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La  Politica

senza

i  Politici

 

cosa è la politica ?


cosa fanno i politici ?

tutti possono fare quello che fanno i politici?

il potere politico corrompe, possiamo abolire questo?


 di Aki Orr




Politica senza i politici

Introduzione

 

Oggi, ovunque nel mondo, la maggior parte della gente ha perso la fiducia nei politici.

Corruzione, cospirazioni e scandali politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per cui moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori.  Molti credono che la Politica generi automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere c’è corruzione”.  Nessuna meraviglia quindi se la maggioranza delle persone non ha fiducia non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale. Molti si rifiutano di votare, non credono più che il voto possa portare dei cambiamenti significativi.

Non votare per i propri rappresentanti è un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo.

Spesso le persone disgustate dalla doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare la loro fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno poi traditi anche da questi.  Nessuna meraviglia se taluni pensano che il parlamento va rimpiazzato da un dittatore.  Altri rifiutano l’ipotesi di un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si rassegnano e abbandonano la Politica ai politici.  Ciò peggiora le cose, perché in questo modo si lascia che la società venga gestire da politicanti preoccupati più del loro potere personale che degli interessi della collettività.

 

Questo opuscolo spiega come gestire la società senza ricorrere ai rappresentanti, con i cittadini che votano direttamente le politiche da attuare invece che votare per eleggere dei politici. Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti politici diventano superflui perché il loro lavoro è quello di decidere per gli altri. 
Essi rappresentano altri.  L’autorità di rappresentare gli altri costituisce un ‘potere’, ed è questo potere – non la Politica – che genera corruzione.  Abolire il loro potere significa abolire la corruzione.  Senza la corsa a questo potere, la Politica verrà  liberata dall’ipocrisia, dalla doppiezza e dalle cospirazioni.  Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche abbiamo un nuovo sistema politico chiamato Democrazia Diretta (DD).  In tale sistema nessuno rappresenta altri, nessuno viene pagato per decidere le politiche, quindi i costi di gestione della collettività vengono ridotti al minimo, mentre aumenta l’interesse dei cittadini per i problemi della società.

 

Nessun sistema politico è in grado di curare tutti i problemi politici.  Credere che possa esistere una simile cura porta a pericolose delusioni.  Una simile cura non esiste.  L’abolizione dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non tutti.  Quando ogni cittadino può proporre, discutere e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più l’autorità di decidere per gli altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per loro, il potere politico è come una droga.  Coloro che arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale: Stato, Chiesa, comune, scuola, famiglia – ne diventeranno dipendenti.  Dovrebbero essere trattati come quei drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro droga.  Molti politici bramano per il potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la società faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo.

 

La DD abolisce il potere politico proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri. 

Nessuno rappresenta gli altri.  Ogni cittadino o cittadina detiene soltanto un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se stesso, se stessa.

Se una politica sbagliata produce dei risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hanno votata ne sono responsabili.  Per evitare il ripetersi dei risultati negativi i cittadini dovranno scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e riconsiderare le loro motivazioni.  Questo li farà cercare in se stessi – non all’esterno di se stessi –  le cause dei problemi politici, per identificarle e superarle.

La Democrazia Diretta può perciò essere descritta così: “Ogni cittadino possiede in ogni momento l’autorità per proporre, discutere e decidere votandola, ogni politica.” 
Questo significa abolire il potere dei politici, abolire la loro autorità di decidere per gli altri.  Ogni cittadino ha il diritto di proporre, discutere e di votare ogni legge ed ogni politica.  Che poi i cittadini vogliano o no usare questo diritto, spetta a loro deciderlo.

 

Nota all’edizione italiana:

In italiano, il termine ‘politica’  possiede due accezioni distinte: 

1.                  l’attività generale di produrre le politiche collettive

2.                  la politica collettiva prodotta.  

Il termine è dunque ambiguo e può generare confusione.  L’inglese evita ogni ambiguità usando il termine ‘politics’ per indicare l’attività di produrre le politiche collettive, e i termini ‘policy’ (‘policies’)  per indicare rispettivamente il prodotto (i prodotti) dell’attività politica stessa. 

Volendo ridurre al minimo questa ambiguità, nel testo italiano useremo il termine ‘politica’ nell’accezione 1. con l’iniziale maiuscola e sempre al singolare,  e nell’accezione 2. con l’iniziale minuscola e preferibilmente al plurale.



Contenuto

1.         La Politica

2.         Le  Decisioni  non  sono  Conclusioni

3.         Le  Priorità

4.         I Politici

5.         La  Società

6.         Lo  Stato

7.         la  Democrazia

8.         La  Libertà

9.         Il Principio di Uguaglianza (Parità) Politica  

10.       I partiti politici

11.       La Democrazia Diretta

12.       DD nel posto di lavoro

13.       DD  nell’Educazione

14.       DD nella Famiglia 

15.       Regole  basilari della DD

16.       Come funziona la DD?

17.       Problemi della DD

18.       Risposta alle critiche più comuni

19.       Come promuovere la DD

Breve biografia politica dell’Autore

Note biografiche dell’editore

[inizio]

1.                La Politica

 
Le parole ‘Politica’, ‘politici’, ‘politico’, ‘polizia’ derivano tutte da POLIS, la città-stato dell’antica Grecia.  Ciascuna di queste città si dava le sue leggi e i tribunali, la moneta, l’esercito e la propria politica estera.
Esistevano diverse Polis, ognuna con un proprio sistema di amministrare la città, di fare le sue leggi, le sue politiche e il suo esercito.  Alcune presero il nome dei loro fondatori: l’imperatore Costantino aveva fondato Costatinopolis.  Adrianopolis prese il nome da Adriano.  Akropolis era ‘la città alta’, parte collinare dell’antica Atene. 

L’attività della Polis è detta ‘Politica’. ‘Politica’ (politics) è l’attività di decidere le politiche collettive (policies). 

Le persone che decidono le politiche sono dette ‘politici’. 

Le persone incaricate di far rispettare le leggi della Polis sono chiamate ‘polizia’. 

 Oggi è possibile sostituire il termine ‘Polis’ con il termine ‘Società’.

 In alcune città-stato tutte le politiche venivano decise da un dittatore, in altre dagli anziani o dai proprietari terrieri.  Nella città di Atene tutti i cittadini decidevano tutte le politiche.  Questo sistema era conosciuto come ‘Demo-kratia’, perché era il ‘Demos’, l’intera comunità, che decideva tutte le politiche.

 Quello che oggi la gente chiama “Democrazia” è un sistema dove tutte le politiche vengono decise dai rappresentanti dei cittadini – non da tutti i cittadini.  Questo sistema è perciò un ‘Governo dei Rappresentanti’ (RR - Rule by Representatives), non una democrazia.  Chiamare ‘democrazia’ un siffatto sistema è falso e fuorviante. 

In Democrazia tutti i cittadini decidono tutte le politiche, nessuno decide al posto di altri. 

 Fare politica significa decidere quello che l’intera società dovrebbe fare. Oggi questa decisione viene presa da pochi politici.  Dovunque, oggi soltanto pochi rappresentanti dei cittadini – non i cittadini stessi – decidono tutte le politiche.

 I cittadini accettano che la politica venga decisa dai rappresentanti perché non sono in grado di vedere come potrebbero deciderlo essi stessi. Sembra loro impossibile. Fino a poco tempo fa sembrava troppo complicato rilevare l’opinione di milioni di cittadini.  Oggi questo si può fare per mezzo della moderna tecnologia elettronica. 

 Nella Democrazia Diretta  ogni cittadino può proporre, discutere e votare ogni politica. 

 Questo oggi è tecnicamente possibile?   

I cittadini desiderano farlo?    Alcuni, no.  Ma altri, .

 Fare politica significa decidere sulle politiche.  Cosa significa ‘decidere’? 

 In politica abbiamo due tipi di decisioni da prendere.  Esse rispondono alle seguenti domande:

1.   Cosa vogliamo che faccia la società? (decisione delle politiche da portare avanti);

2.   In che modo la società deve portare avanti queste attività? (decisioni su come portare a compimento le varie politiche)

 Nel prossimo capitolo si parlerà del primo tipo di decisioni. Il secondo tipo sarà discusso in uno capitolo successivo.


       

[inizio]

2.                Le  Decisioni  non  sono  Conclusioni

 

Molta gente confonde le decisioni con le conclusioni.  Ma le decisioni non sono conclusioni.

Esistono quattro differenze concettuali tra una decisione e una conclusione.

 

1.         Decidere significa scegliere una opzione tra un certo numero di opzioni.  Se esiste solo un'unica opzione non possiamo scegliere e non abbiamo nulla da decidere.  Scegliere significa preferire.  Ogni preferenza è determinata da una priorità. Ogni decisione è quindi determinata da una priorità. 

Le conclusioni sono un’altra cosa.  Non possiamo scegliere una conclusione in linea con le nostre priorità.  Esiste soltanto una giusta conclusione alla quale dobbiamo arrivare usando i dati alla nostra portata, il pensiero logico e il sapere tecnico, non le priorità.  I dati, il raziocinio e la conoscenza determinano una sola conclusione giusta, alla quale dobbiamo attenerci anche se ne preferiremmo una diversa.

 

2.    Una conclusione può essere giusta o sbagliata, (2+2=5), mai buona o cattiva. 

Una decisone può essere buona o cattiva, mai giusta o sbagliata. 

Non esistono decisioni sbagliate, ma solo decisioni cattive, e non esistono conclusioni cattive, ma solo conclusioni sbagliate.

 

3.     Coloro che prendono delle decisioni sono responsabili del risultato che ne deriva, perché avrebbero potuto prendere una decisone differente – avendo priorità differenti – e quindi ottenere un risultato differente.  Coloro invece che arrivano a una conclusione non sono responsabili dei suoi risultati.  Non possono arrivare a una conclusione diversa ma ugualmente giusta.  Sono responsabili soltanto di arrivare alla conclusione giusta, non dei suoi risultati.

 

4.    I dati determinano le conclusioni, ma non determinano le decisioni.  Dati identici obbligano persone differenti ad arrivare ad un’identica conclusione, ma tali persone possono prendere decisioni differenti sulla base di differenti priorità.

 

Per chiarire ulteriormente la differenza tra decisone e conclusione proviamo a paragonare la domanda di Amleto “Essere o non essere?” con il ragionamento di un medico: “Amputare o non amputare?”  Amleto ha due opzioni e deve decidere quale scegliere.  Sapere e logica non lo possono aiutare, perché non stabiliscono cosa sia ‘bene’ per lui.  Dal suo lato, il medico deve risolvere il suo dilemma con l’aiuto del suo sapere medico e del raziocinio logico, che lo porteranno alla giusta conclusione medica.  Se questa conclusione dovesse avere conseguenze ‘cattive’, non si può farne responsabile il medico.  Il medico è responsabile soltanto della correttezza della sua conclusione diagnostica. 

 
Immaginiamo un paziente che soffra di un tumore alla gamba.  Analizzando i dati clinici il medico giunge alla diagnosi di tumore maligno e dice al suo paziente: “Un'amputazione può prolungare la Sua vita, altrimenti Lei morirà presto.  Associando quindi il pensiero logico ai dati della scienza medica un medico può trarre una sola conclusione medica, la diagnosi.  Se questa fosse sbagliata ciò è dovuto a un errore dei dati tecnici o del ragionamento clinico, ma non alle priorità del medico. 

I dati clinici determinano la conclusione del medico, ma non la risposta del paziente a quella conclusione. Il paziente – non il dottore – decide come rispondere alla diagnosi del medico.

La stessa conclusione medica potrà portare pazienti differenti a prendere decisioni differenti dovute a differenti priorità.  Alcuni decidono che è meglio morire piuttosto che vivere una vita da disabili, altri decidono di vivere da disabili piuttosto che morire.  Quale di queste decisioni è quella buona? 

Può la stessa diagnosi portare a due decisioni opposte, tutte due buone? 

Possono due decisioni opposte essere ugualmente ‘buone’? 

Per quanto possa sembrare sorprendente, la risposta è:  .

Il motivo è semplice: pazienti differenti hanno priorità differenti, alcuni preferiscono essere disabili invece di morire, mentre altri preferiscono la morte alla disabilità.  Entrambe le decisioni sono buone agli occhi di chi le prende, perché sono determinate da priorità differenti, non da fatti, da scienza o da pensiero logico.  Persone differenti hanno priorità differenti, e non esiste una priorità assoluta che possa darci una scala di priorità.

 C’entra tutto ciò con la Politica?  In Politica si prendono decisioni o si tirano conclusioni?

I politici ‘decidono’ o ‘concludono’ una politica? 

In Politica, la gente vota.  Votare significa scegliere. 

Chiunque decida le politiche – Re, dittatore, presidente, primo ministro, capo oppure normale cittadino - sceglie una opzione tra un numero di opzioni.  Non è possibile decidere una conclusione.  Il rispondere alla domanda “Cosa bisogna fare?” è sempre una decisione, mai una conclusione. 

Le decisioni sono determinate da priorità, non da dati, da sapere o da pensiero logico.  Gli stessi fatti, lo stesso sapere e lo stesso pensiero logico possono portare a decisioni differenti dovute a priorità differenti. 

In Politica si prendono decisioni, non si arriva a delle conclusioni.  Decidiamo su dei temi politici, non arriviamo a delle conclusioni su di questi. 

Coloro che prendono delle decisioni sono responsabili per le conseguenze che ne seguono, perché potrebbero aver preso delle decisioni differenti – basate su priorità differenti - ed ottenere dei risultati differenti. 

 Di solito, i politici le cui decisioni hanno prodotto risultati indesiderati tentano di sfuggire le loro responsabilità dicendo: “Non ho avuto altra scelta”, spacciando così le loro decisioni per conclusioni.  Ma essi hanno votato. Votare significa scegliere, e non si può scegliere una conclusione.

[inizio]

3.                 Le  Priorità

 

Una priorità è un principio che determina una preferenza.  Senza priorità non possiamo scegliere.  ‘Decidere’ significa scegliere una singola opzione tra un certo numero di opzioni diverse.  Scegliere significa preferire.  Noi preferiamo qualcosa secondo le nostre priorità.  Una priorità determina cosa noi consideriamo ‘bene’ e per chi è ‘bene’. 
Molte persone credono che le priorità siano ‘naturali’ o ‘auto-evidenti’.  Non è così: queste sono asserzioni puramente arbitrarie che noi facciamo perché senza priorità non possiamo prendere delle decisioni.

 

Prima della prima Guerra Mondiale, molti europei credevano che ‘bene’ significasse ‘qualsiasi cosa fa bene al Re e al paese’. Negli Stati Uniti alcuni credevano che ‘quello che fa bene alla General Motors fa bene agli Stati Uniti’.  Ma ciò che è bene per la General Motors, è ‘bene’ anche per la Ford Motor Company? 
Gli impiegati della Ford potrebbero pensare diversamente.

 

Le priorità umane sono create da persone, non dalla Natura, o da Dio, o dalla Storia, o dalla cosiddetta ‘Realtà.’  Le priorità non ci vengono imposte da fuori, da sopra, o sotto di noi.  Se così fosse, non ci sarebbero problemi politici.  Tante persone credono che la sopravvivenza sia l’ultimo concetto prioritario impostatoci dalla natura.  Amleto lo rifiuta.  Se la sua priorità fosse la sopravvivenza, il ‘non essere’ non sarebbe un’opzione e non potrebbe operare alcuna scelta, perché deve necessariamente concludere che può solo ‘essere’.  Ma, per Amleto, il ‘non essere’ costituisce un’opzione, quindi deve decidere, non concludere.  Per Amleto – e per molti altri – la sopravvivenza non costituisce l’ultima priorità.  Non esiste un’ultima priorità.

 

Un’inchiesta della BBC del 2004 evidenziò che il 71% dei cittadini U.S. era pronto a ‘morire per Dio’. 
Queste persone valutano Dio al di sopra della loro stessa sopravvivenza.  Molti valutano il loro STILE di vita al di sopra della loro stessa vita.  Molti preferiscono rischiare le loro vite per la Libertà e l’Onore, invece di vivere in stato di oppressione o di vergogna.  Le parole ‘Piuttosto la morte che il disonore!’ e ‘Libertà o morte!’ hanno motivato milioni di persone a lottare contro l’oppressione ed a resistere ad essa. 

La sottomissione al governo nazista era da preferire alla lotta contro il Nazismo?  In molti hanno risposto che No. 

 La società umana non è stata creata dalla Natura.  È invece un prodotto arbitrario degli esseri umani..  Costruendo la società, gli umani si sono sottratti dalla totale subordinazione alla natura.  In natura i comportamenti sono dominati da necessità biologiche, e non c’è niente di ‘buono’ nell’essere completamente dominati da necessità biologiche: ciò abolirebbe ogni l’assenza della libertà ridurrebbe le priorità ad una sola - la sopravvivenza.  La vita in società ci libera da questa schiavitù rendendo le necessità biologiche più facili da esaudire.  La società ci ci consente di scegliere le priorità fissate da noi stessi, non dalla natura. 

La vita in società ci dà la possibilità di scegliere le nostre priorità individuali.

 Ogni priorità politica, rispondendo alla domanda: “Voglio fare ciò che è bene; ma per chi deve essere bene?” può essere assegnata a una delle cinque categorie che seguono. 

Le cinque possibili risposte sono:

1.         Bene per me /la mia famiglia:  (priorità ego-centrica)

2.         Bene per il mio Re/ Paese/ Nazione/ Tribù:  (priorità etno-centrica)

3.         Bene per l’umanità:  (priorità antropo-centrica)

4.         Bene per Dio: (priorità teo-centrica)

5.         Bene per tutta la natura:  (priorità bio-centrica)

 
In ogni momento abbiamo solo una singola priorità.  Ne abbiamo bisogno perché senza di questa non possiamo decidere.

 Non possiamo avere due priorità nello stesso momento, perché non possiamo preferire due cose.  Possiamo volerle entrambe, ma se dobbiamo sceglierne una dobbiamo fare una preferenza secondo una nostra priorità.

 Ciascuna priorità esclude automaticamente tutte le altre.  Il ’bene per il Re e per il Paese’ esclude il ‘bene per me’.  La priorità ‘Deutschland ueber Alles’ esclude la priorità ‘autonomia dell’Inghilterra.  Tutte e due escludono il ‘bene per l’umanità’.  Molte persone si servono di una priorità per decidere in un campo e di un’altra per decidere in un altro campo: ma in ciascun campo ed in ciascun momento possono usare solo una singola priorità.

I conflitti economici e politici derivano da conflitti tra priorità.  L’etnocentrismo di un gruppo entra in conflitto con l’etnocentrismo di altri gruppi e spesso conduce alla guerra.  L’egocentrismo di una personaentra in conflitto con l’egocentrismo di tutte le altre persone.  L’egocentrismo, principio prioritario del capitalismo, contraddice l’antropocentrismo, principio prioritario del Socialismo e della Cristianità.

Ogni priorità contiene delle priorità subordinate, che decidono il significato della parola ‘bene’.  Il ‘bene per me’ può significare il massimo della ricchezza, o del potere, o della felicità o la longevità.  Anche qui possiamo avere soltanto una priorità subordinata nello stesso momento. 
 
Queste sub-priorità influenzano Amleto e il medico? Influenzano Amleto, non il medico.

Amleto decide secondo le proprie priorità, mentre il medico conclude la sua diagnosi applicando il pensiero logico e associandolo ai dati clinici: egli non usa le sue priorità personali.  Se Amleto è religioso, la sua priorità lo farà decidere di ‘essere’, perché tutte le religioni proibiscono il suicidio; ma se la sua priorità dice ‘il bene per me’, ed egli preferisce la morte al disonore, allora deciderà di ‘non essere’.  Un medico non può decidere una conclusione medica.  Le conclusioni non sono prodotti da scelte ma sono imposte dai dati e dalla logica.
 
E per quanto riguarda il fare Politica?  le politiche sono decisioni o sono conclusioni ?

I politici votano.  Non  può votare una conclusione, perciò fare Politica significa decidere. 

Il ‘bene per il Re e il Paese’, era la priorità della maggioranza degli europei fino alla prima Guerra Mondiale, e milioni di europei sono morti volentieri per questa priorità. 

Due guerre mondiali hanno cambiato questa priorità: oggi quasi tutti gli Europei e gli Statunitensi ne hanno un’altra: l’egocentrismo: ‘Faccio quello che va bene per me’.

Nel suo discorso inaugurale nel 1961 il presidente Kennedy esortava  il popolo americano a cambiare le proprie priorità.  Egli disse:

Non chiedere cosa il tuo paese può fare per TE.  Chiedi cosa TU puoi fare per il tuo paese.”  Egli chiedeva agli americani di passare dall’egocentrismo all’etnocentrismo.  Solo pochi lo hanno fatto.

Le priorità vengono ‘programmate’ nei i bambini dai loro genitori, insegnanti, capi. Una volta impiantate, è molto difficile cambiarle, soprattutto se la ‘programmazione’ è avvenuta con criteri troppo rigidi, fondamentalisti, che vanno evitati.  Vedremo più avanti, nel capitolo 14 “DD e Famiglia”, che esiste un modo per evitare questo tipo di programmazione.

La gente crede che le proprie priorità siano naturali, di per sé evidenti, ‘l’unica scelta sensata’.  Ma tutte le priorità sono arbitrarie.  Nessuna priorità può essere giustificata ‘oggettivamente’,  perché ogni giustificazione è basata su una priorità – che richiede a sua volta una giustificazione.

Nonostante la richiesta di Kennedy, soltanto pochi americani hanno cambiato la loro priorità egocentrica.  Alcuni Americani decisero che le priorità di Kennedy contraddicevano le loro, e quindi lo assassinarono il 22 Novembre 1963 a Dallas, nel Texas.  Quest’evento – come tutte le guerre – dimostra che i conflitti di priorità spesso inducono la gente ad uccidere.

 

[inizio]

4.                          I Politici

 

Nell’antica Grecia i cittadini che si occupavano della Polis erano chiamati ‘Polites’.  I ‘Polites’ proponevano le politiche.  Oggi, i ‘politici’ decidono le politiche nel nome di tutti i cittadini mentre sono davvero pochi i cittadini che propongono delle politiche.

 

Votare significa scegliere.  Scegliere significa preferire.  Votando per eleggere i politici noi scegliamo delle persone che scelgono per noi ciò che deve fare la nostra società.  Scegliamo altri per esprimere la nostra preferenza e ci aspettiamo da loro che essi scelgano secondo le nostre priorità.  Ci aspettiamo che essi agiscano soltanto come una mera estensione di noi stessi.  In realtà sono loro che impongono le loro priorità su di noi. 

 

Ma allora, perché scegliere altri per scegliere in nostro nome?  Perché non possiamo scegliere noi stessi chò che la nostra società deve fare?  Eleggiamo dei rappresentanti perché indagare le preferenze di milioni di cittadini è un processo molto lento e difficile, mentre le politicche molto spesso devono essere decise in brevissimo tempo. 

 

Il modo più facile per decidere le politiche per un’intera società era autorizzare una sola persona a decidere per tutti.  Per questo motivo per lungo tempo e in quasi tutte le società una sola persona (Capo, Re, Imperatore) ha deciso per tutti.  Di fatto la priorità di questa persona era far diventare l’autorità di decidere per tutti una proprietà della sua famiglia.  Nel tempo è successo che il popolo ha rifiutato questa autorità ed ha eletto dei rappresentanti che dovevano decidere le politiche per loro. Se un politico rappresenta 100.000 Cittadini, 500 politici rappresentano 50 milioni di cittadini.  Queste 500 persone possono stare in una sala di grandezza media – sedute in un Parlamento o ‘congregate’ in un Congresso – per dibattere e votare con il sistema dell’alzata di mano.  I Rappresentanti prendono quotidianamente numerose decisioni per coloro che li hanno eletti.  Questo sistema è ancora in uso ai giorni nostri, perché quella di sapere ciò che la gente vuole, spiegare le varie opzioni e i loro possibili risultati, organizzare praticamente il voto e contare milioni di voti era – fino a poco tempo fa – una procedura lunga e complicata. 

Oggi però tutto ciò può essere fatto tramite la TV, i cellulari, o le carte magnetiche. 

 

Sono in molti a credere che i politici attueranno le preferenze di chi li ha eletti. Di norma però questo non avviene.
E nemmeno essi possiedono qualche particolare competenza per decidere.  Qualsiasi decisione è determinata da una priorità, non da una competenza.  Prendere delle decisioni è una funzione, non una competenza: tutti prendiamo delle decisioni tutti i giorni.  Il filosofo Ateniese Platone –oppositore della democrazia – argomentava che prendere delle decisioni era una competenza simile a quella di un capitano che guida il suo vascello in una precisa direzione usando la dua cooscenza dei vascelli e della navigazione.  Ma la società non è un vascello.  Tutti i passeggeri di un vascello vogliono raggiungere la stessa meta, ma non tutti i cittadini di una società vogliono scegliere la stessa politica proprio perché hanno delle priorità differenti.  I politici devono avere determinate doti per arrivare al potere, per esempio devono essere capaci di cospirare (per battere i rivali), di adulare (per avere il supporto dei loro capi), e di essere ipocriti (per ottenere il voto dei elettori), ma non hanno bisogno di speciali competenze per decidere una politica. 

I politici decidono le politiche secondo le loro priorità, come fa qualsiasi altra persona.

Il cittadini dell’antica Atene che inventarono la democrazia, proclamarono: “Anche la cuoca è capace di governare”.  Vediamo come ciò sia vero dal momento che Arnold Schwarzenegger, un uomo tutto muscoli diventato poi attore, oggi fa il Governatore della California. Egli può decidere per tutti i cittadini pur senza possedere alcuna competenza o educazione specifica perché tutte le decisioni sono determinate da delle priorità e non da una particolare capacità. 

Arnold ha delle priorità, come qualsiasi altra persona.  Nell’anno 1980 Ronald Reagan, un altro attore di Hollywood, diventò Presidente degli Stati Uniti.  Possedeva egli una competenza speciale per diventare Presidente?  Assolutamente no, a nessun presidente è richiesta competenza specifica per essere presidente: fare il presidente è un ruolo, non una professione.  Quella non potrà mai diventare una professione. 

Ognuno può fare il presidente.  Se poi uno sarà un buon presidente (per chi?) o un cattivo presidente (per chi?), quel giudizio dipenderà dalle priorità di chi commenterà le sue decisioni. 

Prevedere il risultato di una politica richiede conoscenza e abilità, che sono messe a disposizione da esperti che studiano le varie opzioni e le loro possibili conseguenze.  Questi esperti spiegano al Presidente le varie opzioni e i loro possibili risultati, ma non decidono quale sia l’opzione da scegliere.  È il Presidente che decide.  Gli esperto decidono raramente le politiche, ma se lo fanno, saranno le loro priorità – non la loro scienza – a determinare la loro decisione.

Un presidente agisce come la giuria in un tribunale.  I membri di una giuria non sono esperti legali.  Essi ascoltano gli avvocati, i testimoni, il giudice, e poi decidono se l’imputato è o non è colpevole.  Quando i testimoni si contraddicono, i membri della giuria devono decidere a chi credere.  Essi lo fanno seguendo le loro preferenze, non seguendo la loro conoscenza legale. 

I politici decidono quali saranno le preferenze della società. 

Lo Stato impone le loro decisioni alla società. 

 Ciò fa emergere due domande: 1. Cos’è la ‘Società’?  e, 2. cos’è ‘lo Stato’?

[inizio]

5.                La  Società

 

Margaret Thatcher,  primo ministro britannico negli anni ‘80, disse una volta: “Non esiste una cosa chiamata società, esistono soltanto individui e famiglie.”  Questo per giustificare la sua politica di privatizzazione, la quale prevedeva che le miniere di carbone, i treni, le centrali elettriche etc. dovevano funzionare soltanto per dare dei profitti, e non al servizio della ‘società’, che  – secondo lei – era una finzione e non una realtà.

A prima vista sembra che lei abbia ragione. Noi non vediamo nessuna entità chiamata ‘società’, vediamo solo delle persone.  Ma se la Thatcher ha ragione, allora si può anche dire “non esiste una cosa chiamata ‘Esercito’, esistono solo delle persone che indossano delle uniformi”.  Sappiamo che ciò non ha senso.  Un esercito è qualcosa di più che le persone che vestono le uniformi.  La differenza tra un esercito e le persone che indossano le uniformi militari non è nel modo in cui queste si presentano alla vista ma nel modo in cui agiscono.  Le persone che vestono un’uniforme per questioni di moda non obbediscono a nessun ordine e non agiscono insieme secondo una strategia.  Non rischiano la loro vita e non uccidono altre persone, nemmeno se gli viene ordinato di farlo. 

Solo i soldati di un esercito lo fanno.

La differenza tra ‘persone’ e ‘società’ non sta nel modo in cui si presentano alla vista, ma nel modo in cui si comportano.  Una ‘società’ non è composta solo da varie persone che vivono vicine, ma da persone che si comportano secondo delle regole accettate da tutti loro.  Queste regole – conosciute col nome di ‘leggi’ – servono a risolvere i conflitti tra le persone, e sono accettate dalla maggioranza delle persone in una stessa società. 

È l’osservanza delle leggi che fa diventare le persone ‘società’.  Le varie società creano delle leggi differenti, ma è soltanto nel momento in cui un gruppo di persone accetta le stesse leggi che si forma una società.  Non tutti osservano tutte le leggi, ma la maggioranza delle persone osserva quasi sempre la maggioranza delle leggi.  Alcuni lo fanno per paura di essere puniti, ma la maggioranza delle persone in quasi tutte le società osservano quasi tutte le leggi perché sanno che senza leggi si vivrebbe in una conflittualità continua e vivere insieme sarebbe impossibile.  Una moltitudine di persone, ciascuna delle quali segue le proprie leggi private, come nelle città di frontiera del ‘Selvaggio West’ nel 19° secolo, non formano una società. Formano soltanto un mucchio di persone senza coesione.  Questi gruppi non hanno stabilità né vitalità. Vivono in continua conflittualità, mancano del senso di comunità e solitamente si frammentano presto.  Gli Indiani americani usano dire che il ‘Selvaggio West’ diventò selvaggio solo dopo l’arrivo dei bianchi.  Diventò selvaggio perché ogni immigrante bianco obbediva solo le sue proprie leggi.  Quando le persone ubbidiscono solo le loro regole private si combattono in continuazione e una vera società non può esistere.

Prima di creare le società, gli ominidi erano solo un’altra specie di scimmie senza parola e enza raziocinio.  La vita in società ha prodotto poi la parola e il pensiero, così ‘umanizzando’ i primati.  La parola e il raziocinio non sono prodotti della Natura, ma della Società.  Se – come affermò Margaret Thatcher – la società non esiste, allora anche il parlare, il linguaggio ed il pensiero non potrebbero esistere.

 

[inizio]

6.                Lo  Stato

 
Come abbiamo visto, persone che vivono insieme e ubbidiscono a regole da loro accettate formano una società.  Queste persone hanno creato sistemi speciali per fare le regole (leggi), applicarle e proteggerle.  Tutte queste cose insieme formano ‘Lo Stato’.

Organi dello Stato sono:

1.                  il Parlamento – un gruppo che discute e decide le leggi e le politiche per l’intera società;

2.                  il Governo – un comitato che decide come portare a compimento ogni scelta politica;

3.                  i Tribunali e la Polizia– persone preparate e organizzate per l’applicazione delle Leggi;

4.                  un Esercito – persone organizzate ed armate per assalire le altre società o per difendere la loro società dagli assalti di altre. 

Tutti insieme, questi organi formano ‘lo Stato’.

I contenuti delle leggi dipendono da chi le fa.  Se sono fatte da una sola persona, le leggi dipendono dalle priorità di questa persona.  Se sono fatte da un gruppo di persone, le leggi dipendono dalle priorità di quel gruppo. La sopravvivenza delle persone dipendeva dalla società e la società dipendeva da leggi che erano accettate da tutti.

In passato si credeva che le leggi fossero emanate direttamente da Dio.  Le leggi erano scolpite nella pietra così da essere permanenti e visibili (in ebraico per dire ‘fare una legge’ si dice ‘scolpire nella pietra’.)  La storia biblica di Dio che ha dato i Dieci Comandamenti a Mosè sul Monte Sinai è un esempio di come l’uomo crede che le leggi su cui vive la società vengano da Dio.  Secondo la Bibbia, Mosè ha scolpito i comandamenti su due tavole di pietra, ma li ha  ricevuti da Dio. 

Anche Maometto era convinto che Dio gli avesse dettato il Corano. 

Di fatto è il popolo che fa le leggi.  Mosè – e non Dio – aveva creato i Dieci Comandamenti e Maometto – non Dio – aveva creato il Corano.  Il popolo fa le leggi e gli Stati, e li può cambiare.  Ogni Stato è disegnato, creato, mantenuto e pagato da tutti i cittadini, e i cittadini hanno perciò il diritto di cambiarlo quando decidono di volerlo fare.

La questione principale della Politica è: Chi fa le leggi e le politiche di una società? 

Fino a quattro secoli fa la risposta era: ‘Il Re’. 

Molti cittadini si opposero alle leggi ed alle le politiche fatte dai Re e decisero di fare le leggi stessi da se stessi.  Nessun Re lo gradì.  Iniziò un violento conflitto tra Re e cittadini.  Il Re si appellava alla Legge e all’Ordine denunciando i cittadini come ‘fuorilegge’ e ‘senza legge’.  Per ‘Legge ed Ordine’ il re intendeva la Sua Legge e il Suo Ordine.  I cittadini volevano una Legge e un Ordine fatti da loro stessi.  Il conflitto tra re e cittadini non era un conflitto tra la legge ed i senza-legge, o tra l’ordine ed il disordine.  Era un conflitto tra la legge del Re e la legge dei cittadini, e tra un ordine del Re e un ordine dei cittadini.  Quella volta hanno vinto i cittadini, ma la questione “Chi fa le leggi e chi decide sull’Ordine da seguire?” resta ancora aperta.

Al giorno d’oggi la Legge e l’Ordine sono decisi da pochi rappresentanti, eppure molti cittadini non sono d’accordo su molte di queste leggi e su molto di quest’ordine.  Oggi possiamo avere un sistema politico in cui tutti i cittadini – non i loro rappresentanti – decidono quali devono essere le Leggi e l’ordine. 

Questo sistema è la Democrazia Diretta (DD).  Si tratta di una società governata da tutti i suoi cittadini. 
Questo sistema verrà denunciato come ‘senza ordine’ e ‘senza legge’ da coloro che preferiscono il governo dei Rappresentanti (in inglese: RR – Rule by Representatives) .

“Il sistema rappresentativo non è democratico – essi dicono – quando coloro che sono rappresentati determinano la legge e l’ordine da se stessi.” 

Ciò pone una domanda: Cos’è la Democrazia?

 

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7.                la  Democrazia

 

La Democrazia è stata inventata circa 2500 anni fa da Clistene nell’antica Atene.  In greco, ‘Demos’ significa ‘le persone di una comunità’;  Kratos’ significa ‘Potere’ o anche ‘Autorità decisionale’.  Demos-kratia’ (Democrazia) significa quindi ‘una comunità mandata avanti da tutti i suoi membri’.  Oggi noi daremmo a questo sistema il nome di ‘Democrazia Diretta’ perché sono gli stessi cittadini – non i loro rappresentanti – che vi decidono tutte le politiche.  Nella democrazia di Atene tutti gli uomini adulti e liberi (ma non le donne e gli schiavi) decidevano tutte le leggi e le politiche della loro società.  Non era però un sistema referendario in cui i cittadini sono chiamati a votare le domande e le proposte fatte da altri. 

Ogni cittadino poteva proporre qualsiasi legge o politica, emendarla o discuterla, e votarla. 

Proibile a donne e schiavi di votare una politica era un grosso difetto, ma nella maggior parte delle società antiche neanche gli uomini liberi potevano decidere le leggi e le politiche.  I Re soltanto o gli anziani decidevano tutte le leggi e le politiche. La ‘demos-kratia’ di Atene era unica perché abilitava tutti gli uomini liberi a votare.

Oggi ammiriamo ancora le piramidi in Egitto, ma queste non sono qualcosa che noi possiamo usare attualmente. 
La democrazia di Atene invece è ancora attuale, sebbene i suoi contenuti e la sua forma siano stati pervertiti fino a diventare irriconoscibili.

La democrazia di Atene ha prodotto le filosofie di Socrate, Platone ed Aristotele.  Ha inventato il teatro, il dramma, il gioco di ruolo, la tragedia, la commedia, i testi di Eschilo Sofocle e Aristofane, e il metodo dell’argomentazione logica.  Noi oggi usiamo ancora tutto ciò. Tutto ciò fu creato ad Atene, non a Sparta che era lì vicino ma era retta da due re e da un consiglio di anziani.  La filosofia, il teatro, la tragedia, il gioco del ruolo, sono nati dai dibattiti pubblici sulle politiche che avevano luogo prima delle elezioni in una piazza chiamata Agorà. Nell’Agorà ogni cittadino poteva esprimere le proprie opinioni.  Esisteva addirittura il dovere (chiamato ‘Parhesia’) di esprimersi in pubblico se vi fossero state questioni controverse - il silenzio era punito per legge. 

Tutti i cittadini discutevano e votavano direttamente tutte le leggi e le politiche di Atene. 

Nella democrazia di Atene non c’erano elezioni. I cittadini affidavano ad alcune persone l’incarico di eseguire le politiche.  L’incaricato veniva nominato per estrazione a sorte, non per elezioni.  Gli incarichi avevano durata di un solo anno.  Nessuno poteva rimanere in carica per due anni consecutivi.  Ogni anno le nuove estrazioni incaricavano nuove persone e coloro che lasciavano l’incarico dovevano rendere conto dei loro atti e venivano puniti per le loro mancanze.  Il metodo del sorteggio preveniva il formarsi di un’élite ed eliminava la competizione e la corruzione. 

Questo sistema differisce decisamente quello che oggi chiamiamo Democrazia.  Oggi, ‘Democrazia’ significa eleggere pochi politici a decidere per tutti i cittadini.  Ciò contraddice il significato e lo spirito originali della democrazia dove tutti i cittadini decidevano tutte le politiche, senza rappresentanti.  La Democrazia genuina è Politica senza i politici.

Questo è l’autentico, originario significato della Demos-kratia di Atene.

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8.                La  Libertà

 
Libertà’ significa vivere secondo le proprie decisioni.  Coloro che vivono secondo le loro proprie decisioni vita sono liberi; coloro che – senza saperlo o senza volerlo – vivono subendo le decisioni di altre persone non sono liberi.  

La libertà totale è impossibile in qualsiasi società.  La libertà totale è possibile soltanto a chi vive – volontariamente – del tutto isolato da altre persone.  La vita insieme ad altri richiede di accettare occasionalmente le decisioni degli altri e di limitare le nostre decisioni per non ferire gli altri.  Anche due sole persone che vivono insieme volontariamente hanno delle divergenze d’opinione e ognuno dei due deve molte volte accettare le decisioni dell’altro.  Se è sempre la stessa persona quella che accetta le decisioni dell’altro, tale persona è oppressa, o succube.  Ma se ciascuno – in buona alternanza – sa accettare le decisioni dell’altro, ciò significa che entrambi limitano la loro libertà – volontariamente – per il bene della loro vita in comune.  Questo accade nella maggioranza delle famiglie, delle comunità, delle città e società.  Nella società le persone accettano di ubbidire le decisioni altrui se gli altri in turno accettano di ubbidire le loro.  Se una stessa persona o gruppo deve sempre piegarsi alle decisioni altrui, allora diventano oppressi.La libertà assoluta di ogni membro del gruppo è impossibile, nemmeno nella più piccola comunità anarchica.

La maggior parte della gente preferisce vivere in gruppi come la famiglia, la tribù, la società, in condizioni di parziale, anziché totale, libertà.  Comunque, esistono diversi gradi di libertà parziale.  Vivere sotto governanti eletti concede più libertà al popolo che vivere sotto governanti non eletti, perché il popolo degli elettori può almeno decidere chi deciderà al suo posto.  Ma chi vive sotto governanti eletti gode minore libertà di chi vive senza governanti. 
Una società in cui ogni cittadino può proporre, discutere e votare ogni legge e politica si autogoverna, e la sua maggioranza vive secondo le sue proprie decisioni.  La minoranza deve ubbidire le decisioni della maggioranza, ma se la minoranza ha a disposizione i mezzi idonei per poter eventualmente diventare maggioranza, allora non è oppressa.  Quei cittadini godono molta più libertà di quelli che vivono in una società dove i rappresentanti decidono tutte le leggi e tutte le politiche.

Una Politica senza politici – la Democrazia Diretta – permette il massimo livello di libertà in qualsiasi società. 
Non è una libertà totale, perché le decisioni della maggioranza sono vincolanti e la minoranza le deve accettare. 
Quindi la minoranza non è del tutto libera.  Tuttavia, coloro che si trovano in minoranza per determinate decisioni possono trovarsi a far parte della maggioranza per altre decisioni.  Una minoranza che può promuovere le proprie vedute e diventare maggioranza, non è oppressa.  Una minoranza che non può diventare maggioranza perché regole o leggi le impediscono – o limitano il suo giusto diritto – di pubblicizzare le proprie vedute, è oppressa.  Solo se può pubblicare le sue opinioni, ottenere consensi e diventare così maggioranza, non lo è.

Ogni società che pratichi la Democrazia Diretta deve consentire a tutte le minoranze la possibilità di promuovere le proprie vedute, per quanto possano essere sgradevoli.  Questo stimolerà il dibattito pubblico sulle politiche, aumenterà il senso di responsabilità della gente per la loro società ed alzerà il livello di qualità della vita di quella società in generale e di ogni individuo che ne fa parte. 

La Democrazia Diretta, incrementando la partecipazione attiva di ciascun cittadino alle decisioni politiche, porterà la gente a superare l’indifferenza, la pigrizia e il sentimento di impotenza della gente nei confronti dei problemi collettivi, scongiurando l’indifferenza della gente per la loro società e così lla noia e la depressione che oggi affliggono così tante persone.

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9.   Il Principio di Uguaglianza (Parità) Politica  

La Dichiarazione d’Indipendenza Americana dichiara: “È nostra convinzione che tutti gli uomini nascono uguali.”

E le donne?  Sono ‘nate uguali’ agli uomini?  Esistono forse due creature nate uguali? 

Poiché non esistono due creature nate uguali, la Dichiarazione d’Indipendenza americana contraddice la realtà biologica. 

Quale ‘uguaglianza’ intendevano gli autori del testo?  Intendevano uguaglianza biologica?  Parità  legale?  Parità economica?  Parità politica?  Questi sono tutti contesti diversi.  Sembra che avessero intendeso la parità legale: vale a dire, che tutte le leggi si applicano ugualmente a tutte le persone, a prescindere da origine, razza, sesso, fede religiosa, povertà o ricchezza personale, in modo che nessuno sia sopra la legge.  Nel 1974 la destituzione del presidente Nixon a causa del suo coinvolgimento nello scandalo Watergate ha dimostrato questa parità: ha provato che neanche il presidente degli U.S. è al di sopra della legge.

Tanto vale per l’applicazione uguale per tutti della legge, ma è altrettanto valido per quanto riguarda un’uguale autorità nel fare le leggi?  Sono tutti i cittadini autorizzati per proporre, discutere e votare ogni legge? 
Oggi come oggi, certamente no!  Pochissimi cittadini sono autorizzati a votare le leggi e le politiche.  Coloro che lo fanno non sono esperti di legge, ma politici.  È importante applicare tutte le leggi in modo uguale a tutti i cittadini, ma è ancor più importante l’uguale autorità nel votare le leggi.  Autorità di votare le leggi e politiche vuol dire autorità di fare leggi e regole alle quali tutti i cittadini si devono sottomettere. 

Ogni cittadino deve avere il diritto di decidere quali leggi la società dovrebbe accettare.  Dopo tutto, lo scopo delle leggi è migliorare la vita di tutti i cittadini. Quelli la cui vita dovrebbe migliorare non dovrebbero forse decidere da se stessi come farlo?  Apparentemente invece no, considerato che in nessuna delle società di oggi i cittadini sono tutti autorizzati a proporre, discutere e votare le leggi e le politiche della loro società. 

Il Principio di Parità Politica afferma che anche se non esistono due esseri umani biologicamente uguali, tutti devono avere uguale diritto di votare ogni legge e politica della loro società.  Solo coloro che possiedono questa uguaglianza decidono della loro vita in modo autonomo, e sono liberi. 

Quando tutti i cittadini possiedono pari autorità nel fare leggi, possono decidere anche le altre parità. 
Possono decidere tutte le leggi della società, incluse tutte le altre parità.

Il Principio di Parità Politica deve essere applicato a tutti i gruppi: coppia, famiglia, tribù, nazione, milizia, posto di lavoro, scuola, e infine alla società stessa.  Questo principio  asserisce  l’uguale diritto di ogni membro di un gruppo di proporre, discutere e votare ogni decisone del gruppo stesso.  Alcuni accetteranno questo principio come naturalmente evidente; altri preferiranno morire piuttosto che accettarlo.  Costoro si opporranno all’applicazione di questo principio alla società – ma ancora di più alla sua applicazione nella famiglia, nella scuola e nell’ambito di lavoro.  Il Principio di Parità Politica abolisce il potere e le posizioni dominanti in ogni luogo della società, famiglia, scuola, posto di lavoro, sindacato e partito politico.  È un principio che mette allo stesso livello paritario i leader e la massa, i dominatori e i dominati.  Nessun leader di partito politico, sia di sinistra che di destra, vorrà accettare che tutti i membri del suo partito abbiano uguale diritto di proporre, discutere e votare su qualsiasi linea politica del loro partito.

Molti sedicenti democratici credono che il Principio di Parità Politica esasperi il significato di Democrazia e lo etichettano come ‘populismo’.  In tal modo distorcono il significato originale di ‘Democrazia’ e lo accantonano come ‘antiquato’ o ‘irrealistico’.  È una scommessa vinta in partenza, quella che si leveranno campagne isteriche contro il PEP ovunque ne sorgerà la domanda.  Le dimensioni e l’intensità di queste campagne supereranno le ostilità contro il socialismo, l’anarchia e il femminismo.  I socialisti si opporrannoal PEP non meno dei capitalisti, argomentando che il vero punto cruciale è il Principio della Parità Economica, non quello della paità politica.  I socialisti ignorano semplicemente il fatto che in tutti gli stati basati sulla parità economica (l’USSR e l’ex blocco degli Stati dell’Est) solo pochissimi funzionari decidevano tutto per tutti, e che il 99,99% della cittadinanza non aveva alcun diritto di decidere su niente: nemmeno su chi dovesse decidere per loro.  Nessuna meraviglia che questi sistemi siano collassati senza spargimenti di sangue: pochissimi dei loro cittadini vi davano supporto.  Quei sistemi erano stati concepiti per superare l’oppressione e lo sfruttamento causati dalla disuguaglianza economica: ma poiché si basavano sulla disuguaglianza politica hanno prodotto uno sfruttamento ed un’oppressione ancora maggiori, perché hanno negato la libertà politica ai loro cittadini.  La maggior parte delle persone che sono cresciute nei paesi ex-socialisti preferiscono la disparità economica del capitalismo alla disparità politica del socialismo.  Nessuna meraviglia.

Il collasso dell’USSR è la prova storica che l’uguaglianza economica è meno importante di quella politica – e che certamente non può pro