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Politica
senza i politici
Introduzione
Oggi,
ovunque nel mondo, la maggior parte
della gente ha perso la fiducia nei politici.
Corruzione,
cospirazioni e scandali
politici sono diventati la norma in ogni paese ed in ogni partito, per
cui
moltissimi politici ha perso la fiducia anche dei propri sostenitori. Molti credono che la
Politica generi
automaticamente la corruzione, di qui il detto: “dove c’è potere
c’è corruzione”. Nessuna meraviglia quindi
se la maggioranza
delle persone
non ha fiducia
non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale. Molti si
rifiutano di votare, non credono più che il voto possa
portare dei cambiamenti
significativi. Non
votare per i propri rappresentanti è
un voto di “sfiducia” per quel tipo di governo.
Spesso
le persone disgustate dalla
doppiezza di quasi tutti i politici cercano quelli che possono meritare
la loro
fiducia, ma se per caso riescono a trovarne alcuni, di solito verranno
poi
traditi anche da questi. Nessuna
meraviglia se taluni pensano che il parlamento va rimpiazzato da un
dittatore. Altri
rifiutano l’ipotesi di
un dittatore, ma poiché non vedono alternative, si
rassegnano e abbandonano la
Politica ai politici. Ciò
peggiora le
cose, perché in questo modo si lascia che la
società venga gestire da
politicanti preoccupati più del loro potere personale che
degli interessi della
collettività.
Questo
opuscolo spiega come gestire la
società senza ricorrere ai rappresentanti, con i cittadini
che votano direttamente
le politiche da attuare invece che votare per eleggere dei politici.
Quando tutti i cittadini decidono tutte le politiche, i rappresentanti
politici diventano superflui perché il loro lavoro
è quello di decidere per gli
altri.
Essi
rappresentano altri. L’autorità
di rappresentare gli altri
costituisce un ‘potere’,
ed è questo
potere – non la Politica – che genera corruzione. Abolire il loro potere
significa abolire la
corruzione. Senza
la corsa a questo
potere, la Politica verrà
liberata
dall’ipocrisia, dalla doppiezza e dalle cospirazioni. Quando tutti
i cittadini decidono tutte le
politiche abbiamo un nuovo sistema politico chiamato Democrazia
Diretta (DD). In
tale sistema nessuno rappresenta altri, nessuno viene pagato per
decidere le
politiche, quindi i costi di gestione della collettività
vengono ridotti al
minimo, mentre aumenta l’interesse dei cittadini per i
problemi della società.
Nessun
sistema politico è in grado di
curare tutti i problemi politici.
Credere che possa esistere una simile cura
porta a
pericolose
delusioni. Una simile cura non esiste.
L’abolizione
dei rappresentanti risolverà molti problemi politici ma non
tutti. Quando
ogni cittadino può proporre, discutere
e votare ogni tipo di politica, nessuno ha più
l’autorità di decidere per gli
altri e di conseguenza il potere dei politici è abolito. Per
loro, il potere
politico è come una droga.
Coloro che
arrivano a possederlo – in ogni organizzazione sociale:
Stato, Chiesa, comune, scuola,
famiglia – ne diventeranno dipendenti. Dovrebbero essere
trattati come quei
drogati che fanno qualsiasi cosa pur di continuare ad ottenere la loro
droga. Molti
politici bramano per il
potere in quanto tale, ma anche coloro che lo usano per migliorare la
società
faranno qualsiasi cosa pur di continuare a possederlo.
La
DD abolisce il potere politico
proibendo a chiunque di decidere le politiche per gli altri.
Nessuno
rappresenta gli altri. Ogni
cittadino o cittadina detiene soltanto
un voto per ciascun indirizzo politico e rappresenta soltanto se
stesso, se
stessa. Se
una politica sbagliata produce dei
risultati indesiderati o negativi, coloro che l'hanno
votata ne sono responsabili.
Per evitare il ripetersi dei risultati
negativi i
cittadini dovranno
scoprire perché hanno votato una decisione sbagliata e
riconsiderare le loro
motivazioni. Questo
li farà cercare in
se stessi – non all’esterno di se stessi – le cause dei problemi
politici, per
identificarle e
superarle. La
Democrazia Diretta può perciò essere
descritta così: “Ogni
cittadino possiede in ogni momento l’autorità per
proporre, discutere e
decidere votandola, ogni politica.”
Questo
significa abolire il potere dei politici, abolire la
loro autorità di decidere per gli altri.
Ogni cittadino ha il diritto di proporre,
discutere e di
votare ogni
legge ed ogni politica. Che
poi i
cittadini vogliano o no usare questo diritto, spetta a loro deciderlo.
Nota
all’edizione italiana:
In
italiano, il termine ‘politica’ possiede due accezioni
distinte:
1.
l’attività
generale di
produrre le politiche collettive
2.
la
politica collettiva prodotta.
Il
termine è dunque ambiguo e può
generare confusione. L’inglese
evita
ogni ambiguità usando il termine ‘politics’
per indicare l’attività di produrre le politiche
collettive, e i termini ‘policy’
(‘policies’) per indicare
rispettivamente il prodotto (i prodotti)
dell’attività politica stessa.
Volendo
ridurre al minimo questa
ambiguità, nel testo italiano useremo il termine ‘politica’
nell’accezione 1. con l’iniziale maiuscola e sempre
al
singolare, e
nell’accezione 2. con l’iniziale
minuscola e preferibilmente al plurale.
1.
La
Politica 2.
Le
Decisioni
non
sono Conclusioni 3.
Le
Priorità 4.
I
Politici 5.
La
Società 6.
Lo
Stato 7.
la
Democrazia 8.
La
Libertà 9.
Il
Principio di Uguaglianza (Parità) Politica
10.
I
partiti politici 11.
La
Democrazia Diretta 12.
DD nel
posto di lavoro 13.
DD
nell’Educazione 14.
DD
nella Famiglia
15.
Regole
basilari della DD 16. Come funziona la DD?
17.
Problemi
della DD 18.
Risposta
alle critiche più comuni
19.
Come
promuovere la DD
Breve
biografia politica dell’Autore
Note
biografiche dell’editore [inizio]
1.
La
Politica
Le
parole ‘Politica’,
‘politici’, ‘politico’, ‘polizia’
derivano
tutte da POLIS, la città-stato dell’antica
Grecia. Ciascuna di
queste città si dava
le sue leggi e i tribunali, la moneta, l’esercito e la
propria politica
estera. Esistevano
diverse Polis, ognuna
con un proprio sistema di amministrare la città, di fare le
sue leggi, le sue
politiche e il suo esercito. Alcune
presero il nome dei loro fondatori: l’imperatore Costantino
aveva fondato
Costatinopolis. Adrianopolis
prese il
nome da Adriano. Akropolis
era ‘la città
alta’, parte collinare dell’antica Atene.
L’attività
della Polis è detta ‘Politica’.
‘Politica’
(politics) è l’attività di decidere le
politiche
collettive (policies).
Le persone che
decidono le politiche sono dette ‘politici’.
Le
persone incaricate di far rispettare
le leggi della Polis sono chiamate ‘polizia’.
Oggi
è possibile sostituire il termine ‘Polis’
con il termine ‘Società’.
In
alcune città-stato tutte le politiche
venivano decise da un dittatore, in altre dagli anziani o dai
proprietari
terrieri. Nella
città di Atene tutti i
cittadini decidevano tutte le politiche.
Questo sistema era conosciuto come
‘Demo-kratia’, perché era il
‘Demos’,
l’intera comunità, che decideva tutte le politiche.
Quello
che oggi la gente chiama
“Democrazia” è un sistema dove tutte le
politiche vengono decise dai
rappresentanti dei cittadini – non da tutti i cittadini. Questo sistema
è perciò un ‘Governo dei
Rappresentanti’ (RR - Rule by Representatives), non una
democrazia. Chiamare
‘democrazia’ un siffatto
sistema è falso e fuorviante.
In
Democrazia tutti i cittadini decidono
tutte le politiche, nessuno decide al posto di altri.
Fare
politica significa decidere quello
che l’intera società dovrebbe fare. Oggi questa
decisione viene presa da pochi
politici. Dovunque,
oggi soltanto pochi
rappresentanti dei cittadini – non i cittadini stessi
– decidono tutte le
politiche. I
cittadini accettano che la politica
venga decisa dai rappresentanti perché non sono in grado di
vedere come
potrebbero deciderlo essi stessi. Sembra loro impossibile. Fino a poco
tempo fa
sembrava troppo complicato rilevare l’opinione di milioni di
cittadini. Oggi
questo si può fare per mezzo della
moderna tecnologia elettronica.
Nella
Democrazia Diretta ogni
cittadino può proporre, discutere e
votare ogni politica.
Questo
oggi è tecnicamente
possibile? Sì
I
cittadini desiderano farlo?
Alcuni, no. Ma
altri, SÌ.
Fare
politica significa decidere sulle
politiche. Cosa
significa
‘decidere’?
In
politica abbiamo due tipi di decisioni
da prendere. Esse
rispondono alle
seguenti domande:
1.
Cosa
vogliamo che faccia la società?
(decisione delle
politiche da portare avanti);
2.
In
che modo la società deve portare
avanti queste attività?
(decisioni su come portare a compimento le varie politiche)
Nel
prossimo capitolo si parlerà del
primo tipo di decisioni. Il secondo tipo sarà discusso in
uno capitolo
successivo.
[inizio]
2.
Le Decisioni
non sono Conclusioni
Molta
gente confonde le decisioni con le
conclusioni. Ma le
decisioni non sono
conclusioni. Esistono quattro differenze
concettuali tra una decisione e una
conclusione.
1.
Decidere
significa scegliere una opzione
tra un certo numero di opzioni. Se
esiste solo un'unica opzione non possiamo
scegliere e
non abbiamo
nulla da decidere. Scegliere
significa
preferire. Ogni
preferenza è determinata
da una priorità. Ogni decisione è quindi
determinata da una priorità.
Le
conclusioni sono un’altra cosa.
Non possiamo scegliere una conclusione in
linea con le nostre priorità.
Esiste
soltanto una giusta conclusione alla quale dobbiamo arrivare usando i
dati alla
nostra portata, il pensiero logico e il sapere tecnico, non le
priorità. I
dati, il raziocinio e la conoscenza
determinano una sola conclusione giusta, alla quale dobbiamo attenerci
anche se
ne preferiremmo una diversa.
2. Una
conclusione può essere giusta o sbagliata, (2+2=5), mai
buona o cattiva.
Una
decisone può essere buona o cattiva,
mai giusta o sbagliata.
Non
esistono decisioni sbagliate, ma solo
decisioni cattive, e non esistono conclusioni cattive, ma solo
conclusioni
sbagliate.
3. Coloro
che prendono delle decisioni sono responsabili del risultato che ne
deriva,
perché avrebbero potuto prendere una decisone differente
– avendo priorità
differenti – e quindi ottenere un risultato differente. Coloro invece che arrivano
a una conclusione
non sono responsabili dei suoi risultati.
Non possono arrivare a una conclusione diversa
ma
ugualmente
giusta. Sono
responsabili soltanto di
arrivare alla conclusione giusta, non dei suoi risultati.
4.
I
dati determinano le
conclusioni, ma non determinano le decisioni.
Dati identici obbligano persone differenti ad
arrivare ad
un’identica
conclusione, ma tali persone possono prendere decisioni differenti
sulla base
di differenti priorità.
Per
chiarire ulteriormente la differenza
tra decisone e conclusione proviamo a paragonare la domanda di Amleto “Essere o non essere?”
con il
ragionamento di un medico: “Amputare
o
non amputare?”
Amleto ha due opzioni
e deve decidere quale scegliere. Sapere
e logica non lo possono aiutare, perché non stabiliscono
cosa sia ‘bene’
per lui. Dal suo
lato, il medico deve risolvere il suo
dilemma con l’aiuto del suo sapere medico e del raziocinio
logico, che lo
porteranno alla giusta conclusione medica.
Se questa conclusione dovesse avere
conseguenze ‘cattive’,
non si
può farne responsabile il medico.
Il medico è responsabile soltanto
della
correttezza della sua conclusione diagnostica.
Immaginiamo
un paziente che soffra di un
tumore alla gamba. Analizzando
i dati
clinici il medico giunge alla diagnosi di tumore maligno e dice al suo
paziente: “Un'amputazione
può prolungare
la Sua vita, altrimenti Lei morirà presto.” Associando quindi il
pensiero logico ai dati
della scienza
medica un
medico può trarre una sola conclusione medica, la diagnosi. Se questa fosse sbagliata
ciò è dovuto a un errore
dei dati tecnici o del ragionamento clinico, ma non alle
priorità del medico.
I
dati clinici determinano la conclusione
del medico, ma non la risposta del paziente a quella conclusione. Il
paziente –
non il dottore – decide
come
rispondere alla diagnosi del medico.
La
stessa conclusione medica potrà
portare pazienti differenti a prendere decisioni differenti
dovute a differenti priorità.
Alcuni decidono che è meglio morire
piuttosto
che vivere una vita da disabili, altri decidono di vivere da disabili
piuttosto
che morire. Quale
di queste decisioni è
quella buona?
Può
la stessa diagnosi portare a due
decisioni opposte, tutte due buone?
Possono
due decisioni opposte essere
ugualmente ‘buone’?
Per
quanto possa sembrare sorprendente,
la risposta è: Sì.
Il
motivo è semplice: pazienti differenti
hanno priorità differenti, alcuni preferiscono essere
disabili invece di
morire, mentre altri preferiscono la morte alla disabilità. Entrambe le decisioni sono
buone agli occhi
di chi le prende, perché sono determinate da
priorità differenti, non da fatti,
da scienza o da pensiero logico. Persone
differenti hanno priorità differenti, e non esiste una
priorità assoluta che
possa darci una scala di priorità.
C’entra
tutto ciò con la Politica?
In Politica si prendono decisioni o si tirano
conclusioni? I
politici ‘decidono’
o ‘concludono’
una politica?
In
Politica, la gente vota. Votare
significa scegliere.
Chiunque
decida le politiche – Re,
dittatore, presidente, primo ministro, capo oppure normale cittadino - sceglie una opzione tra un numero di
opzioni. Non
è possibile decidere una
conclusione. Il
rispondere alla domanda
“Cosa bisogna fare?”
è sempre una
decisione, mai una conclusione.
Le
decisioni sono determinate da
priorità, non da dati, da sapere o da pensiero logico. Gli stessi fatti, lo
stesso sapere e lo
stesso pensiero logico possono portare a decisioni differenti dovute a
priorità
differenti.
In
Politica si prendono decisioni, non si
arriva a delle conclusioni. Decidiamo
su
dei temi politici, non arriviamo a delle conclusioni su di questi.
Coloro
che prendono delle decisioni sono
responsabili per le conseguenze che ne seguono, perché
potrebbero aver preso
delle decisioni differenti – basate su priorità
differenti - ed ottenere dei
risultati differenti.
Di
solito, i politici le cui decisioni
hanno prodotto risultati indesiderati tentano di sfuggire le loro
responsabilità dicendo: “Non
ho avuto
altra scelta”, spacciando così le loro
decisioni per conclusioni. Ma
essi hanno votato. Votare significa
scegliere, e non si può scegliere una conclusione.
[inizio]
3.
Le Priorità
Una
priorità è un principio che determina
una preferenza. Senza
priorità non
possiamo scegliere. ‘Decidere’
significa
scegliere una singola opzione tra un certo numero di opzioni diverse. Scegliere significa
preferire. Noi
preferiamo qualcosa secondo le nostre
priorità. Una
priorità determina cosa
noi consideriamo ‘bene’
e per chi è ‘bene’.
Molte persone
credono che le priorità siano ‘naturali’
o ‘auto-evidenti’. Non è
così:
queste sono asserzioni puramente arbitrarie che noi facciamo
perché senza
priorità non possiamo prendere delle decisioni.
Prima
della prima Guerra Mondiale, molti
europei credevano che ‘bene’
significasse ‘qualsiasi cosa fa bene
al
Re e al paese’. Negli Stati Uniti alcuni credevano
che ‘quello che fa bene alla General
Motors fa
bene agli Stati Uniti’.
Ma ciò che è
bene per la General Motors, è ‘bene’
anche per la Ford Motor Company?
Gli
impiegati della Ford potrebbero pensare diversamente.
Le
priorità umane sono create da persone,
non dalla Natura, o da Dio, o dalla Storia, o dalla cosiddetta
‘Realtà.’
Le priorità non ci vengono imposte
da fuori,
da sopra, o sotto di noi. Se
così fosse,
non ci sarebbero problemi politici.
Tante persone credono che la sopravvivenza sia
l’ultimo concetto
prioritario impostatoci dalla natura.
Amleto lo rifiuta. Se
la sua
priorità fosse la sopravvivenza, il ‘non
essere’ non sarebbe un’opzione e non
potrebbe operare alcuna scelta, perché
deve necessariamente concludere che può solo ‘essere’.
Ma, per Amleto, il
‘non essere’
costituisce un’opzione,
quindi deve decidere, non concludere.
Per Amleto – e per molti altri
– la
sopravvivenza non costituisce
l’ultima priorità.
Non esiste un’ultima
priorità.
Un’inchiesta
della BBC del 2004 evidenziò
che il 71% dei cittadini U.S. era pronto a ‘morire
per Dio’.
Queste
persone valutano
Dio al di sopra della loro stessa sopravvivenza.
Molti valutano il loro STILE di vita al di
sopra della loro stessa vita. Molti
preferiscono rischiare le loro vite per la Libertà e
l’Onore, invece di vivere
in stato di oppressione o di vergogna.
Le parole ‘Piuttosto
la
morte che
il disonore!’ e
‘Libertà o morte!’
hanno motivato milioni di persone a lottare contro
l’oppressione ed a resistere
ad essa.
La
sottomissione al governo nazista era
da preferire alla lotta contro il Nazismo?
In molti hanno risposto che No.
La
società umana non è stata creata dalla
Natura. È
invece un prodotto arbitrario
degli esseri umani.. Costruendo
la
società, gli umani si sono sottratti dalla totale
subordinazione alla
natura. In natura i
comportamenti sono
dominati da necessità biologiche, e non
c’è niente di ‘buono’
nell’essere completamente dominati da necessità
biologiche:
ciò abolirebbe ogni l’assenza della
libertà ridurrebbe le priorità ad una sola
- la sopravvivenza. La
vita in società
ci libera da questa schiavitù rendendo le
necessità biologiche più facili da
esaudire. La
società ci ci consente di
scegliere le priorità fissate da noi stessi, non dalla
natura.
La
vita in società ci dà la possibilità
di scegliere le nostre priorità individuali.
Ogni
priorità politica, rispondendo alla
domanda: “Voglio fare ciò
che è bene; ma per chi deve essere bene?”
può essere assegnata a una delle
cinque categorie che seguono.
Le
cinque possibili risposte sono:
1.
Bene
per me /la mia famiglia: (priorità
ego-centrica) 2.
Bene
per il mio Re/ Paese/ Nazione/ Tribù:
(priorità etno-centrica)
3.
Bene
per l’umanità:
(priorità
antropo-centrica) 4.
Bene
per Dio: (priorità teo-centrica)
5.
Bene
per tutta la natura: (priorità
bio-centrica)
In
ogni momento abbiamo solo una singola
priorità. Ne
abbiamo bisogno perché
senza di questa non possiamo decidere.
Non
possiamo avere due priorità
nello stesso momento, perché non possiamo preferire due cose. Possiamo volerle entrambe,
ma se dobbiamo
sceglierne una dobbiamo fare una preferenza secondo una nostra
priorità. Ciascuna
priorità esclude automaticamente
tutte le altre. Il ’bene per il Re e per il Paese’
esclude il ‘bene per me’. La priorità ‘Deutschland ueber Alles’
esclude la
priorità ‘autonomia
dell’Inghilterra.
Tutte e due escludono il
‘bene per l’umanità’. Molte
persone si servono di una priorità per decidere in un campo
e di un’altra per
decidere in un altro campo: ma in ciascun campo ed in ciascun momento
possono
usare solo una singola priorità.
I
conflitti economici e politici derivano
da conflitti tra priorità.
L’etnocentrismo di un gruppo entra
in conflitto
con l’etnocentrismo di
altri gruppi e spesso conduce alla guerra.
L’egocentrismo di una personaentra
in conflitto
con l’egocentrismo di
tutte le altre persone. L’egocentrismo,
principio prioritario del capitalismo, contraddice
l’antropocentrismo,
principio prioritario del Socialismo e della Cristianità.
Ogni
priorità contiene delle priorità
subordinate, che decidono il significato della parola ‘bene’. Il ‘bene
per me’ può significare il massimo
della ricchezza, o del potere, o della felicità o la
longevità. Anche
qui possiamo avere soltanto una
priorità subordinata nello stesso momento.
Queste
sub-priorità influenzano Amleto e
il medico? Influenzano Amleto, non il medico.
Amleto
decide secondo le proprie
priorità, mentre il medico conclude la sua diagnosi
applicando il pensiero
logico e associandolo ai dati clinici: egli non usa le sue
priorità
personali. Se
Amleto è religioso, la sua
priorità lo farà decidere di ‘essere’,
perché tutte le religioni proibiscono il suicidio; ma se la
sua priorità dice ‘il
bene per me’, ed egli preferisce la
morte al disonore, allora deciderà di ‘non
essere’. Un
medico non può decidere
una conclusione medica. Le
conclusioni
non sono prodotti da scelte ma sono imposte dai dati e dalla logica.
E
per quanto riguarda il fare
Politica? le
politiche sono decisioni o
sono conclusioni ? I
politici votano. Non
può votare una conclusione,
perciò
fare
Politica significa decidere.
Il
‘bene
per il Re e il Paese’, era la priorità
della maggioranza degli europei fino
alla prima Guerra Mondiale, e milioni di europei sono morti volentieri
per
questa priorità.
Due
guerre mondiali hanno cambiato questa
priorità: oggi quasi tutti gli Europei e gli Statunitensi ne
hanno un’altra: l’egocentrismo:
‘Faccio quello che va bene per
me’. Nel
suo discorso inaugurale nel 1961 il
presidente Kennedy esortava il
popolo
americano a cambiare le proprie priorità.
Egli disse:
“Non
chiedere cosa il tuo paese può fare per TE.
Chiedi cosa TU puoi fare per il tuo paese.” Egli chiedeva agli
americani di passare
dall’egocentrismo all’etnocentrismo. Solo pochi lo hanno fatto.
Le
priorità vengono ‘programmate’ nei i
bambini dai loro genitori, insegnanti, capi. Una volta impiantate,
è molto
difficile cambiarle, soprattutto se la
‘programmazione’ è avvenuta con criteri
troppo rigidi, fondamentalisti, che vanno evitati.
Vedremo più avanti, nel capitolo 14
“DD e
Famiglia”, che esiste un modo per evitare questo tipo di
programmazione. La
gente crede che le proprie priorità
siano naturali, di per sé evidenti, ‘l’unica
scelta sensata’.
Ma tutte le
priorità sono arbitrarie.
Nessuna
priorità può essere giustificata
‘oggettivamente’,
perché ogni giustificazione
è basata
su una
priorità – che richiede a sua volta una
giustificazione. Nonostante
la richiesta di Kennedy,
soltanto pochi americani hanno cambiato la loro priorità
egocentrica. Alcuni
Americani decisero che le priorità di
Kennedy contraddicevano le loro, e quindi lo assassinarono il 22
Novembre 1963
a Dallas, nel Texas. Quest’evento
– come
tutte le guerre – dimostra che i conflitti di
priorità spesso inducono la gente
ad uccidere.
[inizio]
4.
I
Politici
Nell’antica
Grecia i cittadini che si
occupavano della Polis erano chiamati ‘Polites’. I
‘Polites’ proponevano le politiche.
Oggi, i ‘politici’
decidono le politiche
nel nome di
tutti i cittadini mentre sono davvero pochi i cittadini che propongono
delle
politiche.
Votare
significa scegliere. Scegliere
significa preferire. Votando
per eleggere i politici noi scegliamo
delle persone che scelgono per noi ciò che deve fare la
nostra società. Scegliamo
altri
per esprimere la nostra preferenza e ci aspettiamo da loro che essi
scelgano
secondo le nostre priorità.
Ci
aspettiamo che essi agiscano soltanto come una mera estensione di noi
stessi. In
realtà sono loro che
impongono le loro priorità su di noi.
Ma
allora, perché scegliere altri
per scegliere in nostro nome? Perché
non possiamo scegliere noi stessi chò
che la nostra società deve fare?
Eleggiamo dei rappresentanti perché
indagare le
preferenze di milioni di
cittadini è un processo molto lento e difficile, mentre le
politicche molto
spesso devono essere decise in brevissimo tempo.
Il
modo più facile per decidere le
politiche per un’intera società era autorizzare
una sola persona a decidere per
tutti. Per questo
motivo per lungo tempo
e in quasi tutte le società una sola persona (Capo, Re,
Imperatore) ha deciso
per tutti. Di fatto
la priorità di
questa persona era far diventare l’autorità di
decidere per tutti una proprietà
della sua famiglia. Nel
tempo è successo
che il popolo ha rifiutato questa autorità ed ha eletto dei
rappresentanti che
dovevano decidere le politiche per loro. Se un politico rappresenta
100.000
Cittadini, 500 politici rappresentano 50 milioni di cittadini. Queste 500 persone possono
stare in una sala
di grandezza media – sedute in un Parlamento o
‘congregate’ in un Congresso –
per dibattere e votare con il sistema dell’alzata di mano. I Rappresentanti prendono
quotidianamente
numerose decisioni per coloro che li hanno eletti.
Questo sistema è ancora in uso ai
giorni
nostri, perché quella di sapere ciò che la gente
vuole, spiegare le varie
opzioni e i loro possibili risultati, organizzare praticamente il voto
e
contare milioni di voti era – fino a poco tempo fa
– una procedura lunga e
complicata.
Oggi
però tutto ciò può essere fatto
tramite la TV, i cellulari, o le carte magnetiche.
Sono
in molti a credere che i politici
attueranno le preferenze di chi li ha eletti. Di norma però
questo non
avviene. E nemmeno
essi possiedono
qualche particolare competenza per decidere.
Qualsiasi decisione è determinata
da una
priorità, non da una
competenza. Prendere
delle decisioni è
una funzione, non una competenza: tutti
prendiamo delle decisioni tutti i giorni.
Il filosofo Ateniese Platone
–oppositore della
democrazia – argomentava
che prendere delle decisioni era una competenza simile a quella di un
capitano
che guida il suo vascello in una precisa direzione usando la dua
cooscenza dei
vascelli e della navigazione. Ma
la
società non è un vascello.
Tutti i passeggeri
di un vascello vogliono raggiungere la stessa meta, ma non tutti i
cittadini di
una società vogliono scegliere la stessa politica proprio
perché hanno delle
priorità differenti. I
politici devono
avere determinate doti per arrivare al potere, per esempio devono
essere capaci
di cospirare (per battere i rivali), di adulare (per avere il supporto
dei loro
capi), e di essere ipocriti (per ottenere il voto dei elettori), ma non
hanno
bisogno di speciali competenze per decidere una politica.
I
politici decidono le politiche secondo
le loro priorità, come fa qualsiasi altra persona.
Il
cittadini dell’antica Atene che
inventarono la democrazia, proclamarono: “Anche
la cuoca è capace di governare”. Vediamo come
ciò sia vero dal
momento che
Arnold Schwarzenegger, un uomo
tutto muscoli diventato poi attore, oggi fa il Governatore della
California.
Egli può decidere per tutti i cittadini pur senza possedere
alcuna competenza o
educazione specifica perché tutte le decisioni sono
determinate da delle
priorità e non da una particolare capacità.
Arnold
ha delle priorità, come qualsiasi altra
persona. Nell’anno
1980 Ronald Reagan,
un altro attore di Hollywood, diventò Presidente degli Stati
Uniti. Possedeva
egli una competenza speciale per
diventare Presidente? Assolutamente
no,
a nessun presidente è richiesta competenza specifica per
essere presidente:
fare il presidente è un ruolo, non una professione. Quella non
potrà mai diventare una
professione.
Ognuno
può fare il presidente.
Se poi uno sarà un buon
presidente (per chi?)
o un cattivo presidente (per chi?), quel giudizio dipenderà
dalle
priorità di chi
commenterà le sue
decisioni.
Prevedere
il risultato di una politica
richiede conoscenza e abilità, che sono messe a disposizione
da esperti che
studiano le varie opzioni e le loro possibili conseguenze. Questi esperti spiegano al
Presidente le
varie opzioni e i loro possibili risultati, ma non decidono quale sia
l’opzione
da scegliere. È
il Presidente che
decide. Gli esperto
decidono raramente
le politiche, ma se lo fanno, saranno le loro priorità
– non la loro scienza –
a determinare la loro decisione.
Un presidente agisce come la giuria in
un
tribunale. I membri
di una giuria non
sono esperti legali. Essi
ascoltano gli
avvocati, i testimoni, il giudice, e poi decidono se
l’imputato è o non è
colpevole. Quando i
testimoni si
contraddicono, i membri della giuria devono decidere a chi credere. Essi lo fanno seguendo le
loro preferenze,
non seguendo la loro conoscenza legale.
I
politici decidono quali saranno le
preferenze della società.
Lo
Stato impone le loro decisioni alla
società.
Ciò
fa emergere due domande: 1. Cos’è la
‘Società’?
e, 2. cos’è ‘lo
Stato’? [inizio]
5.
La Società
Margaret
Thatcher, primo
ministro britannico negli anni ‘80,
disse una volta: “Non esiste una
cosa
chiamata società, esistono soltanto individui e
famiglie.” Questo
per giustificare la sua politica di
privatizzazione, la quale prevedeva che le miniere di carbone, i treni,
le
centrali elettriche etc. dovevano funzionare soltanto per dare dei
profitti, e
non al servizio della ‘società’,
che –
secondo lei – era una finzione e
non una realtà.
A
prima vista sembra che lei abbia
ragione. Noi non vediamo nessuna entità chiamata ‘società’,
vediamo solo delle persone. Ma
se la Thatcher ha ragione, allora si può
anche dire “non esiste una cosa
chiamata
‘Esercito’, esistono solo delle persone che
indossano delle uniformi”.
Sappiamo che ciò non ha senso.
Un esercito è qualcosa di
più che le
persone
che vestono le uniformi. La
differenza
tra un esercito e le persone che indossano le uniformi militari non
è nel modo
in cui queste si presentano alla vista ma nel modo in cui agiscono. Le persone che vestono
un’uniforme per
questioni di moda non obbediscono a nessun ordine e non agiscono
insieme
secondo una strategia. Non
rischiano la
loro vita e non uccidono altre persone, nemmeno se gli viene ordinato
di
farlo.
Solo
i soldati di un esercito lo fanno.
La
differenza tra ‘persone’
e ‘società’
non
sta nel modo in cui si presentano alla vista, ma nel modo in cui si
comportano. Una ‘società’
non è composta solo da varie persone che vivono vicine,
ma da persone che si comportano secondo delle regole accettate da tutti
loro. Queste regole
– conosciute col
nome di ‘leggi’
– servono a risolvere
i conflitti tra le persone, e sono accettate dalla maggioranza delle
persone in
una stessa società.
È
l’osservanza delle leggi che fa
diventare le persone ‘società’. Le varie
società creano delle leggi
differenti, ma è soltanto nel momento in cui un gruppo di
persone accetta le
stesse leggi che si forma una società.
Non tutti osservano tutte le leggi, ma la
maggioranza
delle persone
osserva quasi sempre la maggioranza delle leggi.
Alcuni lo fanno per paura di essere puniti,
ma la maggioranza delle persone in quasi tutte le società
osservano quasi tutte
le leggi perché sanno che senza leggi si vivrebbe in una
conflittualità
continua e vivere insieme sarebbe impossibile.
Una moltitudine di persone, ciascuna delle
quali segue le
proprie leggi
private, come nelle città di frontiera del
‘Selvaggio West’ nel 19° secolo, non
formano una società. Formano soltanto un mucchio di persone
senza
coesione. Questi
gruppi non hanno
stabilità né vitalità. Vivono in
continua conflittualità, mancano del senso di
comunità e solitamente si frammentano presto. Gli Indiani americani
usano dire che il
‘Selvaggio West’ diventò
selvaggio solo dopo l’arrivo dei bianchi.
Diventò selvaggio perché
ogni
immigrante bianco obbediva solo le sue
proprie leggi. Quando
le persone
ubbidiscono solo le loro regole private si combattono in continuazione
e una
vera società non può esistere.
Prima
di creare le società, gli ominidi
erano solo un’altra specie di scimmie senza parola e enza
raziocinio. La vita
in società ha prodotto poi la parola
e il pensiero, così ‘umanizzando’
i
primati. La parola
e il raziocinio non
sono prodotti della Natura, ma della Società. Se – come
affermò
Margaret Thatcher
– la società non esiste, allora
anche il parlare, il linguaggio ed il pensiero non potrebbero esistere.
[inizio]
6.
Lo Stato
Come
abbiamo visto, persone che vivono
insieme e ubbidiscono a regole da loro accettate formano una
società. Queste
persone hanno creato sistemi speciali
per fare le regole (leggi), applicarle e proteggerle.
Tutte queste cose insieme formano
‘Lo
Stato’. Organi
dello Stato sono:
1.
il
Parlamento – un gruppo che discute e
decide le leggi e le politiche per l’intera
società;
2.
il
Governo – un comitato che decide come
portare a compimento ogni scelta politica;
3.
i
Tribunali e la Polizia– persone
preparate e organizzate per l’applicazione delle Leggi;
4.
un
Esercito – persone organizzate ed
armate per assalire le altre società o per difendere la loro
società dagli
assalti di altre.
Tutti
insieme, questi organi formano ‘lo
Stato’.
I
contenuti delle leggi dipendono da chi
le fa. Se sono
fatte da una sola
persona, le leggi dipendono dalle priorità di questa persona. Se sono fatte da un gruppo
di persone, le
leggi dipendono dalle priorità di quel gruppo. La
sopravvivenza delle persone
dipendeva dalla società e la società dipendeva da
leggi che erano accettate da
tutti. In
passato si credeva che le leggi
fossero emanate direttamente da Dio.
Le
leggi erano scolpite nella pietra così da essere permanenti
e visibili (in
ebraico per dire ‘fare una legge’
si
dice ‘scolpire nella pietra’.) La storia biblica di Dio
che ha dato i Dieci
Comandamenti a Mosè sul Monte Sinai è un esempio
di come l’uomo crede che le
leggi su cui vive la società vengano da Dio.
Secondo la Bibbia, Mosè ha scolpito
i
comandamenti su due tavole di
pietra, ma li ha ricevuti
da Dio.
Anche
Maometto era convinto che Dio gli
avesse dettato il Corano.
Di
fatto è il popolo che fa le
leggi. Mosè
– e non Dio – aveva creato i
Dieci Comandamenti e Maometto – non Dio – aveva
creato il Corano. Il
popolo fa le leggi e gli Stati, e li può cambiare. Ogni Stato è
disegnato, creato, mantenuto e
pagato da tutti i cittadini, e i cittadini hanno perciò il
diritto di cambiarlo
quando decidono di volerlo fare.
La
questione principale della Politica è: Chi fa le leggi
e le politiche di una società?
Fino
a quattro secoli fa la risposta era: ‘Il
Re’.
Molti
cittadini si opposero alle leggi ed
alle le politiche fatte dai Re e decisero di fare le leggi stessi da se
stessi. Nessun Re
lo gradì. Iniziò
un violento conflitto tra Re e
cittadini. Il Re si
appellava alla Legge
e all’Ordine denunciando
i cittadini
come ‘fuorilegge’
e ‘senza legge’. Per ‘Legge ed
Ordine’ il re intendeva la Sua
Legge e il Suo Ordine. I cittadini
volevano una Legge e un Ordine fatti da loro stessi.
Il conflitto tra re e cittadini non era un
conflitto tra la legge ed i senza-legge, o tra l’ordine ed il
disordine. Era un
conflitto tra la legge del Re e la
legge dei cittadini, e tra un ordine del Re e un ordine dei cittadini. Quella volta hanno vinto i
cittadini, ma la
questione “Chi fa le leggi e chi
decide
sull’Ordine da seguire?” resta ancora
aperta. Al
giorno d’oggi la Legge e l’Ordine sono
decisi da pochi rappresentanti, eppure molti cittadini non sono
d’accordo su
molte di queste leggi e su molto di quest’ordine. Oggi possiamo avere un
sistema politico in
cui tutti i cittadini –
non i loro
rappresentanti – decidono quali devono essere le Leggi e
l’ordine.
Questo
sistema è la Democrazia Diretta
(DD). Si tratta di
una società governata
da tutti i suoi cittadini.
Questo sistema
verrà denunciato come ‘senza
ordine’ e ‘senza
legge’ da coloro che preferiscono il governo dei
Rappresentanti (in inglese: RR – Rule by Representatives) .
“Il sistema
rappresentativo non è democratico – essi
dicono – quando
coloro che sono rappresentati determinano la legge e l’ordine
da se stessi.”
Ciò
pone una domanda: Cos’è
la Democrazia?
[inizio]
7.
la Democrazia
La
Democrazia è stata inventata circa
2500 anni fa da Clistene nell’antica Atene.
In greco, ‘Demos’
significa ‘le persone di una
comunità’;
‘Kratos’
significa ‘Potere’
o anche ‘Autorità
decisionale’.
‘Demos-kratia’
(Democrazia) significa quindi ‘una
comunità mandata avanti da tutti i suoi membri’. Oggi noi daremmo a questo
sistema il nome di
‘Democrazia Diretta’
perché sono gli
stessi cittadini – non i loro rappresentanti – che
vi decidono tutte le
politiche. Nella
democrazia di Atene
tutti gli uomini adulti e liberi (ma non le donne e gli schiavi)
decidevano
tutte le leggi e le politiche della loro società. Non era però un
sistema referendario in cui i
cittadini sono chiamati a votare le domande e le proposte fatte da
altri.
Ogni
cittadino poteva proporre qualsiasi
legge o politica, emendarla o discuterla, e votarla.
Proibile
a donne e schiavi di votare una
politica era un grosso difetto, ma nella maggior parte delle
società antiche
neanche gli uomini liberi potevano decidere le leggi e le politiche. I Re soltanto o gli
anziani decidevano tutte
le leggi e le politiche. La ‘demos-kratia’
di Atene era unica perché abilitava tutti gli uomini liberi
a votare. Oggi
ammiriamo ancora le piramidi in
Egitto, ma queste non sono qualcosa che noi possiamo usare attualmente. La democrazia di
Atene invece è ancora
attuale, sebbene i suoi contenuti e la sua forma siano stati pervertiti
fino a
diventare irriconoscibili.
La
democrazia di Atene ha prodotto le
filosofie di Socrate, Platone ed Aristotele.
Ha inventato il teatro, il dramma, il gioco di
ruolo, la
tragedia, la
commedia, i testi di Eschilo Sofocle e Aristofane, e il metodo
dell’argomentazione
logica. Noi oggi
usiamo ancora tutto
ciò. Tutto ciò fu creato ad Atene, non a Sparta
che era lì vicino ma era retta
da due re e da un consiglio di anziani.
La filosofia, il teatro, la tragedia, il gioco
del ruolo,
sono nati dai
dibattiti pubblici sulle politiche che avevano luogo prima delle
elezioni in
una piazza chiamata Agorà. Nell’Agorà
ogni cittadino poteva esprimere le
proprie opinioni. Esisteva
addirittura
il dovere (chiamato ‘Parhesia’)
di
esprimersi in pubblico se vi fossero state questioni controverse - il
silenzio
era punito per legge.
Tutti
i cittadini discutevano e votavano
direttamente tutte le leggi e le politiche di Atene.
Nella
democrazia di Atene non c’erano
elezioni. I cittadini affidavano ad alcune persone l’incarico
di eseguire le
politiche. L’incaricato
veniva nominato
per estrazione a sorte, non per elezioni.
Gli incarichi avevano durata di un solo anno. Nessuno poteva rimanere in
carica per due
anni consecutivi. Ogni
anno le nuove
estrazioni incaricavano nuove persone e coloro che lasciavano
l’incarico
dovevano rendere conto dei loro atti e venivano puniti per le loro
mancanze. Il metodo
del sorteggio
preveniva il formarsi di un’élite ed eliminava la
competizione e la corruzione.
Questo
sistema differisce decisamente
quello che oggi chiamiamo Democrazia.
Oggi, ‘Democrazia’
significa
eleggere pochi politici a decidere per tutti i cittadini. Ciò contraddice
il significato e lo spirito
originali della democrazia dove tutti i cittadini decidevano tutte le
politiche,
senza rappresentanti. La
Democrazia
genuina è Politica senza i politici.
Questo
è l’autentico, originario
significato della Demos-kratia di
Atene.
[inizio]
8.
La Libertà
‘Libertà’
significa vivere secondo le proprie decisioni.
Coloro che vivono secondo le loro proprie
decisioni vita
sono liberi;
coloro che – senza saperlo o senza volerlo – vivono
subendo le decisioni di
altre persone non sono liberi.
La
libertà totale è impossibile in
qualsiasi società. La
libertà totale è
possibile soltanto a chi vive – volontariamente –
del tutto isolato da altre
persone. La vita
insieme ad altri
richiede di accettare occasionalmente le decisioni degli altri e di
limitare le
nostre decisioni per non ferire gli altri.
Anche due sole persone che vivono insieme
volontariamente
hanno delle
divergenze d’opinione e ognuno dei due deve molte volte
accettare le decisioni
dell’altro. Se
è sempre la stessa
persona quella che accetta le decisioni dell’altro, tale
persona è oppressa, o
succube. Ma se
ciascuno – in buona alternanza
– sa accettare le decisioni dell’altro,
ciò significa che entrambi limitano la
loro libertà – volontariamente – per il
bene della loro vita in comune. Questo
accade nella maggioranza delle
famiglie, delle comunità, delle città e
società. Nella
società le persone accettano di
ubbidire le decisioni altrui se gli altri in turno accettano di
ubbidire le
loro. Se una stessa
persona o gruppo
deve sempre piegarsi alle decisioni altrui, allora diventano
oppressi.La
libertà assoluta di ogni membro del gruppo è
impossibile, nemmeno nella più
piccola comunità anarchica.
La
maggior parte della gente preferisce
vivere in gruppi come la famiglia, la tribù, la
società, in condizioni di
parziale, anziché totale, libertà. Comunque, esistono diversi
gradi di
libertà
parziale. Vivere
sotto governanti eletti concede più
libertà al popolo che vivere sotto governanti non eletti,
perché il popolo
degli elettori può almeno decidere chi deciderà
al suo posto. Ma
chi vive sotto governanti eletti gode
minore libertà di chi vive senza governanti.
Una società in cui ogni cittadino
può proporre, discutere e votare ogni
legge e politica si autogoverna, e la sua maggioranza vive secondo le
sue
proprie decisioni. La
minoranza deve
ubbidire le decisioni della maggioranza, ma se la minoranza ha a
disposizione i
mezzi idonei per poter eventualmente diventare maggioranza, allora non
è
oppressa. Quei
cittadini godono molta
più libertà di quelli che vivono in una
società dove i rappresentanti decidono
tutte le leggi e tutte le politiche.
Una
Politica senza politici – la
Democrazia Diretta – permette il massimo livello di
libertà in qualsiasi
società.
Non
è una libertà totale,
perché le decisioni della maggioranza sono vincolanti e la
minoranza le deve
accettare.
Quindi
la minoranza non è del
tutto libera. Tuttavia,
coloro che si
trovano in minoranza per determinate decisioni possono trovarsi a far
parte
della maggioranza per altre decisioni.
Una minoranza che può promuovere le
proprie
vedute e diventare
maggioranza, non è oppressa.
Una
minoranza che non può diventare maggioranza
perché regole o leggi le
impediscono – o limitano il suo giusto diritto – di
pubblicizzare le proprie
vedute, è oppressa. Solo
se può
pubblicare le sue opinioni, ottenere consensi e diventare
così maggioranza, non
lo è. Ogni
società che pratichi la Democrazia
Diretta deve consentire a tutte le minoranze la possibilità
di promuovere le
proprie vedute, per quanto possano essere sgradevoli.
Questo stimolerà il dibattito
pubblico sulle
politiche, aumenterà il senso di responsabilità
della gente per la loro società
ed alzerà il livello di qualità della vita di
quella società in generale e di
ogni individuo che ne fa parte.
La
Democrazia Diretta, incrementando la
partecipazione attiva di ciascun cittadino alle decisioni politiche,
porterà la
gente a superare l’indifferenza, la pigrizia e il sentimento
di impotenza della
gente nei confronti dei problemi collettivi, scongiurando
l’indifferenza della
gente per la loro società e così lla noia e la
depressione che oggi affliggono
così tante persone.
[inizio]
9. Il
Principio di Uguaglianza (Parità) Politica
La
Dichiarazione d’Indipendenza Americana
dichiara: “È nostra
convinzione che tutti
gli uomini nascono uguali.”
E
le donne? Sono
‘nate
uguali’ agli uomini? Esistono
forse
due creature nate uguali?
Poiché
non esistono due creature nate
uguali, la Dichiarazione d’Indipendenza americana contraddice
la realtà
biologica.
Quale
‘uguaglianza’ intendevano gli
autori del testo? Intendevano
uguaglianza biologica? Parità legale?
Parità
economica? Parità politica? Questi
sono tutti contesti diversi. Sembra
che
avessero intendeso la parità legale: vale a dire, che tutte
le leggi si
applicano ugualmente a tutte le persone, a prescindere da origine,
razza, sesso,
fede religiosa, povertà o ricchezza personale, in modo che
nessuno sia sopra la
legge. Nel 1974 la
destituzione del
presidente Nixon a causa del suo coinvolgimento nello scandalo
Watergate ha
dimostrato questa parità: ha provato che neanche il
presidente degli U.S. è al
di sopra della legge. Tanto
vale per l’applicazione uguale
per tutti della legge, ma è altrettanto valido
per quanto riguarda un’uguale autorità nel fare
le leggi? Sono
tutti i cittadini
autorizzati per proporre, discutere e votare ogni legge?
Oggi come oggi,
certamente no! Pochissimi
cittadini sono autorizzati a
votare le leggi e le politiche. Coloro
che lo fanno non sono esperti di legge, ma politici.
È importante applicare tutte le
leggi in modo
uguale a tutti i cittadini, ma è ancor più
importante l’uguale autorità nel
votare le leggi. Autorità
di votare le
leggi e politiche vuol dire autorità di fare leggi e regole
alle quali tutti i
cittadini si devono sottomettere.
Ogni
cittadino deve avere il diritto di
decidere quali leggi la società dovrebbe accettare. Dopo tutto, lo scopo delle
leggi è migliorare
la vita di tutti i cittadini.
Quelli
la cui vita dovrebbe migliorare non dovrebbero forse decidere da se
stessi come
farlo? Apparentemente
invece no,
considerato che in nessuna delle società di oggi i cittadini
sono tutti autorizzati a proporre,
discutere
e votare le leggi e le politiche della loro società.
Il Principio
di Parità Politica afferma che anche se non
esistono due esseri umani
biologicamente uguali, tutti devono
avere uguale diritto di votare ogni legge e politica della loro
società. Solo
coloro che possiedono questa uguaglianza
decidono della loro vita in modo autonomo, e sono liberi.
Quando
tutti i cittadini possiedono pari
autorità nel fare leggi, possono decidere anche le altre
parità.
Possono
decidere tutte le leggi della
società, incluse tutte le altre parità.
Il
Principio di Parità Politica deve
essere applicato a tutti i gruppi:
coppia, famiglia,
tribù, nazione, milizia, posto di lavoro, scuola, e infine
alla società
stessa. Questo
principio asserisce l’uguale diritto
di ogni membro di
un gruppo di
proporre, discutere e
votare ogni decisone del gruppo stesso.
Alcuni accetteranno questo principio come
naturalmente
evidente; altri
preferiranno morire piuttosto che accettarlo.
Costoro si opporranno
all’applicazione di questo
principio alla società
– ma ancora di più alla sua applicazione nella
famiglia, nella scuola e
nell’ambito di lavoro. Il
Principio di
Parità Politica abolisce il potere e le posizioni dominanti
in ogni luogo della
società, famiglia, scuola, posto di lavoro, sindacato e
partito politico. È
un principio che mette allo stesso livello
paritario i leader e la massa, i dominatori e i dominati. Nessun leader di partito
politico, sia di
sinistra che di destra, vorrà accettare che tutti i membri
del suo partito
abbiano uguale diritto di proporre, discutere e votare su qualsiasi
linea
politica del loro partito.
Molti
sedicenti democratici credono che
il Principio di Parità Politica esasperi
il significato di Democrazia e lo etichettano come
‘populismo’. In
tal modo distorcono il significato
originale di ‘Democrazia’ e lo accantonano come
‘antiquato’ o ‘irrealistico’. È una scommessa
vinta in partenza, quella che
si leveranno campagne isteriche contro il PEP ovunque ne
sorgerà la
domanda. Le
dimensioni e l’intensità di
queste campagne supereranno le ostilità contro il
socialismo, l’anarchia e il
femminismo. I
socialisti si opporrannoal
PEP non meno dei capitalisti, argomentando che il vero punto cruciale
è il
Principio della Parità Economica, non quello della
paità politica. I
socialisti ignorano semplicemente il fatto
che in tutti gli stati basati sulla parità economica
(l’USSR e l’ex blocco degli
Stati dell’Est) solo pochissimi funzionari decidevano tutto
per tutti, e che il
99,99% della cittadinanza non aveva alcun diritto di decidere su
niente:
nemmeno su chi dovesse decidere per loro.
Nessuna meraviglia che questi sistemi siano
collassati
senza spargimenti
di sangue: pochissimi dei loro cittadini vi davano supporto. Quei sistemi erano stati
concepiti per
superare l’oppressione e lo sfruttamento causati dalla
disuguaglianza
economica: ma poiché si basavano sulla disuguaglianza
politica hanno prodotto
uno sfruttamento ed un’oppressione ancora maggiori,
perché hanno negato la
libertà politica ai loro cittadini.
La
maggior parte delle persone che sono cresciute nei paesi ex-socialisti
preferiscono la disparità economica del capitalismo alla
disparità politica del
socialismo. Nessuna
meraviglia. Il
collasso dell’USSR è la prova storica
che l’uguaglianza economica è meno importante di
quella politica – e che
certamente non può pro |