico delle nomine solo per
sorteggio. Il
governo dei partiti non è
democrazia. Nella
‘Demos-kratia’ i
cittadini votano direttamente per le politiche, non per i partiti
politici. Quella
che al giorno d’oggi
viene chiamata ‘Democrazia’ di fatto non
è democrazia, ma ‘governo dei
rappresentanti’. In
una vera democrazia
i leader di un partito deciderebbero solo le politiche del loro partito
e non
quelle dell’intera collettività.
I
partiti possono proporre una politica ai cittadini, ma non deciderla al
loro
posto. Dopo
la Seconda Guerra Mondiale i partiti
politici si sono tutti deteriorati nel modo seguente:
1.
I
burocrati di partito si sono appropriati della
gestione
del partito, sottraendola agli ideologi.
2.
I
partiti hanno iniziato a cercare il potere per
il proprio
beneficio, non più per il beneficio della società. Oggi,
nella maggior parte dei paesi, i
burocrati di partito governano gli stati (e i partiti) non per il
tornaconto di
tutti i cittadini, ma
per il loro
proprio tornaconto,
in quello che
Bruno Rizzi negli anni ’30 ha denunciato come “Corporativismo burocratico”. Troppa
gente è arrivata a credere che
questo sia ‘normale’.
11.
La Democrazia Diretta
Il
termine ‘Politica’
prevede essenzialmente due punti: 1.
Decidere
cosa deve fare
l’intera società 2.
Mettere
in pratica queste decisioni. Nella
Democrazia Diretta ogni cittadino
ha il diritto di partecipare al primo punto, proporre cioè
una politica,
discuterla e votarla. Le
discussioni
pubbliche sulle politiche sono il cuore della Democrazia Diretta. Il
canale TV mostrerà gli elenchi di
tutte le politiche proposte e la tavola rotonda discuterà i
vantaggi e gli
svantaggi di ciascuna di esse. Gli
spettatori potranno telefonare in ogni momento della trasmissione per
fare
domande, criticare e suggerire delle idee nuove.
Ad ogni proposta sarà assegnato un tempo di
discussione (fissato per costituzione).
I
pubblici dibattiti sulle politiche,
fatti da milioni di persone, oggi sono diventati possibili. Ovviamente, quando la ‘politica senza i politici’
sarà operativa, i cittadini saranno
chiamati a progettare ed adottare una Costituzione che regolamenti ogni
procedura. Emergeranno
delle
problematiche impreviste, ma “dove
c’è la
volontà c’è anche una via”,
specialmente con l’aiuto di TV, cellulari,
carte magnetiche, schermi sensibili al tatto e Internet. Quando
una politica sarà stata decisa,
dovrà esser nominato un gruppo di esperti per farla
applicare. I membri
di questo gruppo di esperti dovranno
essere scelti per sorteggio da un elenco di tutti coloro che hanno
pratica dei
problemi specifici relativi alla politica in questione.
Questi esperti saranno sostituiti ad
intervalli regolari. Le
lamentele circa
l’inefficienza o la corruzione dei componenti la tavola
rotonda saranno
immediatamente investigate. Le
eventuali
conseguenti punizioni saranno rese pubbliche.
12.
DD nel posto di lavoro
L’uso
della TV per svolgere i dibattiti
pubblici pone la domanda: “Chi decide cosa
far vedere alla TV?” Infatti
le persone che decidono
questo potrebbero manipolare la discussione e il voto.
Quindi
si pone un’altra domanda: “Chi decide le
politiche da adottare in ogni posto di lavoro - non solo in quello
della TV?” La
risposta DD è chiara: a meno che una
maggioranza di cittadini abbia deciso altrimenti, le politiche che
riguardano
ogni posto di lavoro devono essere decise da tutti i dipendenti che vi
lavorano. Ciò
riguarda un punto cruciale
della moderna economia: ‘Privatizzare oppure nazionalizzare? Vedremo che il punto
cruciale non è la
privatizzazione o la nazionalizzazione delle diverse
attività dell’economia, ma
la loro Democratizzazione. Ogni
dipendente deve avere il diritto di
proporre, dibattere e votare per ogni politica che riguardi il suo
lavoro. Alcuni
dicono che applicare la Democrazia
Diretta nell’ambito di lavoro è impossibile.
Ma se si vuole applicarla, giova ricordare che “dove c’è una
volontà, c’è una via”. Infatti, se tutti i
dipendenti decidono tutte
le politiche, il consiglio di amministrazione ed i sindacati diventano
superflui. I costi
di produzione
diminuiranno sensibilmente e gran parte della conflittualità
lavorativa sarà
risolta perché i lavoratori non agiranno contro
le loro proprie decisioni. La
DD dei
lavoratori sul loro posto di lavoro eliminerà la
frustrazione e la sofferenza
di quei dipendenti che oggi non possono decidere niente che riguardi il
loro
lavoro, e però si oppongono ad alcune decisioni del
consiglio di
amministrazione e dei sindacati. I
tentativi di introdurre la DD sul
lavoro incontrerà una forte resistenza di amministratori,
sindacati e partiti
politici. Chi si
trova a dover
affrontare queste resistenze dovrà decidere come rispondere. Oggi è
sufficiente presentare la DD sul posto
di lavoro come un’alternativa ai presenti metodi di
produzione che comportano
costanti conflitti e frustrazioni.
Nelle
aziende lavorative minori le
riunioni dei dipendenti possono aver luogo in una sala dove discutere e
decidere le politiche aziendali per alzata di mano.
Nelle aziende maggiori, centinaia o anche
migliaia di dipendenti potranno discutere e votare usando una TV a
circuito
chiuso, oppure in video-conferenza, o con altri metodi elettronici di
comunicazione. Tutti
i dipendenti
dovranno discutere queste procedure senza interferenze
dall’esterno, e verrà
adottata la procedura decisa dalla maggioranza. L’introduzione
della DD al posto di
lavoro incontrerà molte problematiche, ma i problemi tecnici
potranno essere
risolti con l’ausilio della tecnologia moderna.
Se i cittadini riusciranno a incanalare il rancore nella
tolleranza e la
rabbia nell’umorismo, la DD potrà essere messa in
pratica pacificamente, senza
alcun tipo di violenza.
13.
DD
nell’Educazione
Nelle
scuole di oggi, la maggior parte
degli studenti non possono influenzare i contenuti e i modi
dell’insegnamento.
Questo genera perciò noia, frustrazione e apprendimento
meccanico. L’insegnamento
dovrebbe invece ispirare
curiosità e creatività. Non è
necessario imbottirsi il cervello con dati quando
si può accedere a Internet in ogni momento.
I metodi d’insegnamento odierni condizionano lo
studente ad accettare
quello che gli si insegna invece di stimolare la loro critica e
creatività. La
Democrazia Diretta nell’educazione si
basa su riunioni tra insegnanti e studenti per decidere insieme i
contenuti ed
i modi dell’insegnamento.
L’educazione
subirà un enorme cambiamento positivo quando
l’insegnamento sarà deciso in
queste riunioni. Gli
studenti potranno
esporre i loro problemi e discutere come risolverli.
I docenti ascolteranno critiche e
suggerimenti utili a migliorare il loro insegnamento.
L’intero rapporto tra insegnanti e studenti
ne verrà trasformato. Quello
che oggi si dice educazione è un
flusso di informazioni a senso unico, dall’insegnante allo
studente. La
relazione interattiva tra insegnante e
studente oggi ha acquistato un’importanza nuova.
L’insegnante non deve
necessariamente fare quello che può fare il computer
– trasmettere del sapere
accumulato. Oggi
l’insegnante può invece
dedicarsi ad aiutare gli studenti a sviluppare il loro pensiero critico
e
creativo. Il
rapporto
insegnante-studente dev’essere profondamente democratizzato. I monologhi a senso unico
degli insegnanti
devono essere sostituiti da dialoghi interattivi tra studenti e
docenti. L’educazione
dei più piccoli richiede una
guida da parte degli educatori. Nella
Democrazia Diretta questa guida mira a sviluppare l’autonomia
del bambino, a
sollecitare la sua curiosità e creatività, ad
insegnargli il rispetto per
l’autonomia dell’altro, invece che
l’ubbidienza e la docilità. Sarà
compito di insegnati e studenti
introdurre la Democrazia Diretta nelle scuole. Come per
l’inserimento della DD
nell’ambito del lavoro, anche le procedure per inserire la DD
nell’ambito
dell’Educazione dovranno essere decise nelle riunioni tra
insegnati e studenti
e non dall’esterno. Una
volta applicata
la DD in ambito educativo, le procedure d’insegnamento che
dovessero produrre
dei risultati indesiderati potranno sempre esser cambiate: questo fa
parte del
processo dell’apprendimento.
14.
DD
nella Famiglia
La
gran parte delle famiglie nel mondo
vede sempre uno dei due genitori in posizione dominante. Tradizioni
e religione concorrono a sostenere
questo schema famigliare e sociale di dominio, facendone un modello.
Molte donne, condizionate da tradizione e religione,
accettano e
giustificano questo modello di organizzazione interpersonale. Tuttavia sino a che le
donne non saranno
libere, nemmeno gli uomini lo possono essere, poiché sono
dominati dalla loro
ossessione per il ‘dominio’.
Il
‘modello
del dominio’ condiziona i suoi aderenti rendendoli
o dominati o
dominanti. Molti
cercano di passare
dalla posizione del dominato a quella del dominante.
Il modello del dominio però rimane
intatto. La
battaglia contro questo
modello di organizzazione familgitare e sociale non va rivolta contro
le
persone, ma contro il dominio. Se le donne da dominate diventano
dominanti esse
hanno invertito soltanto i ruoli, ma mantenuto intatto il modello del
dominio. Alcuni
individui diventano dipendenti da
questo modello, sia come dominanti che come dominati.
Il dominio degli adulti sui bambini – a casa,
all’asilo, a scuola, in collegio – fa parte di
questo stesso modello. Il
modello relazionale basato sul dominio
crea un carattere servile nei bambini, che una volta divenuti adulti
ripeteranno l’identico modello che hanno subito ed imparato
sin dalla prima
infanzia, cercando a loro volta di dominare altre persone, oltre che i
propri
figli. Gli
individui così condizionati
cercheranno sempre qualcun altro da dominare.
In
questo modo il modello del dominio
perpetua il proprio modello nelle famiglie e nella società,
sino all’estremo
del fondamentalismo. Le
famiglie
organizzate secondo questo modello condizionano i loro bambini a
diventare
cittadini che accettano acriticamente i capi, gli esperti, i funzionari
di
sindacati, i preti, i rappresentanti politici e lo Stato. Soltanto
interrompendo il modello del
dominio si potrà rompere questo circolo vizioso. Oggi possiamo sostituire
il modello del
dominio con un modello di autonomia coltivando
l’indipendenza, non il servilismo
di TUTTI i membri della famiglia. (Approfondimenti
su questo specifico
punto a http://educazionedialettica.it
) La
Democrazia Diretta abolisce il
‘Principio del Dominio’ inserendo al suo posto un
Principio di Autonomia: nella
Politica, nel lavoro, nell’educazione scolastica ed in quella
famigliare. ‘Auto’
significa ‘di se stesso’;
‘Nomos’
significa ‘norma’. ‘Auto-nomia’
significa vivere secondo le proprie norme.
Secondo il Principio di Autonomia ciascuno governa
soltanto se stesso, e
lo fa rispettando l’autonomia degli altri.
All’interno della famiglia questo significa che
i genitori rispettano –
e coltivano – l’autonomia reciproca e quella dei
loro figli. Questo
non vuol dire che i figli siano
lasciati fare tutto ciò che vogliono. essere lasciati a se
stessi.
15.
Regole basilari
della DD
Perché
assicurarci che la DD una volta
instaurata continui a funzionare, è necessario stabilire
alcune regole basilari
di condotta. Queste
regole sono la
Costituzione della DD.
Anche
queste regole potranno essere cambiate in ogni momento, ma questi
cambiamenti
richiedono una larga maggioranza (diciamo l’80% della
cittadinanza) per evitare
che la Costituzione sia modificata per futili motivi e garantirle
così una
certa longevità. Solo
i cittadini che
già vivono nella DD devono decidere i dettagli di questa
costituzione – ma
anche i promodori dell’avvento della DD possono suggerire
già oggi alcuni
principi di ordine generale da considerare. La
DD deve educare i propri giovani ad
accettare l’antropocentrismo come loro priorità,
dal momento che le priorità
ego/etno/teo-centriche creerebbero continue tensioni nella
società DD sino al
punto di distruggerla. 1.
Deve
essere garantito e protetto contro qualsiasi sopraffazione da parte
della
maggioranza il diritto di ogni minoranza (politica /etnica /sessuale
/religiosa
o altro) di esprimere e promuovere della propria opinione –
incluse le opinioni
anti-DD, anche se queste possano risultare opposte o ripugnanti alla
maggioranza. 2.
Ogni
minoranza deve avere il diritto di veto contro proposte specifiche,
purché
proponga contextualmente una politica alternativa a quella vietata. Tutti
i cittadini decideranno a quali le
proposte specifiche sarà applicabile il diritto di veto. 3.
Una
minoranza può essere esonerata dal seguire determinate
decisioni che si
applicheranno solo a coloro che le hanno votate..
Tutti
i cittadini decideranno a quali
decisioni sarà possibile applicare questo esonero. 4.
La
costituzione deve specificare quali decisioni richiedono un voto a
maggioranza
semplice dei votanti, e quali richiedono la maggioranza di tutti gli
aventi
diritto al voto (inclusi coloro che non hanno votato).
Alcune
decisioni possono richiedere la
maggioranza qualificata del 60% e oltre di tutti i cittadini. 5.
Se
l’1% della popolazione propone il dibattito e il voto su una
particolare
decisione, tale decisione sarà discussa e sottoposta al voto
di tutti i
cittadini. La
costituzione DD deve proteggere ogni
minoranza dall’essere sopraffatta dalla maggioranza. Le minoranze devono
seguire le decisioni
prese dalla maggioranza, ma devono essere protette contro un possibile
abuso di
questa regola. Quelli
che sono in
maggioranza devono considerare come loro stessi risponderebbero se si
trovassero in minoranza, e fare del loro meglio per ridurre al minimo
l’eventuale disagio di chi appartiene alla minoranza. Lo spirito della DD sta
nel rispetto per
l’autonomia degli altri, inclusa quella delle minoranze. Le maggioranze possono
sbagliare e devono
aver cura di non creare situazioni in cui una decisione errata potrebbe
causare
danni irreparabili. Un
atteggiamento critico verso le proprie
decisioni è sempre preferibile all’eccessiva
fiducia.
16.
Come funziona la DD?
La
proposta che otterrà la maggioranza
semplice dei voti alla terza tornata, diventerà una politica
esecutiva – se non
è una di quelle che richiedono una maggioranza qualificata. Ogni
cittadino dispone di un voto. Votare
al posto di un’altra persona è un
reato; altrettanto lo è anche offrire o ricevere favori per
un voto. Votare
non è un dovere, ma un
diritto. In ogni
caso, una politica
approvata diventa vincolante per tutti, anche per coloro che non hanno
partecipato alla sua votazione – eccetto in casi particolari
previsti dalla
Costituzione. I
cittadini possono telefonare a qualsiasi
canale in qualsiasi momento per fare proposte o commentare, o porre
delle
domande al comitato degli esperti.
Questi ultimi risponderanno e potranno suggerire delle
soluzioni per le
varie problematiche, ma non potranno votare le proposte messe in
discussione. Ogni
cittadino ha il diritto di proporre
qualsiasi politica, di votare qualsiasi politica e di criticare
qualsiasi
politica. Tutti
i cittadini decideranno quali
politiche richiedono l’approvazione della maggioranza
semplice dei votanti; quali
invece richiedono la maggioranza di tutti gli aventi diritto al voto; e
quali
infine una maggioranza qualificata superiore al 50%
dell’intero elettorato. Una
volta che una politica sia stata
approvata, verrà insediato un Comitato esecutivo estratto
per sorteggio da una
lista di persone aventi l’esperienza e le conoscenze
necessarie in quello
specifico settore, per rendere esecutiva tale politica. I
membri del comitato esecutivo ne
faranno parte per un anno, dopo di che saranno sostituiti da nuovi
membri
scelti anch’essi per sorteggio. Tutti
i cittadini decideranno su quali
decisioni politiche la minoranza potrà esercitare il diritto
di veto. Tutti
i cittadini decideranno quali politiche
saranno vincolanti solo per coloro che avranno votato la relativa
proposta e
non per coloro che avranno espresso un voto contrario.
Le
norme DD verranno applicate nei vari
settori del lavoro, dell’educazione, e alla famiglia.
Comunque, le persone al
lavoro, gli studenti e il corpo docenti di un’istituzione
educativa possono
rinunciare temporaneamente al loro diritto di decidere tutte le
politiche, e
incaricare dei delegati se li ritengono adatti –
purché conservino il loro
diritto di tornare alle regole della democrazia diretta in qualsiasi
momento. Tutti
i cittadini elaboreranno
una Costituzione interna che
fissi le regole DD valide per quella società o per quel
gruppo. Per cambiare
una di queste regole è richiesta una maggioranza qualificata
dell’80% dei
votanti. Ogni
decisione può essere sottoposta a
nuova discussione e votazione dopo un anno.
17.
Problemi
della DD
La
Democrazia Diretta, come tutti i
sistemi decisionali, deve affrontare due tipi di problemi: 1.
problemi tecnici; e 2.
problemi inerenti al sistema stesso. I
problemi tecnici possono venire
eliminati, ma i problemi inerenti sono come lo scheletro in un corpo
– possono
essere trattati, ma non eliminati del tutto.
Potranno ripresentarsi, forse in una nuova forma, e
dovranno essere
nuovamente affrontati e trattati in modi nuovi. I
problemi tecnici della DD derivano dal
diritto di tutti i cittadini di proporre, discutere e decidere ogni
legge e
politica. La tecnologia della comunicazione elettronica offre i mezzi
per
farlo, ma dovranno essere sviluppate delle procedure specifiche per
proteggere
l’elettorato da ogni abuso di questo diritto.
Ci saranno degli appositi comitati per decidere queste
procedure, ma
dovranno essere insediati per sorteggio e restare in carica per un solo
anno. I
problemi inerenti della DD derivano da
due fattori: 1.
Non
ci può essere una garanza che il risultato di una decisione
sarà ‘buono’. 2.
I
conflitti tra le maggioranze generali e le maggioranze locali sono
inevitabili.
Qualsiasi
decisione può produrre effetti
indesiderati – anche disastrosi –
del
tutto inattesi da chi l’ha sostenuta.
Questo può succedere a papi, dittatori,
rappresentanti eletti, padri,
madri, a noi stessi - e alle maggioranze – ovunque. È poco
probabile che un papa, un dittatore,
un presidente, un segretario generale oppure un gruppo di
rappresentanti eletti
voglia revocare la propria decisione.
Tutti costoro rifiutano di ammettere i propri errori,
perché ciò
metterebbe in discussione il loro ruolo di responsabilità
decisionale e la loro
stessa autorità. I
conflitti tra maggioranze locali e
maggioranze generali sono inevitabili.
Il modo migliore per risolverli è
l’accordo anticipato su quale tipo di
politiche dovrà essere deciso dalla maggioranza generale di tutti i cittadini, e
quale invece dalla
maggioranza locale dei diretti interessati.
Anche
se la maggioranza generale può
imporre le sue decisioni con la forza, ciò non è
opportuno perché può motivare
le maggioranze locali ad usare pure la forza. Ciò porterebbe
ad allargare un un
conflitto armato che verrebbe eventualmente concluso con un compromesso. Per prevenire questi
conflitti è meglio
arrivare subito un compromesso, che non piacerà ad entrambe
le parti ma che
entrambe le parti accetteranno come ‘il male
minore’. Dal
momento che il compromesso viene
accettato da entrambe le parti, nessuna chiara vittoria di una delle
due parti
può motivare l’altra a continuare la sua
resistenza. La
DD riduce il danno causato dai
demagoghi. In ogni
sistema politico i
demagoghi possono influenzare il popolo a prendere decisioni che
possono
produrre disastri, ma solo nella DD questo si può rimediare
immediatamente. Solo
nella DD le decisioni disastrose si
possono revocare immediatamente. La
Democrazia Diretta non è una cura
miracolosa per tutti i problemi della società: una simile cura non
esiste. Chiunque
predica una simile cura vende
illusioni. La DD
abolisce lo strapotere
dei politici e risolve molti problemi politici in modo più
veloce di altri
sistemi di governo, perché in DD chi ha preso una decisione
sbagliata non può
evadere la responsabilità della stessa. Negli altri sistemi
politici chi decide
può sempre evadere la propria responsabilità di
decisioni che hanno prodotto
effetti indesiderati scaricando tale responsabilità su
altri. L’evasione di
responsabilità è come un velo che nasconde agli
occhi della maggior parte dei
cittadini le cause e gli autori delle decisioni sbagliate. In
DD i cittadini che hanno preso una
decisione che ha prodotto risultati indesiderati non hanno altri da
incolpare. Questo
li obbliga a
verificare le motivazioni delle loro decisioni e ad affrontarle,
rompendo così
il circolo vizioso dove le medesime cause producono ripetutamente i
medesimi
risultati indesiderati . La
sostituzione del Sistema
Rappresentativo con la Democrazia Diretta è la logica
evoluzione del processo
storico che ha sostituito le monarchie con i parlamenti. Sono entrambi fasi che
aumentano la libertà
del cittadino permettendogli una vita scandita dalle proprie decisioni.
La DD
aumenta la capacità del cittadino di capire i problemi della
società. La
causa dei problemi sociali non è la
Natura, Dio o la Storia, ma sono gli esseri umani vivendo insieme come
gruppo. Fino a che
i cittadini non
scopriranno in se stessi l’origine dei propri problemi
politici, dovranno
affrontare ripetutamente i medesimi problemi senza mai essere capaci di
superarli. Quando
sono tutti i cittadini che
decidono tutte le politiche, nessun altro può venir
incolpato dei risultati
indesiderati delle loro decisioni.
Coloro che hanno preso la decisione sono responsabili dei
suoi risultati, e
se questa ha prodotto disastri,
devono cercare dove e perché hanno sbagliato.
Nessun rappresentante politico, dittatore, papa, re, o
segretario
generale si comporta così, perché così
metterebbe a repentaglio la propria
credibilità e il proprio ruolo decisionale.
Solo nella DD – dove quello di decidere le
politiche non è un ruolo
temporaneo ma un diritto permanente di ogni cittadino – i
cittadini possono
ammettere i loro eventuali errori decisionali senza temere di perdere
il loro
diritto di partecipare alle decisioni politiche.
I
cittadini che “hanno fatto un errore”
non perdono per questo il loro diritto di
voto, e possono riconsiderare i motivi per cui hanno preso una
decisione
errata. In questo
modo essi possono
superare le proprie limitazioni e sviluppare nuove capacità
e sensibilità. Spesso
una minoranza le cui proposte sono
state respinte dalla maggioranza dimostra a posteriori che aveva
ragione,
mentre la maggioranza mostra a posteriori che aveva torto. Spesso le maggioranze
sbagliano e producono
disastri. Questo
è successo nella Germania
Nazista nel 1933, quando nel Reichstag (il parlamento tedesco) i membri
del
partito nazista, forti del 44% dei suffragi ottenuti nelle elezioni di
Marzo,
usarono pressioni per convincere i parlamentari degli altri partiti ad
approvare una loro proposta di legge che di fatto aboliva tutti i
partiti
tranne quello Nazista. Questo
diede ai
Nazisti mano libera per portare avanti le loro politiche assassine. Che
la gente impari dai propri errori
oppure no, è un’altra questione, ma la DD
– più di ogni altro sistema
decisionale – motiva le persone ad imparare dai propri errori. I re, i presidenti, i capi
di partito, i
dittatori, i rappresentanti politici, tutti cercano di nascondere le
cause
delle loro eventuali decisioni disastrose per evitare di perdere potere
ed
essere rimpiazzati da altri. Chi
decide
nella DD è però la maggioranza dei cittadini
– e questa non può venir
rimpiazzata. Solo
le motivazioni che
hanno indotto la maggioranza a prendere una decisione disastrosa
possono venir
rimpiazzate per evitare ulteriori errori. Al
giorno d’oggi, nel sistema politico
RR, la maggioranza della gente non ha il diritto di decidere alcuna
politica e
potrà solo cambiare -
nel migliore dei
casi – i rappresentanti che hanno prodotto il disastro, ma
non i motivi che
hanno portato a quelle decisioni.
I
tedeschi che hanno sostenuto Hitler hanno considerato sbagliate le sue
decisioni perché ha perso la guerra, non perché
l’aveva iniziata. Se
avessero avuto l’autorità di decidere una
politica dopo di averlo eletto Capo dello Stato, forse
l’avrebbero destituito e
avrebbero potuto scoprire da se stessi i propri errori, invece di
esserne
giudicati più tardi da coloro che li hanno sconfitti. Dal
momento in cui salgono al potere i
dittatori cercheranno di prevenire ogni tentativo di destituzione,
perciò
decidono loro tutte le politiche. Dopo il 1933 Hitler decise da solo
tutte le
politiche tedesche. Egli
continuò la
guerra per molto tempo dopo che il suo esercito e la maggioranza dei
tedeschi
sapevano che era persa. Se
la Germania
avesse avuto la DD avrebbe potuto evitare la guerra, oppure
interromperla, e
non avrebbe ucciso milioni di Ebrei e di altre minoranze nei campi di
sterminio. Nelle
dittature le decisioni
cattive – e le azioni cattive – devono essere
celate alla collettività perché
questa potrebbe sollevare obiezioni.
Con
la DD questo non è possibile.
Qualsiasi cosa venga celata alla maggior
parte dei cittadini non può diventare una politica in
Democrazia Diretta,
semplicemente perché nessuna politica che debba rimanere
nascosta alla
collettività potrà essere decisa dalla stessa
collettività. Alcuni
critici argomentano che la DD può
produrre un ‘effetto massa’ – la
‘bandwagon’
degli americani – portando ogni singolo individuo ad
esprimere un voto uguale a quello di coloro che lo attorniano, anche se
in
privato quel cittadino non avrebbe mai espresso quel voto. Oggi però la
comunicazione elettronica
permette a chiunque di votare in totale privacy, separato da ogni massa. Per la prima volta nella
storia oggi chiunque
può rivolgersi a milioni di spettatori (alla TV) da casa
propria, senza dover
immergersi nella moltitudine. Cellulari
e schermi interattivi permettono a chiunque di vedere e sentire a casa
sua
tutti coloro che vogliono rivolgersi direttamente a lui da casa loro, e
tutti
potranno votare le decisioni politiche nello stesso modo in cui
scelgono i film
sui canali televisivi: premendo il bottone di un telecomando. Questo
elimina qualsiasi ‘effetto
massa’, o ‘legge
della piazza’, o
‘bandwagon’ dalla Politica. I
cittadini non hanno bisogno di fare ‘massa’
per proporre delle politiche, o
votarle.
18.
Risposta
alle critiche più comuni
Molte
persone attribuiscono alla loro
autorità maggior valore che alle loro proprietà e
al loro stato sociale – ancor
più che al proprio reddito.
Tutte queste
persone si opporranno violentemente alla DD perché questa si
oppone ad ogni
autorità dominante – nella famiglia,
nell’educazione, sul lavoro e nello stato.
Di conseguenza ogni tentativo di applicare la
DD in qualsiasi istituzione incontrerà la forte opposizione
di tutte le attuali
autorità, e di chiunque sia investito di autorità
decisionale. Repubblicani
e democratici, conservatori e
liberali, socialisti e comunisti, monarchici ed anarchici, tutti si
opporranno
alla DD. I
sostenitori dei partiti
denunceranno la DD come ‘populista’, mentre gli anarchici la
denunceranno come ‘centrista’. Di fatto la DD non ha un ‘centro’, ma accetta le
decisioni della maggioranza. Quasi
tutti
gli anarchici respingono le decisioni prese a maggioranza. Molti
credono che i cittadini comuni non
possono fare scelte responsabili perché non hanno le
conoscenze
necessarie. Se le
decisioni politiche
richiedessero delle conoscenze specifiche, perché simile
conoscenze non vengono
insegnate dovunque? Ogni
medico deve
esibire un diploma che attesti la sua abilitazione a praticare la
medicina:
perché nessun politico ha un certificato che attesti la sua
abilitazione a
praticare la Politica? La
risposta è
ovvia: il fare Politica non è, non è mai stato e
non potrà mai essere una
specialità professionale.
Nessun
bagaglio di competenze, conoscenze
o ragionamenti può determinare una decisione.
Nella
Democrazia Diretta i comitati di
esperti – estratti per sorteggio – discuteranno
ogni politica alla TV,
spiegandone i vantaggi, le difficoltà, i costi, e le
conseguenze dovute alla
sua accettazione o al suo rigetto di tale determinata politica. Gli esperti risponderanno
in diretta alle
domande telefonate dai cittadini, in modo che tutti possanno disporre
delle
informazioni necessarie a decidere.
Gli
esperti informeranno. I
cittadini
sceglieranno. Alcuni
temono che se tutti i cittadini
avranno il diritto di proporre e discutere ogni politica, ci saranno
troppe
proposte da votare. Questo
fatto viene
però smentito ogni giorni in ogni parlamento, dove il numero
delle proposte da
votare è molto inferiore a quello dei parlamentari. È
l’argomento delle proposte, non il numero di
coloro che hanno il diritto
di proporle, che determina la quantità delle stesse. I parlamenti richiedono
tre tornate di
votazione per ogni proposta di legge.
Ad
ogni tornata, la proposta che non abbia ricevuto il numero dei voti
richiesti
decade. Lo stesso
metodo può essere
usato in DD e ridurrà il numero di proposte da votare. Contrariamente
ad ogni convinzione
comune, la corruzione non fa necessariamente parte della Politica. Alcuni
credono che il sistema politico DD
sia molto più complicato del sistema politico
rappresentativo RR (in inglese:
‘Rule by Representatives’, RR).
Non è
necessariamente così. I
rappresentanti
eletti tendono a complicare i problemi, tanto per poter essere chiamati
a
risolverli. Gestire
una società col
sistema DD è più semplice che col sistema
rappresentativo, ma anche se questo
non fosse il caso resta il fatto che la maggior parte della gente
preferisce
avere più libertà in un sistema più
complesso che avere meno libertà in un
sistema semplice. La
dittatura è assai
più semplice del sistema rappresentativo: una persona sola
al governo, o una
coalizione, decide tutte le politiche senza opposizione. Eppure la maggior parte
della gente
preferisce il sistema rappresentativo – nonostante la sua
maggior complessità –
alle dittature, perché nel sistema RR la gente possiede
almeno la libertà di
poter scegliere i propri governanti. Una
società può funzionare come sistema
DD solo se la maggioranza dei cittadini vuol decidere da sé
le proprie
politiche. Se la
maggioranza non vuole
la DD, questa non potrà essere adottata perché
nessuna minoranza può forzare
una maggioranza a prendere decisioni politiche.
Nessuna minoranza – per quanto buone siano le
sue intenzioni – può
imporre la DD ad una collettività.
Solo
quando i cittadini che vogliono decidere le loro politiche da se stessi
saranno
in maggioranza, essi potranno congedare i loro rappresentanti e
assumere su se
stessi il ruolo decisionale. I
rappresentanti politici non hanno alcuna autorità per
rappresentare una
maggioranza che rifiuti di essere rappresentata da loro. In passato i re potevano
imporre la loro
autorità con la forza.
In una moderna
società industriale l’autorità di
decidere per gli altri non si può imporla con
la forza, lo si può fare solo con l’inganno o
convincendo la gente a credere
nelle illusioni. In
una moderna società
industriale se il popolo rifiuta di lasciare che pochi rappresentanti
decidano
per loro, quelli che prima rappresentavano il popolo perdono
l’autorità per
poterlo fare. Essi
potranno cercare di
imporre la propria autorità con l’inganno o la
corruzione, ma ciò non può
durare a lungo. La
Democrazia Diretta – a differenza di
ogni altro sistema politico – non può essere
imposta con la forza o con metodi
non democratici. Ogni
sistema politico
che venga imposto contro la volontà della maggioranza dei
cittadini non può
essere democratico. O
è il Demos che decide
tutte le politiche,
oppure qualcun altro decide per conto del Demos. Nel sistema parlamentare i
rappresentanti
decidono le politiche per conto dei cittadini (il Demos),
ma questo sistema non è una demos-kratia. Il
governo dei pochi sui tanti si chiama
‘Oligos-Kratia, non
democrazia. Nessun sistema parlamentare è mai stato
– o può
essere – una Democrazia.
Molti
cittadini avranno paura e saranno
confusi, ma se la loro maggioranza persiste a chiedere
l’applicazione della
DD nessuna
minoranza potrà sconfiggerli.
La
lotta per la DD è una scuola di
democrazia. Essa
prepara i cittadini
alla DD e insegna loro come e perché la società
va gestita nel sistema DD. Questo
risponde agli oppositori della DD i
quali affermano che la maggioranza della gente non vuole assumersi la
responsabilità delle decisioni politiche e non sa nemmeno
come prendere tali
decisioni. Costoro
ritengono che la
reazione ed il comportamento della gente saranno sempre uguali dal
momento che
vivono in società gestite da governanti i quali hanno
interessi enormi nel
rimanere tali e perciò coltivano l’apatia politica
nella maggioranza dei loro
cittadini. È
fuorviante usare l’esempio
di società non democratiche come esempio per provare che nei
cittadini l’apatia
è prevalente e anzi costituisce l’eterna
natura umana, perché sono proprio tutte queste
società che si oppongono al
voto diretto dei cittadini causando così di fatto la loro
apatia. Simili
argomenti costituiscono un falso logico perché usano il
fatto da provare come
se fosse la prova stessa del fatto. I
critici della Democrazia Diretta
sostengono che la maggioranza della gente non desidera trovarsi nel
ruolo di
dover decidere tutte le politiche della collettività. Di certo questo fatto vale
per molta gente al
giorno d’oggi, ma non necessariamente per coloro che vivono
in un sistema DD. Chiaramente
saranno molti i cittadini che non
vorrnno decidere su tutte le politiche.
Nella DD tutti i cittadini hanno il diritto,
ma non il dovere, di votare. Alcuni
si oppongono alla DD anche se
ammettono che tutte le sue difficoltà possono venir risolte. I
rappresentanti eletti possono causare
decisioni disastrose come qualsiasi altro cittadino.
Infatti, meno persone sono coinvolte nelle
decisioni politiche, e più le decisioni sono modellate da
capricci, fobie e brama
di potere. Nessun
sistema politico può proteggere la
società da decisioni con imprevisti risultati disastrosi. Molti
credono che l’egoismo, l’avidità e
l’apatia politica che pervadono la società di oggi
trasformerebbero la DD in
una giungla governata dagli istinti egoistici sfrenati della maggior
parte dei
cittadini. Essi
sono convinti che
l’egoismo faccia parte della natura umana.
L’egoismo, l’avidità e
l’indifferenza verso la società sono invece un
sottoprodotto di quei sistemi politici che avviliscono nei cittadini
ogni
volontà di partecipare al processo decisionale.
Prendere
una decisione implica assumere
la responsabilità dei risultati che ne derivano. Alcuni
temono questa
responsabilità e quindi temono anche la libertà. È lo stesso
comportamento dei bambini che
temono di perdere l’amore dei genitori.
Gli adulti che hanno paura della libertà hanno
bisogno di sostegno e di
aiuto per superare questa paura, verosimilmente creata da un modello
famigliare
educativo inadeguato, che non ha insegnato loro ad assumersi le
responsabilità
delle proprie iniziative sin da piccoli.
La
paura della libertà deriva da
immaturità e può essere superata. Alcune
persone dicono di sostenere la
Democrazia Diretta ma non la definiscono come “Politica Senza
Politici.” Quello
che supportano in realtà è un sistema
rappresentativo riformato. Essi
vogliono
che i rappresentanti possano venir controllati
dall’Iniziativa dei cittadini e
dai Referendum. Sostanzialmente essi quindi accettano il sistema
rappresentativo. La
proposta “Iniziative e Referendum”,
I&R, tende solo a riformare o mitigare i difetti del sistema
rappresentativo, però mantenendo intatto il sistema. I sostenitori della
proposta I&R, non
definiscono la DD una ‘Politica
senza
Politici’ perché questa definizione
identifica la proposta I&R come una
riforma del sistema politico RR. La
cooperazione tra i sostenitori della
DD e i riformisti I&R del sistema rappresentativo diventa
possibile solo se
entrambe le parti riconoscono le differenze che le caratterizzano e
rispettano
ciascuna il ruolo dell’altra.
Altrettanto si può dire della proposta ISPO,
che chiama i cittadini a
riflettere sugli effetti (economici) del consenso che affidano ai loro
rappresentanti, ed eventualmente a controllare la diresione del proprio
voto. Fino
a che la cooperazione è fruttuosa
dovrebbe essere continuata. Anche
se
alla fine le parti si dovranno separare, entrambe possono trarre
profitto da
una cooperazione temporanea. Ciò
nonostante la cooperazione non dev’essere fine a se stessa,
ma un mezzo per
arrivare a una precisa finalità.
Quando
i mezzi non servono più la finalità originaria,
devono essere scartati. La
Chiesa Cattolica era un mezzo per
diffondere il Cristianesimo, così come il partito comunista
era un mezzo diffondere
il Comunismo. Entrambe le organizzazioni hanno tramutato se stesse in
finalità,
a scapito di quella originaria che dovevano servire, così
distruggendola. La
tendenza a convertire i mezzi –
soprattutto la burocrazia – in finalità va
costantemente contrastata. Dobbiamo
ricordare agli elitisti che la
democrazia ateniese di 2500 anni fa, contrariamente alla critica
fattane da
Platone, fu sostenuta dal suo maestro Socrate.
Gli Ateniesi misero Socrate sotto processo e lo
condannarono a morte
perché alcuni suoi discepoli, non comprendendo i suoi
insegnamenti, avevano
cercato per due volte di ribaltare la democrazia causando molti morti. Socrate poteva fuggire, ma
decise di non
farlo. Preferì
morire rispettando il
verdetto deciso dalla democrazia ateniese, nonostante la sua condanna
fosse
palesemente ingiusta. Egli
dimostrò così
il suo sostegno ante litteram alla
Democrazia Diretta. L’intero
establishment accademico e politico ignora però il
significato dimostrativo di
quella sua estrema decisione. Ancor oggi beneficiamo dei contributi apportati dalla DD ateniese alla Politica, alla filosofia, all’arte e al teatro. Tutti questi benefici sono nati nelle discussioni pubbliche sulle politiche, alle quali poteva partecipare ogni cittadino. Il dibattito pubblico sulle politiche stimola il coinvolgimento dei cittadini nella loro collettività. Sviluppa l’umanità dei popoli. Ispira la creatività politica e la buona volontà, valori questi che vengono invece soffocati dagli altri sistemi politici. La DD innalza l’intera umanità a livelli più evoluti, sviluppando la società e l’individualità; trasforma l’individuo da membro egoista, annoiato e indifferente di un sistema politico statico corrotto ed alienante, a cittadino attivo e partecipe della consapevole evoluzione d’una società preoccupata del benessere dell’individuo, della comunità, della società, e dell’ intera umanità.
Consentitemi alcuni suggerimenti per la promozione della Democrazia Diretta:
Breve biografia politica
dell’Autore
1931 Aki Orr Nasce a
Berlino, Germania. 1934 Emigra con i genitori a
Tel-Aviv. 1936- 48 Frequenta le scuole primarie e
secondarie a Tel-Aviv. 1948- 50 Presta servizio come marinaio
nella Marina militare di Israele. 1950- 55 Presta servizio nella Marina mercantile di Israele prima come marinaio, poi come ufficiale. Partecipa allo sciopero dei marittimi del 1951 e viene schedato nelle “liste nere” della polizia politica. Aderisce al Partito Comunista di Israele. 1955- 58 Studia Matematica, Fisica e
Statistica alla Hebrew University in Jerusalem. È segretario degli studenti comunisti della facoltà di
scienze di quell’università. 1957- 62 Scrive, con Moshe Machover, il
libro "Shalom, Shalom ve'ein Shalom" ("Pace, Pace, e nessuna
Pace") – il primo libro che ha descritto il conflitto palestinese tra i
“settlers” degli insediamenti sionisti e la popolazione indigena palestinese.
Critica il Partito Comunista israeliano per aver ignorato le conclusioni del
discorso di Khrushchev al XX Congresso del PC di Mosca. Esce dal PC assieme a
dodici compagni e fonda il "Matzpen" ("La Bussola"), un gruppo
socialista rivoluzionario extra-parlamentare. 1964 Si trasferisce a Londra dove
consegue il dottorato in Cosmologia. 1969- 74 Lavora come Programmatore
Scientifico della UCL. 1968
Aderisce al gruppo
londinese "Solidarietà" (gemello del gruppo francese "Socialismo O
Barbarie"). È attivo nella politica extra-parlamentare
inglese. Sostiene la lotta palestinese per l’indipendenza.
1990 Ritorna in
Israele e riprende l’attività nel Matzpen. È attivo nel “Comitato per Vanunu libera e per il Medio
Oriente denuclearizzato”. Fonda il movimento "Israeli whistle-blowers on nuclear holocaust" (“Aumentiamo i fischi di Israele sull’olocausto nucleare”). 2000 Pubblica il
"Manifesto della Democrazia Diretta". Participa alla Conferenza DD di
Atene. Pubblica "Alternativa a uno Stato Psicotico" (in ebraico): una raccolta
di discorsi e articoli su identità, spiritualità, democrazia e politiche
nucleari in Israele. 2003 Pubblica "Dalla Protesta alla
Rivoluzione", una guida per giovani attivisti politici. 2004 Pubblica
"Politica senza i politici", una guida alla politica per cittadini
apolitici. 2005
Pubblica "Hevzekim"
("Intuizioni"), frammenti di memorie dagli anni
'60. ================================== Traduzione italiana edita
da Antonio Rossin – su bozza originaria di Katarina
Radetzki. Note biografiche
dell’editore
Antonio Rossin nasce a Padova nel 1936. Neurologo e Medico di Famiglia, ha studiato i modelli di apprendimento del linguaggio nella prima educazione famigliare, identificandone i parametri che possono inclinare l’auto-organizzazione del cervello umano verso due tendenze opposte: la rigidità fondamentalista o la flessibilità autonoma, capace di partecipazione sociale responsabile e attiva. Rossin ne ha fatto una proposta educativa, chiamata ‘Educazione Dialettica’, mirata a consegnare ad educatori e genitori l’informazione utile a cambiare il modello corrente di educazione famigliare verso lo sviluppo della personalità flessibile e creativa nel bambino. La personalità flessibile è presentata come la più adatta allo sviluppo della Democrazia, non solo, ma è anche nota per essere la più resistente al rischio di tossicodipendenza nei figli. Ha conosciuto Aki Orr nel corso della Conferenza DD di Atene 2000, e da tale epoca ha discusso con lui i principi della Democrazia Diretta. È membro fondatore del Worldwide Direct Democracy
Movement WDDM. È autore di numerosi scritti sulla comunicazione
educativa, quasi tutti reperibili in Internet: a http://educazionedialettica.it
(in italiano) e a www.flexible-learning.org
(in inglese). mailto:rossin@tin.it
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