La Politica senza i Politici
il
potere politico corrompe,
possiamo abolire questo? di Aki Orr Introduzione
Oggi,
ovunque nel mondo, la maggior parte
della gente ha perso la fiducia nei politici. Corruzione,
cospirazioni e scandali
politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per
cui
moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori. Molti credono che la
Politica generi
automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere
c’è corruzione”.
Nessuna meraviglia quindi se la maggioranza delle persone
non ha fiducia
non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale. Molti si
rifiutano di votare, non credono più che il voto possa
portare dei cambiamenti
significativi. Non
votare per i propri rappresentanti è
un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo. Spesso
le persone disgustate dalla
doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare
la loro
fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno
poi
traditi anche da questi. Nessuna
meraviglia se taluni pensano che il parlamento va rimpiazzato da un
dittatore. Altri
rifiutano l’ipotesi di
un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si
rassegnano e abbandonano la
Politica ai politici. Ciò
peggiora le
cose, perché in questo modo si lascia che la
società venga gestire da
politicanti preoccupati più del loro potere personale che
degli interessi della
collettività. Questo
opuscolo spiega come gestire la
società senza ricorrere ai rappresentanti, con i cittadini
che votano direttamente
le politiche da attuare invece che votare per eleggere dei politici.
Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti
politici diventano superflui perché il loro lavoro
è quello di decidere per gli
altri. Nessun
sistema politico è in grado di
curare tutti i problemi politici.
Credere che possa esistere una simile cura porta a
pericolose
delusioni. Una simile cura non esiste.
L’abolizione
dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non
tutti. Quando
ogni cittadino può proporre, discutere
e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più
l’autorità di decidere per gli
altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per
loro, il potere
politico è come una droga.
Coloro che
arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale:
Stato, Chiesa, comune, scuola,
famiglia – ne diventeranno dipendenti. Dovrebbero essere
trattati come quei
drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro
droga. Molti
politici bramano per il
potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la
società
faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo. La
DD abolisce il potere politico
proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri. Nessuno
rappresenta gli altri. Ogni
cittadino o cittadina detiene soltanto
un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se
stesso, se
stessa. Se
una politica sbagliata produce dei
risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hanno
votata ne sono responsabili.
Per evitare il ripetersi dei risultati negativi i
cittadini dovranno
scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e
riconsiderare le loro
motivazioni. Questo
li farà cercare in
se stessi – non all’esterno di se stessi –
le cause dei problemi politici, per identificarle e
superarle. La
Democrazia Diretta può perciò essere
descritta così: “Ogni
cittadino possiede in ogni momento l’autorità per
proporre, discutere e
decidere votandola, ogni politica.” Nota
all’edizione italiana: 1.
l’attività generale di
produrre le politiche collettive 2.
la politica collettiva prodotta.
Il
termine è dunque ambiguo e può
generare confusione. L’inglese
evita
ogni ambiguità usando il termine ‘politics’
per indicare l’attività di produrre le politiche
collettive, e i termini ‘policy’
(‘policies’) per indicare
rispettivamente il prodotto (i prodotti)
dell’attività politica stessa.
Volendo
ridurre al minimo questa
ambiguità, nel testo italiano useremo il termine ‘politica’
nell’accezione 1. con l’iniziale maiuscola e sempre
al
singolare, e
nell’accezione 2. con l’iniziale
minuscola e preferibilmente al plurale. Contenuto 1. La Politica 2. Le Decisioni non sono Conclusioni 3. Le Priorità 4. I Politici 5. La Società 6. Lo Stato 8. La Libertà 9. Il Principio di Uguaglianza (Parità) Politica 18. Risposta alle critiche più comuni Breve biografia politica dell’Autore
1.
La
Politica
L’attività della Polis è detta ‘Politica’. ‘Politica’ (politics) è l’attività di decidere le politiche collettive (policies). Le persone che
decidono le politiche sono dette ‘politici’. Le
persone incaricate di far rispettare
le leggi della Polis sono chiamate ‘polizia’. In
Democrazia tutti i cittadini decidono
tutte le politiche, nessuno decide al posto di altri.
I
cittadini desiderano farlo?
Alcuni, no.
Ma altri, SÌ. 1.
Cosa
vogliamo che faccia la società?
(decisione delle
politiche da portare avanti); 2.
In
che modo la società deve portare
avanti queste attività?
(decisioni su come portare a compimento le varie politiche)
2.
Le Decisioni
non
sono Conclusioni
Molta
gente confonde le decisioni con le
conclusioni. Ma le
decisioni non sono
conclusioni. Esistono quattro differenze
concettuali tra una decisione e una
conclusione. 1.
Decidere
significa scegliere
una opzione tra un certo numero di opzioni.
Se esiste solo un'unica opzione non possiamo scegliere e
non abbiamo
nulla da decidere. Scegliere
significa
preferire. Ogni
preferenza è determinata
da una priorità. Ogni decisione è quindi
determinata da una priorità.
Le
conclusioni sono un’altra cosa.
Non possiamo scegliere una conclusione in
linea con le nostre priorità.
Esiste
soltanto una giusta conclusione alla quale dobbiamo arrivare usando i
dati alla
nostra portata, il pensiero logico e il sapere tecnico, non le
priorità. I
dati, il raziocinio e la conoscenza
determinano una sola conclusione giusta, alla quale dobbiamo attenerci
anche se
ne preferiremmo una diversa. 2. Una
conclusione può essere giusta o sbagliata, (2+2=5), mai
buona o cattiva. Una
decisone può essere buona o cattiva,
mai giusta o sbagliata. Non
esistono decisioni sbagliate, ma solo
decisioni cattive, e non esistono conclusioni cattive, ma solo
conclusioni
sbagliate. 3. Coloro
che prendono delle decisioni sono responsabili del risultato che ne
deriva,
perché avrebbero potuto prendere una decisone differente
– avendo priorità
differenti – e quindi ottenere un risultato differente. Coloro invece che arrivano
a una conclusione
non sono responsabili dei suoi risultati.
Non possono arrivare a una conclusione diversa ma
ugualmente
giusta. Sono
responsabili soltanto di
arrivare alla conclusione giusta, non dei suoi risultati. 4.
I
dati determinano le
conclusioni, ma non determinano le decisioni.
Dati identici obbligano persone differenti ad arrivare ad
un’identica
conclusione, ma tali persone possono prendere decisioni differenti
sulla base
di differenti priorità. Per
chiarire ulteriormente la differenza
tra decisone e conclusione proviamo a paragonare la domanda di Amleto “Essere o non essere?”
con il
ragionamento di un medico: “Amputare
o
non amputare?”
Amleto ha due opzioni
e deve decidere quale scegliere. Sapere
e logica non lo possono aiutare, perché non stabiliscono
cosa sia ‘bene’
per lui. Dal suo
lato, il medico deve risolvere il suo
dilemma con l’aiuto del suo sapere medico e del raziocinio
logico, che lo
porteranno alla giusta conclusione medica.
Se questa conclusione dovesse avere conseguenze ‘cattive’, non si
può farne responsabile il medico.
Il medico è responsabile soltanto della
correttezza della sua conclusione diagnostica.
I
dati clinici determinano la conclusione
del medico, ma non la risposta del paziente a quella conclusione. Il
paziente –
non il dottore – decide
come
rispondere alla diagnosi del medico. La
stessa conclusione medica potrà
portare pazienti differenti a prendere decisioni differenti
dovute a differenti priorità.
Alcuni decidono che è meglio morire piuttosto
che vivere una vita da disabili, altri decidono di vivere da disabili
piuttosto
che morire. Quale
di queste decisioni è
quella buona?
Può
la stessa diagnosi portare a due
decisioni opposte, tutte due buone? Possono
due decisioni opposte essere
ugualmente ‘buone’?
Per
quanto possa sembrare sorprendente,
la risposta è: Sì. Il
motivo è semplice: pazienti differenti
hanno priorità differenti, alcuni preferiscono essere
disabili invece di
morire, mentre altri preferiscono la morte alla disabilità. Entrambe le decisioni sono
buone agli occhi
di chi le prende, perché sono determinate da
priorità differenti, non da fatti,
da scienza o da pensiero logico. Persone
differenti hanno priorità differenti, e non esiste una
priorità assoluta che
possa darci una scala di priorità. I
politici ‘decidono’
o ‘concludono’
una politica? In
Politica, la gente vota. Votare
significa scegliere. Chiunque
decida le politiche – Re,
dittatore, presidente, primo ministro, capo oppure normale cittadino - sceglie una opzione tra un numero di
opzioni. Non
è possibile decidere una
conclusione. Il
rispondere alla domanda
“Cosa bisogna fare?”
è sempre una
decisione, mai una conclusione. Le
decisioni sono determinate da
priorità, non da dati, da sapere o da pensiero logico. Gli stessi fatti, lo
stesso sapere e lo
stesso pensiero logico possono portare a decisioni differenti dovute a
priorità
differenti. In
Politica si prendono decisioni, non si
arriva a delle conclusioni. Decidiamo
su
dei temi politici, non arriviamo a delle conclusioni su di questi.
Coloro
che prendono delle decisioni sono
responsabili per le conseguenze che ne seguono, perché
potrebbero aver preso
delle decisioni differenti – basate su priorità
differenti - ed ottenere dei
risultati differenti.
3.
Le
Priorità
Una
priorità è un principio che determina
una preferenza. Senza
priorità non
possiamo scegliere. ‘Decidere’
significa
scegliere una singola opzione tra un certo numero di opzioni diverse. Scegliere significa
preferire. Noi
preferiamo qualcosa secondo le nostre
priorità. Una
priorità determina cosa
noi consideriamo ‘bene’
e per chi è ‘bene’. Prima
della prima Guerra Mondiale, molti
europei credevano che ‘bene’
significasse ‘qualsiasi cosa fa bene
al
Re e al paese’. Negli Stati Uniti alcuni credevano
che ‘quello che fa bene alla General
Motors fa
bene agli Stati Uniti’.
Ma ciò che è
bene per la General Motors, è ‘bene’
anche per la Ford Motor Company? Le
priorità umane sono create da persone,
non dalla Natura, o da Dio, o dalla Storia, o dalla cosiddetta
‘Realtà.’
Le priorità non ci vengono imposte da fuori,
da sopra, o sotto di noi. Se
così fosse,
non ci sarebbero problemi politici.
Tante persone credono che la sopravvivenza sia
l’ultimo concetto
prioritario impostatoci dalla natura.
Amleto lo rifiuta. Se
la sua
priorità fosse la sopravvivenza, il ‘non
essere’ non sarebbe un’opzione e non
potrebbe operare alcuna scelta, perché
deve necessariamente concludere che può solo ‘essere’.
Ma, per Amleto, il
‘non essere’
costituisce un’opzione,
quindi deve decidere, non concludere.
Per Amleto – e per molti altri – la
sopravvivenza non costituisce
l’ultima priorità.
Non esiste un’ultima
priorità. Un’inchiesta
della BBC del 2004 evidenziò
che il 71% dei cittadini U.S. era pronto a ‘morire
per Dio’. La
sottomissione al governo nazista era
da preferire alla lotta contro il Nazismo?
In molti hanno risposto che No.
La
vita in società ci dà la possibilità
di scegliere le nostre priorità individuali. Le
cinque possibili risposte sono: 1.
Bene
per me /la mia famiglia: (priorità
ego-centrica) 2.
Bene
per il mio Re/ Paese/ Nazione/ Tribù:
(priorità etno-centrica) 3.
Bene
per l’umanità:
(priorità
antropo-centrica) 4.
Bene
per Dio: (priorità teo-centrica) 5.
Bene
per tutta la natura: (priorità
bio-centrica)
Non
possiamo avere due priorità
nello stesso momento, perché non possiamo preferire due cose. Possiamo volerle entrambe,
ma se dobbiamo
sceglierne una dobbiamo fare una preferenza secondo una nostra
priorità.
Amleto
decide secondo le proprie
priorità, mentre il medico conclude la sua diagnosi
applicando il pensiero
logico e associandolo ai dati clinici: egli non usa le sue
priorità
personali. Se
Amleto è religioso, la sua
priorità lo farà decidere di ‘essere’,
perché tutte le religioni proibiscono il suicidio; ma se la
sua priorità dice ‘il
bene per me’, ed egli preferisce la
morte al disonore, allora deciderà di ‘non
essere’. Un
medico non può decidere
una conclusione medica. Le
conclusioni
non sono prodotti da scelte ma sono imposte dai dati e dalla logica. I
politici votano. Non
può votare una conclusione, perciò
fare
Politica significa decidere. “Non
chiedere cosa il tuo paese può fare per TE.
Chiedi cosa TU puoi fare per il tuo paese.” Egli chiedeva agli
americani di passare
dall’egocentrismo all’etnocentrismo.
Solo pochi lo hanno fatto.
4.
I
Politici
Nell’antica
Grecia i cittadini che si
occupavano della Polis erano chiamati ‘Polites’. I
‘Polites’ proponevano le politiche.
Oggi, i ‘politici’
decidono le politiche nel nome di
tutti i cittadini mentre sono davvero pochi i cittadini che propongono
delle
politiche. Votare
significa scegliere. Scegliere
significa preferire. Votando
per eleggere i politici noi scegliamo
delle persone che scelgono per noi ciò che deve fare la
nostra società. Scegliamo
altri
per esprimere la nostra preferenza e ci aspettiamo da loro che essi
scelgano
secondo le nostre priorità.
Ci
aspettiamo che essi agiscano soltanto come una mera estensione di noi
stessi. In
realtà sono loro che
impongono le loro priorità su di noi.
Ma
allora, perché scegliere altri
per scegliere in nostro nome? Perché
non possiamo scegliere noi stessi chò
che la nostra società deve fare?
Eleggiamo dei rappresentanti perché indagare le
preferenze di milioni di
cittadini è un processo molto lento e difficile, mentre le
politicche molto
spesso devono essere decise in brevissimo tempo.
Il
modo più facile per decidere le
politiche per un’intera società era autorizzare
una sola persona a decidere per
tutti. Per questo
motivo per lungo tempo
e in quasi tutte le società una sola persona (Capo, Re,
Imperatore) ha deciso
per tutti. Di fatto
la priorità di
questa persona era far diventare l’autorità di
decidere per tutti una proprietà
della sua famiglia. Nel
tempo è successo
che il popolo ha rifiutato questa autorità ed ha eletto dei
rappresentanti che
dovevano decidere le politiche per loro. Se un politico rappresenta
100.000
Cittadini, 500 politici rappresentano 50 milioni di cittadini. Queste 500 persone possono
stare in una sala
di grandezza media – sedute in un Parlamento o
‘congregate’ in un Congresso –
per dibattere e votare con il sistema dell’alzata di mano. I Rappresentanti prendono
quotidianamente
numerose decisioni per coloro che li hanno eletti.
Questo sistema è ancora in uso ai giorni
nostri, perché quella di sapere ciò che la gente
vuole, spiegare le varie
opzioni e i loro possibili risultati, organizzare praticamente il voto
e
contare milioni di voti era – fino a poco tempo fa
– una procedura lunga e
complicata. Oggi
però tutto ciò può essere fatto
tramite la TV, i cellulari, o le carte magnetiche.
Sono
in molti a credere che i politici
attueranno le preferenze di chi li ha eletti. Di norma però
questo non
avviene. I
politici decidono le politiche secondo
le loro priorità, come fa qualsiasi altra persona. Arnold
ha delle priorità, come qualsiasi altra
persona. Nell’anno
1980 Ronald Reagan,
un altro attore di Hollywood, diventò Presidente degli Stati
Uniti. Possedeva
egli una competenza speciale per
diventare Presidente? Assolutamente
no,
a nessun presidente è richiesta competenza specifica per
essere presidente:
fare il presidente è un ruolo, non una professione. Quella non
potrà mai diventare una
professione. Ognuno
può fare il presidente.
Se poi uno sarà un buon
presidente (per chi?)
o un cattivo presidente (per chi?), quel giudizio dipenderà
dalle
priorità di chi
commenterà le sue
decisioni. Un presidente agisce come la giuria in
un
tribunale. I membri
di una giuria non
sono esperti legali. Essi
ascoltano gli
avvocati, i testimoni, il giudice, e poi decidono se
l’imputato è o non è
colpevole. Quando i
testimoni si
contraddicono, i membri della giuria devono decidere a chi credere. Essi lo fanno seguendo le
loro preferenze,
non seguendo la loro conoscenza legale.
Lo
Stato impone le loro decisioni alla
società.
5.
La Società
Margaret
Thatcher, primo
ministro britannico negli anni ‘80,
disse una volta: “Non esiste una
cosa
chiamata società, esistono soltanto individui e
famiglie.” Questo
per giustificare la sua politica di
privatizzazione, la quale prevedeva che le miniere di carbone, i treni,
le
centrali elettriche etc. dovevano funzionare soltanto per dare dei
profitti, e
non al servizio della ‘società’,
che –
secondo lei – era una finzione e
non una realtà. Solo
i soldati di un esercito lo fanno. È
l’osservanza delle leggi che fa
diventare le persone ‘società’. Le varie
società creano delle leggi
differenti, ma è soltanto nel momento in cui un gruppo di
persone accetta le
stesse leggi che si forma una società.
Non tutti osservano tutte le leggi, ma la maggioranza
delle persone
osserva quasi sempre la maggioranza delle leggi.
Alcuni lo fanno per paura di essere puniti,
ma la maggioranza delle persone in quasi tutte le società
osservano quasi tutte
le leggi perché sanno che senza leggi si vivrebbe in una
conflittualità
continua e vivere insieme sarebbe impossibile.
Una moltitudine di persone, ciascuna delle quali segue le
proprie leggi
private, come nelle città di frontiera del
‘Selvaggio West’ nel 19° secolo, non
formano una società. Formano soltanto un mucchio di persone
senza
coesione. Questi
gruppi non hanno
stabilità né vitalità. Vivono in
continua conflittualità, mancano del senso di
comunità e solitamente si frammentano presto.
Gli Indiani americani usano dire che il
‘Selvaggio West’ diventò
selvaggio solo dopo l’arrivo dei bianchi.
Diventò selvaggio perché ogni
immigrante bianco obbediva solo le sue
proprie leggi. Quando
le persone
ubbidiscono solo le loro regole private si combattono in continuazione
e una
vera società non può esistere.
6.
Lo Stato
Organi
dello Stato sono: 1.
il
Parlamento – un gruppo che discute e
decide le leggi e le politiche per l’intera
società; 2.
il
Governo – un comitato che decide come
portare a compimento ogni scelta politica; 3.
i
Tribunali e la Polizia– persone
preparate e organizzate per l’applicazione delle Leggi; 4.
un
Esercito – persone organizzate ed
armate per assalire le altre società o per difendere la loro
società dagli
assalti di altre. Tutti
insieme, questi organi formano ‘lo
Stato’. In
passato si credeva che le leggi
fossero emanate direttamente da Dio.
Le
leggi erano scolpite nella pietra così da essere permanenti
e visibili (in
ebraico per dire ‘fare una legge’
si
dice ‘scolpire nella pietra’.) La storia biblica di Dio
che ha dato i Dieci
Comandamenti a Mosè sul Monte Sinai è un esempio
di come l’uomo crede che le
leggi su cui vive la società vengano da Dio.
Secondo la Bibbia, Mosè ha scolpito i
comandamenti su due tavole di
pietra, ma li ha ricevuti
da Dio. Anche
Maometto era convinto che Dio gli
avesse dettato il Corano. Fino
a quattro secoli fa la risposta era:
‘Il Re’. Molti
cittadini si opposero alle leggi ed
alle le politiche fatte dai Re e decisero di fare le leggi stessi da se
stessi. Nessun Re
lo gradì. Iniziò
un violento conflitto tra Re e
cittadini. Il Re si
appellava alla Legge
e all’Ordine denunciando
i cittadini
come ‘fuorilegge’
e ‘senza legge’. Per ‘Legge ed
Ordine’ il re intendeva la Sua
Legge e il Suo Ordine. I cittadini
volevano una Legge e un Ordine fatti da loro stessi.
Il conflitto tra re e cittadini non era un
conflitto tra la legge ed i senza-legge, o tra l’ordine ed il
disordine. Era un
conflitto tra la legge del Re e la
legge dei cittadini, e tra un ordine del Re e un ordine dei cittadini. Quella volta hanno vinto i
cittadini, ma la
questione “Chi fa le leggi e chi
decide
sull’Ordine da seguire?” resta ancora
aperta. Al
giorno d’oggi la Legge e l’Ordine sono
decisi da pochi rappresentanti, eppure molti cittadini non sono
d’accordo su
molte di queste leggi e su molto di quest’ordine. Oggi possiamo avere un
sistema politico in
cui tutti i cittadini –
non i loro
rappresentanti – decidono quali devono essere le Leggi e
l’ordine. Questo
sistema è la Democrazia Diretta
(DD). Si tratta di
una società governata
da tutti i suoi cittadini. “Il sistema
rappresentativo non è democratico – essi
dicono – quando
coloro che sono rappresentati determinano la legge e l’ordine
da se stessi.”
Ciò
pone una domanda: Cos’è
la Democrazia?
7.
la Democrazia
La
Democrazia è stata inventata circa
2500 anni fa da Clistene nell’antica Atene.
In greco, ‘Demos’
significa ‘le persone di una
comunità’;
‘Kratos’
significa ‘Potere’
o anche ‘Autorità
decisionale’.
‘Demos-kratia’
(Democrazia) significa quindi ‘una
comunità mandata avanti da tutti i suoi membri’. Oggi noi daremmo a questo
sistema il nome di
‘Democrazia Diretta’
perché sono gli
stessi cittadini – non i loro rappresentanti – che
vi decidono tutte le
politiche. Nella
democrazia di Atene
tutti gli uomini adulti e liberi (ma non le donne e gli schiavi)
decidevano
tutte le leggi e le politiche della loro società. Non era però un
sistema referendario in cui i
cittadini sono chiamati a votare le domande e le proposte fatte da
altri. Ogni
cittadino poteva proporre qualsiasi
legge o politica, emendarla o discuterla, e votarla.
Oggi
ammiriamo ancora le piramidi in
Egitto, ma queste non sono qualcosa che noi possiamo usare attualmente. Tutti
i cittadini discutevano e votavano
direttamente tutte le leggi e le politiche di Atene.
Questo
è l’autentico, originario
significato della Demos-kratia di
Atene.
8.
La Libertà
La
maggior parte della gente preferisce
vivere in gruppi come la famiglia, la tribù, la
società, in condizioni di
parziale, anziché totale, libertà.
Comunque, esistono diversi gradi di libertà
parziale. Vivere
sotto governanti eletti concede più
libertà al popolo che vivere sotto governanti non eletti,
perché il popolo
degli elettori può almeno decidere chi deciderà
al suo posto. Ma
chi vive sotto governanti eletti gode
minore libertà di chi vive senza governanti.
Una
Politica senza politici – la
Democrazia Diretta – permette il massimo livello di
libertà in qualsiasi
società. Ogni
società che pratichi la Democrazia
Diretta deve consentire a tutte le minoranze la possibilità
di promuovere le
proprie vedute, per quanto possano essere sgradevoli.
Questo stimolerà il dibattito pubblico sulle
politiche, aumenterà il senso di responsabilità
della gente per la loro società
ed alzerà il livello di qualità della vita di
quella società in generale e di
ogni individuo che ne fa parte. La Democrazia Diretta, incrementando la partecipazione attiva di ciascun cittadino alle decisioni politiche, porterà la gente a superare l’indifferenza, la pigrizia e il sentimento di impotenza della gente nei confronti dei problemi collettivi, scongiurando l’indifferenza della gente per la loro società e così lla noia e la depressione che oggi affliggono così tante persone.
9. Il
Principio di Uguaglianza (Parità) Politica
La
Dichiarazione d’Indipendenza Americana
dichiara: “È nostra
convinzione che tutti
gli uomini nascono uguali.” E
le donne? Sono
‘nate
uguali’ agli uomini? Esistono
forse
due creature nate uguali? Poiché
non esistono due creature nate
uguali, la Dichiarazione d’Indipendenza americana contraddice
la realtà
biologica. Quale
‘uguaglianza’ intendevano gli
autori del testo? Intendevano
uguaglianza biologica? Parità legale?
Parità
economica? Parità politica? Questi
sono tutti contesti diversi. Sembra
che
avessero intendeso la parità legale: vale a dire, che tutte
le leggi si
applicano ugualmente a tutte le persone, a prescindere da origine,
razza, sesso,
fede religiosa, povertà o ricchezza personale, in modo che
nessuno sia sopra la
legge. Nel 1974 la
destituzione del
presidente Nixon a causa del suo coinvolgimento nello scandalo
Watergate ha
dimostrato questa parità: ha provato che neanche il
presidente degli U.S. è al
di sopra della legge. Tanto
vale per l’applicazione uguale
per tutti della legge, ma è altrettanto valido
per quanto riguarda un’uguale autorità nel fare
le leggi? Sono
tutti i cittadini
autorizzati per proporre, discutere e votare ogni legge? Ogni
cittadino deve avere il diritto di
decidere quali leggi la società dovrebbe accettare. Dopo tutto, lo scopo delle
leggi è migliorare
la vita di tutti i cittadini.
Quelli
la cui vita dovrebbe migliorare non dovrebbero forse decidere da se
stessi come
farlo? Apparentemente
invece no,
considerato che in nessuna delle società di oggi i cittadini
sono tutti autorizzati a proporre,
discutere
e votare le leggi e le politiche della loro società. Il Principio
di Parità Politica afferma che anche se non
esistono due esseri umani
biologicamente uguali, tutti devono
avere uguale diritto di votare ogni legge e politica della loro
società. Solo
coloro che possiedono questa uguaglianza
decidono della loro vita in modo autonomo, e sono liberi. Quando
tutti i cittadini possiedono pari
autorità nel fare leggi, possono decidere anche le altre
parità. Il
Principio di Parità Politica deve
essere applicato a tutti i gruppi:
coppia, famiglia,
tribù, nazione, milizia, posto di lavoro, scuola, e infine
alla società
stessa. Questo
principio asserisce
l’uguale diritto di ogni membro di un gruppo di
proporre, discutere e
votare ogni decisone del gruppo stesso.
Alcuni accetteranno questo principio come naturalmente
evidente; altri
preferiranno morire piuttosto che accettarlo.
Costoro si opporranno all’applicazione di questo
principio alla società
– ma ancora di più alla sua applicazione nella
famiglia, nella scuola e
nell’ambito di lavoro. Il
Principio di
Parità Politica abolisce il potere e le posizioni dominanti
in ogni luogo della
società, famiglia, scuola, posto di lavoro, sindacato e
partito politico. È
un principio che mette allo stesso livello
paritario i leader e la massa, i dominatori e i dominati. Nessun leader di partito
politico, sia di
sinistra che di destra, vorrà accettare che tutti i membri
del suo partito
abbiano uguale diritto di proporre, discutere e votare su qualsiasi
linea
politica del loro partito. Molti
sedicenti democratici credono che
il Principio di Parità Politica esasperi
il significato di Democrazia e lo etichettano come
‘populismo’. In
tal modo distorcono il significato
originale di ‘Democrazia’ e lo accantonano come
‘antiquato’ o ‘irrealistico’. È una scommessa
vinta in partenza, quella che
si leveranno campagne isteriche contro il PEP ovunque ne
sorgerà la
domanda. Le
dimensioni e l’intensità di
queste campagne supereranno le ostilità contro il
socialismo, l’anarchia e il
femminismo. I
socialisti si opporrannoal
PEP non meno dei capitalisti, argomentando che il vero punto cruciale
è il
Principio della Parità Economica, non quello della
paità politica. I
socialisti ignorano semplicemente il fatto
che in tutti gli stati basati sulla parità economica
(l’USSR e l’ex blocco degli
Stati dell’Est) solo pochissimi funzionari decidevano tutto
per tutti, e che il
99,99% della cittadinanza non aveva alcun diritto di decidere su
niente:
nemmeno su chi dovesse decidere per loro.
Nessuna meraviglia che questi sistemi siano collassati
senza spargimenti
di sangue: pochissimi dei loro cittadini vi davano supporto. Quei sistemi erano stati
concepiti per
superare l’oppressione e lo sfruttamento causati dalla
disuguaglianza
economica: ma poiché si basavano sulla disuguaglianza
politica hanno prodotto
uno sfruttamento ed un’oppressione ancora maggiori,
perché hanno negato la
libertà politica ai loro cittadini.
La
maggior parte delle persone che sono cresciute nei paesi ex-socialisti
preferiscono la disparità economica del capitalismo alla
disparità politica del
socialismo. Nessuna
meraviglia. Il
collasso dell’USSR è la prova storica
che l’uguaglianza economica è meno importante di
quella politica – e che
certamente non può produrla.
Solo
l’uguaglianza politica può creare ogni altra
parità ed è perciò la più
importante di qualsiasi altra parità.
Gli
oppositori della parità politica
affermano che alla maggior parte dei cittadini mancano le conoscenze
necessarie
a comprendere le leggi che dovrebbero votare, i benefici che dovrebbero
portare
o gli svantaggi. Ma
la stessa critica si
applica alla maggior parte dei politici che oggi votano le leggi. Per la maggior parte, essi
non sono esperti
legali, eppure votano leggi e politiche nuove.
Essi ascoltano gli esperti che spiegano loro le
conseguenze delle
politiche proposte, e poi fanno come tutti i giurati di un tribunale:
scelgono
l’opzione che meglio si adatta alle loro personali
priorità. Qualsiasi
cittadino potrebbe fare lo
stesso. I cittadini
possono ascoltare
alla radio o alla TV le commissioni di esperti che spiegano una nuova legge o politica, e
poi possono
votarla. Se una
legge o una politica
produrrà dei risultati negativi imprevisti, i cittadini
potranno sempre
revocarla. I membri
di tutte le commissioni
di esperti devono essere scelti
tramite sorteggio, e devono essere
sostituiti regolarmente.
10.
I
partiti politici
Un
grosso partito ha bisogno di persone
che lavorano negli uffici, che pubblicizzano il punto di vista che tale
partito
vuol promuovere, che organizzano incontri, che raccolgono fondi, che
creano
nuovi sottogruppi e che comunicano regolarmente con tutti i suoi membri. Per fare tutto questo il
partito deve
assumere degli impiegati a tempo pieno, conosciuti con appellativi
diversi:
funzionari, segretari, burocrati, nomenclatura.
Il nome non ha importanza, quello che conta è
che queste persone si
guadagnano da vivere facendo funzionare i partiti politici e
controllano il
loro funzionamento. Essi
decidono cosa
fare e sanno come farlo, e influiscono sulle nomine dei vari posti
vacanti nel
partito. Molti di
loro si preoccupano
più del loro posto di lavoro nel partito che delle politiche
del partito. Ogni
partito segue le proprie politiche,
ma di queste possono esisterne versioni differenti.
Nella maggioranza dei partiti esistono
diversi sottogruppi che caldeggiano diverse versioni delle politiche di
quel
partito. Un partito
politico nel momento
in cui ottiene la maggioranza nelle elezioni nazionali –
nelle quali molti
degli elettori possono non essersi presi la briga di votare –
inizia a guidare
lo Stato. Il capo
del partito diventa
Presidente o Primo Ministro, e i dirigenti del partito occupano i posti
dei
singoli dipartimenti governativi.
Il governo
viene quindi formato da quel partito, ed i suoi dirigenti usano gli
incarichi
governativi per implementare le politiche del loro partito. Questo è il
modo in cui gli Stati cosiddetti
‘democratici’ funzionano al giorno d’oggi.
Di fatto ciò contraddice il principio base
della democrazia, quello che
autorizza tutti i cittadini a
partecipare alla decisione di tutte le leggi e di tutte le politiche. Ciò contraddice
inoltre il principio
democratico delle nomine solo per
sorteggio. Il
governo dei partiti non è
democrazia. Nella
‘Demos-kratia’ i
cittadini votano direttamente per le politiche, non per i partiti
politici. Quella
che al giorno d’oggi
viene chiamata ‘Democrazia’ di fatto non
è democrazia, ma ‘governo dei
rappresentanti’. In
una vera democrazia
i leader di un partito deciderebbero solo le politiche del loro partito
e non
quelle dell’intera collettività.
I
partiti possono proporre una politica ai cittadini, ma non deciderla al
loro
posto. Dopo
la Seconda Guerra Mondiale i partiti
politici si sono tutti deteriorati nel modo seguente:
1.
I
burocrati di partito si sono appropriati della
gestione
del partito, sottraendola agli ideologi.
2.
I
partiti hanno iniziato a cercare il potere per
il proprio
beneficio, non più per il beneficio della società. Oggi,
nella maggior parte dei paesi, i
burocrati di partito governano gli stati (e i partiti) non per il
tornaconto di
tutti i cittadini, ma
per il loro
proprio tornaconto,
in quello che
Bruno Rizzi negli anni ’30 ha denunciato come “Corporativismo burocratico”. Troppa
gente è arrivata a credere che
questo sia ‘normale’.
11.
La Democrazia Diretta
Il
termine ‘Politica’
prevede essenzialmente due punti: 1.
Decidere
cosa deve fare
l’intera società 2.
Mettere
in pratica queste decisioni. Nella
Democrazia Diretta ogni cittadino
ha il diritto di partecipare al primo punto, proporre cioè
una politica,
discuterla e votarla. Le
discussioni
pubbliche sulle politiche sono il cuore della Democrazia Diretta. Il
canale TV mostrerà gli elenchi di
tutte le politiche proposte e la tavola rotonda discuterà i
vantaggi e gli
svantaggi di ciascuna di esse. Gli
spettatori potranno telefonare in ogni momento della trasmissione per
fare
domande, criticare e suggerire delle idee nuove.
Ad ogni proposta sarà assegnato un tempo di
discussione (fissato per costituzione).
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